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Berlusconi: "attacco con tre Scanzano Jonico!"


Il Premier non ha dubbi: le centrali nucleari si faranno, con le buone o cone le cattive...
Che leader, che macho! Ammazza...
Il silvione nazionale pensa in grande: tante centrali, in pochissimo tempo, a tutti i costi.

Ci voglia anche l'esercito, la cavalleria, i sabotatori, i parà della Folgore... ma si devono fare e subito.

L'idea è quella di esportare il modello campano, dove l'esercito ha presidiato le discariche e i siti contestati portando alla parziale risoluzione del problema.

Se non fosse, però, che in Campania l'esercito effettivamente aveva un senso, anche se non era gradevolissimo da vedere. Tra una discarica e una mozzarella di bufala, infatti, da quelle parti c'era un cancro malavitoso grosso come un miliardo di inceneritori...

Per il nucleare, si spera, si sceglieranno siti "camorra-free". A meno che non si vogliano fare fare soldi alla criminalità organizzata anche in questo campo... ma allora perchè non mettere un casalese a dirigere la peritura Sogin?

Tornando alla notizia: se serviranno Berlusconi manderà i militari a presidiare i siti. Quindi anche quelli scelti (se mai si sceglieranno) per i rifiuti radioattivi.

Ora, mi chiedo io, per mandarli a guardare munnezza, per mandarli a guardare fusti radioattivi, per mandarli in entrambi i casi a prendersi sputi e insulti dalla popolazione locale... ma cosa gli avranno fatto mai di male i militari a Berlusconi?

Si sospetta un caso di nonnismo durante la naja.

WWF Italia contro il Piano energetico Siciliano.

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Dopo la defenestrazione dell'assessore che lo ha firmato, altra pesante tegola contro il Pears: WWF Italia ha fatto ricorso al Tar contro il piano.
La cosa più assurda è che, il giorno dopo la consegna al Tar da parte del WWF Italia del ricorso contro il piano energetico siciliano, la Regione non ha neanche un assessore al ramo a cui far fare una dichiarazione in merito.

E non è cosa da poco, perchè il prossimo assessore siciliano all'Industria non potrà fare altro che difendere il piano, visto che Lombardo ha affermato apertamente che con la nuova giunta (che dovrebbe arrivare tra altre 48 ore) si riparte proprio dall'energia e dal Pears.

L'ormai ex assessore al ramo Pippo Gianni aveva definito il piano un "work in progress", ma evidentemente, pur di farlo uscire dai meandri del suo assessorato (dove giaceva da una decina d'anni), ha fatto la ciambella senza il buco...

Andiamo con ordine, visto che qualcosa non quadra.

Il WWF afferma che il Pears non sarebbe stato sottoposto alla Valutazione ambientale strategica, la famosa-famigerata Vas.

Se è vero è ridicolo, come fa un piano che si vanta di essere tanto "ambientale" quanto "energetico" a non passare dalla Vas?

Ma sul punto c'è da riflettere perchè, se scaricate il malloppone del Pears dal sito dell'assessorato all'Industria (oltre 300 mega, centinaia di pagine), troverete anche lo studio e la dichiarazione di sintesi per la Vas.

Quindi delle due una: o gli avvocati del WWF hanno visto male, o gli avvocati della Regione hanno ritenuto che, nonostante i rapporti fossero belli e pronti, era meglio non presentarli alla Commissione Vas...

Ma, allora, perchè prendere in giro stampa e cittadini costringendoci a scaricare tutto il malloppone?

Tanto erano documenti inutili, una mezza truffa...

Nucleare. Berlusconi: nessuna centrale in Sardegna




Il Presidente del Consiglio rassicura i sardi, che da pochissimo lo hanno premiato alle elezioni: faremo le centrali nuclerari, ma non in Sardegna.

Gli ecologisti sardi possono stare tranquilli: Berlusconi ha detto che in Sardegna centrali non se ne fanno. Lo ha promesso e quando lui promette, mantiene.
A meno che non sia stato frainteso.

Erano giunti fino a Roma per manifestare, portandosi dietro tanti specchi (chissà a cosa si riferivano?). Per manifestare di fronte al G8 Energia che sta decidendo, o almeno abbozzando, il futuro del pianeta.

Un futuro che vede un ritorno massiccio al nucleare con la costruzione di impianti nuovi e l'aggiunta di reattori a impianti esistenti. A volte in sostituzione dei vecchi, ormai arrivati a fine vita, a volte in aggiunta per aumentare la disponibilità di energia.

Perchè il mondo deve, o comunque vuole, crescere ancora.

Perchè, come dice l'Iea, in Africa sono tutti senza la corrente elettrica. E infatti le centrali le fanno in Europa e in America. Mi sembra corretto...

Ma, tornando in Sardegna, i no-nuke hanno ottenuto una vittoria.

Ancor di più, Berlusconi si stupisce delle preoccupazioni e afferma che non ha mai parlato di fare centrali in Sardegna.

E, allora, come mai il Governatore della Sardegna (Cappellacci, per di più Pdl, mica comunista...) il giorno dopo l'approvazione al Senato del Ddl Sviluppo aveva alzato la voce?

Che domande, aveva frainteso...

G8 Energia. L'industria del petrolio ha paura.


Nobuo Tanaka (IEA): la crisi taglia le gambe agli investimenti in tecnologia e sviluppo che scendono sia per l'upstream petrolifero (-21%) che per le rinnovabili (-38%).

Il petrolio a 30-40 dollari al barile preoccupa le big del mercato, ma anche l'istituzione internazionale che dovrebbe controllarne l'operato: Nobuo Tanaka, direttore esecutivo dell'International energy agency, ha portato a Roma al g8 Energia (probabilmente il g8 per eccellenza, quello più importante tra gli incontri italiani, visti i tempi di crisi) il dossier dell'agenzia che riporta tutti i dati dell'industria dell'energia.

Un comparto, afferma Tanaka, in forte sofferenza.

Il perchè lo spiega facilmente l'italiana Eni, per bocca del suo Presidente Roberto Poli: se il prezzo non torna stabilmente tra i 60 e i 70 dollari al barile non ci sono soldi per fare nuove ricerche e per lavorare i "greggi non convenzionali" .

Perchè, ormai lo ammette pure l'industria, il greggio classico, quello che sgorga abbondante e senza troppi problemi (e costi) d'estrazione, è in esaurimento. Per citare alcuni studiosi a lungo bistrattati: sta finendo l'era del cheap oil.

Inizia l'era dello sfruttamento forzato dei giacimenti (pompando gas o vapore nei giacimenti, così aumenta la pressione e il petrolio torna a salire, lo si fa già in molti pozzi) e quella dei greggi non convenzionali: scisti e sabbie bituminose, i greggi polari, i greggi fino a qualche tempo fa ritenuti troppo "heavy".

I greggi, per dirla in altre parole, che nessuno avrebbe mai voluto essere costretto ad estrarre. Perchè, in alcuni casi come le sabbie bituminose canadesi, in realtà non sono neanche petrolio ma ci diventano con un lungo, e inquinante, processo che costa molti soldi e molta energia.

E se il petrolio non torna a salire, trasformare in petrolio ciò che petrolio non è costa più di quanto ci si guadagna a venderlo...

Che pensare, allora, di questa congiuntura economica? Dovremmo sperare che il petrolio torni a salire, "per il bene di tutti"?

O forse l'industria petrolifera dovrebbe prendere il toro per le corna e, dopo anni di politiche assai poco coraggiose e lungimiranti, cercare di non ripetere gli errori del passato?

L'Iea, a quanto pare, suggerisce il primo tipo di soluzioni. Speriamo che abbia ragione, anche se in passato ha avuto abbondantemente torto...

Le rinnovabili che danno i numeri...



Si era partiti con Kyoto e con il 20-20-20. Poi è arrivato Scajola, con il suo 25%, ma da fonte nucleare (che secondo il Governo è equivalente alle rinnovabili perchè non emette CO2).

Ora arriva la Fondazione Sviluppo Sostenibile, guidata da Edo Ronchi (fondatore dei Verdi, ex ministro dell'Ambiente, oggi attivo in fondazioni e onlus).

L'idea è semplice, almeno sulla carta: perchè accontentarsi del 20% di rinnovabili quando si può fare di più?

La fondazione, che ha tra i soci fondatori anche l'Anev, mira al 33% entro il 2020. O almeno così c'è scritto nel dossier che, secondo rinnovabili.it, verrà presentato tra qualche giorno.

In buona sostanza, da qualche tempo a questa parte, sulle rinnovabili un po' tutti danno i numeri. Ognuno i suoi.

La verità, però, è che i numeri servono sempre a poco se sono scollegati dalla realtà. Il 33% di rinnovabili in Italia (ma anche nel resto del mondo) è impossibile.

Per questioni tecniche, a quanto pare, visto che non c'è rete elettrica (nè sistema produttivo) che può sopportare oscillazioni di carico e di disponibilità di potenza così elevate.

A meno che, tra le rinnovabili, non inseriamo anche l'idroelettrico a ripompaggio che è programmabile e non ha sbalzi d'umore dovuti al clima.

Ma l'idroelettrico a ripompaggio, se dobbiamo dirla tutta, non è realmente una fonte rinnovabile, bensì un sistema di risparmio e di accumulazione dell'energia.

Ma questa è una questione complicata, la gente preferisce le percentuali...

Metano: una mano lava l'altra.



Enel annuncia la vendita dell'80% di Rete Gas. Ma la liberalizzazione non muove un passo...

Fulvio Conti, Ad di Enel, ha promesso che durante la prossima riunione del Cda dell'azienda verrà affrontato il tema della cessione dell'80% di Enel Rete Gas.

Enel Rete Gas, come il nome lascia intentedere, è la controllata che si occupa di distribuire il gas. Per la precisione il metano di città, quello che entra nelle case dei più fortunati tra gli italiani. Per essere ancora più precisi sono serviti circa 1.200 comuni italiani, tramite 31.000 km di tubi attraverso i quali scorre il 12% del metano consumato in italia.

La vendita di Rete Gas, a dire il vero, non è poi una scelta ma un obbligo visto che l'antitrust ha più volte sollecitato la Cassa depositi e prestiti (ente statale che possiede, insieme al Tesoro il 30% di Enel) ad uscire dalla società di distribuzione gas per evidente conflitto di interessi.

Lo stesso conflitto che deriva, sempre per la Cassa, dal partecipare all'azionariato di Eni, Enel, Terna e di tutte le altre big ex(?) statali.

La notizia, quindi, potrebbe essere accolta con un sospiro di sollievo, ma in realtà è meglio non gioire troppo.

Perchè a papparsi l'80% di Rete Gas, molto probabilmente, sarà F2i.

Mai sentita? La sigla sta per Fondi italiani per le infrastrutture e nel capitale possiamo trovare: Cassa depositi e prestiti, Banca Infrastrutture Innovazione e Sviluppo (Gruppo Intesa Sanpaolo), UniCredit, Lehman Brothers e Merrill Lynch (o meglio, quel che ne resta...), Fondazione Cariplo, Fondazione Monte dei Paschi di Siena, Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna, di Cuneo, di Forlì, di Padova e Rovigo, e di Torino, Inarcassa e Cassa Previdenza ed Assistenza dei Geometri.

Cioè, in pratica, Stato+Banche+Professionisti delle commesse pubbliche...

Da tutta questa operazione, alla fine, la concorrenza ne guadagnerà?

Letture consigliate: questa e questa.

Nucleare: documento unitario, regioni divise...

nucleare-regioni-divise

Le regioni sono compatte nel presentare un documento unitario al Governo sul ritorno al nucleare. Ma, paradossalmente, sono divise sul nucleare in sé. Ecco perchè...
Il nucleare suscita sempre le reazioni più strane.

L'ultima quella delle regioni che hanno redatto un documento da  presentare al Governo per ridiscutere, in alcuni punti anche profondamente, il Ddl Sviluppo approvato dal Senato pochi giorni fa.

Prima che la Camera approvi definitivamente il ritorno al nucleare, quindi, le regioni vogliono mettere i puntini sulle i.

Secondo le regioni, infatti, il Ddl Sviluppo prevede norme che "incidono profondamente, irragionevolmente e illegittimamente sulle competenze delle Regioni così come previsto dall’articolo 117 della nostra Costituzione". Non male come incipit.

Quello che non piace, in sostanza, è la delega completa al Governo sulla scelta dei siti degli impianti e dei depositi delle scorie radioattive. In deroga alla normativa vigente sull'energia, infatti, per il nucleare non sarebbe più previsto il parere della regione interessata.

Ma le regioni hanno da dire anche in fatto di petrolio e gas: “Del pari, le regioni, ribadendo quanto hanno già manifestato in relazione al Disegno di Legge n. 1441 ter durante la discussione alla Camera, ritengono assolutamente incondivisibile l’espropriazione delle competenze regionali in materia di ricerca ed estrazione di idrocarburi.

Con l’articolo 27 del Disegno di Legge n. 1195 approvato al Senato, si modificano irragionevolmente i commi da 77 a 82 dell’articolo 1della legge 23 agosto 2004, n. 239, per cui la residua attività di valutazione di impatto ambientale, irragionevolmente limitata alla sola attività di perforazione, viene sottratta alle Regioni per essere affidata all’Unmig, che é organo periferico del Ministero per lo Sviluppo economico, e l’autorizzazione sia per i permessi di ricerca che per la coltivazione dei giacimenti di idrocarburi viene riattribuita allo Stato in maniera esclusiva, attraverso un procedimento unico, azzerando l’accordo del 2001 in sede di Conferenza Unificata, che aveva sancito lo strumento dell’Intesa Stato/Regioni in materia".

Confermati, quindi, i timori della Regione Basilicata.

A parte i dettagli tecnici su chi deve decidere i siti, però, non tutte le regionihanno la stessa idea sul ritorno al nucleare.

Il fronte del no vede schierate decisamente Puglia, Sardegna e Basilicata. Quello del sì Lombardia e Veneto.

Temporeggia, infine, la Sicilia.

P.S. se volete leggere il documento integrale delle regioni cliccate qui.

Energia: il Ddl col tetto che scotta...

senato-ddl-sviluppo

Intrigo a Palazzo Madama.: sul sito web del Senato viene pubblicato il Ddl Sviluppo, carico di novità per il settore energia. Contiene anche la proroga dei tetti antitrust per l'Eni. Ma il testo era sbagliato...

Ancora non sono riuscito a capire, tra un emendamento e l'altro, cosa è finito realmente nel Ddl Sviluppo e cosa, di conseguenza, passerà alla Camera per l'approvazione definitiva.

E non ci sono riuscito perchè è tutta la mattinata che cerco sul sito del Senato sto benedetto disegno di legge, ma senza fortuna.

Poi mi leggo un po' di stampa di settore e capisco tutto: è stato tolto dal sito perchè era sbagliato!

In pratica si erano scordati di togliere dall'articolo 34 il prolungamento al 2015 dei tetti antitrust sulla distribuzione del gas che, attualmente, impediscono all'Eni di salire oltre il 61% della quantità totale di gas distribuito in Italia.

Il rinnovo dei tetti, in realtà, era stato depennato dal testo e la sua ricomparsa è stato, appunto, un clamoroso errore che ha richiesto subito la correzione.

Il problema è: e ora? i tetti restano? vanno via? ne arriveranno altri?

Prendendo per buono il testo corretto del Ddl, ammettendo che sopravviva alla Camera senza modifiche, e partendo dal presupposto che ridurre il peso di Eni è cosa buona e giusta, la risposta è: bù?

Non è che la risposta non la so o non c'è. E' che non c'è ancora...

I maligni dicono che l'Eni voglia perdere tempo, fare scadere i termini dei famosi tetti e poi ripapparsi il mercato.

Certo, considerando che i tetti scadono nel 2010 e siamo quasi a metà 2009, come si suol dire, a pensar male ci si potrebbe anche azzeccare...

Il problema, però, è sempre lo stesso perchè la nostra classe politica dovrebbe tirar fuori gli attributi e decidersi una volta per tutte a rispondere a una domanda semplicissima: in Italia l'energia è una risorsa strategica o è un bene economico come tutti gli altri che si scambia sul mercato?

Le mani del Governo sul petrolio lucano?



Il Ddl Sviluppo, uno strano comunicato stampa, un pozzo di soldi in arrivo...

Su un blog lucano ho trovato una notizia dai molti aspetti interessanti.

Si tratta della nuova procedura di concessione delle licenze per esplorare il territorio in cerca di idrocarburi e per estrarre gli idrocarburi stessi.

Tali autorizzazioni, secondo la nuova norma, non prevederebbero più il passaggio dalla Regione competente: basta un accordo con il Governo nazionale per iniziare a trivellare.

La procedura è inserita nel Ddl Sviluppo, da pochi giorni approvato al Senato e di cui ho già evidenziato altri aspetti interessanti per il sud Italia.

La pesante critica a questa scelta, invece, è contenuta in un ancor più pesante comunicato stampa del Dipartimento Ambiente e Territorio della Regione Basilicata, che afferma (testualmente) che la Basilicata in questo modo viene trattata come la Nigeria o altri paesi africani.

La cosa che mi stupisce, in tutto questo, è che il comunicato stampa in questione (intitolato “Le mani del Governo sul petrolio lucano”) non sembra nemmeno la classica comunicazione istituzionale ma, al contrario, pare quasi un appassionato post di un blog locale.

Fatto sta che, per correttezza, va detto che la Basilicata un po' ci perde ma molto ci guadagna: nello stesso Ddl Sviluppo, infatti, è contenuto anche l'aumento delle accise sui prodotti petroliferi dal 7% al 10%.

E considerando che già oggi i lucani guadagnano oltre 100 milioni di euro l'anno di royalities forse non hanno solo motivi per recriminare. Anzi, c'è chi è stato trattato molto peggio...

Ddl Sviluppo: il Veneto ride, la Sicilia piange...



Tra gli emendamenti approvati, quello sulla riduzione del prezzo della benzina nelle regioni che ospitano un rigassificatore. Bocciato quello sul passaggio delle accise sui carburanti dallo Stato alla Regione Siciliana.

Tra le mille cose previste dal Ddl Sviluppo, in queste ore in chiusura al Senato, molte riguardano l'energia.
E spulciando si trovano notizie interessanti per la vita quotidiana degli italiani. Alcune buone, altre cattive.

La buona: passa l'art. 27-bis che prevede l'estensione degli sconti alla pompa, oltre alle regioni "produttrici" di gas e petrolio, anche a quelle che ospitano, o ospiteranno, impianti di rigassificazione onshore o offshore. 

Felicissimi i veneti, che potranno presto far fruttare il proprio impianto Gnl off shore di Porto Tolle.

La brutta: non passa, per mancanza di copertura finanziaria, il 16-bis, che prevedeva il trasferimento completo delle accise sui prodotti energetici dallo Stato alla Regione Siciliana.

Lo scopo dell'articolo era pregevole: risanare le casse della sanità isolana che, da qualche tempo a questa parte, non stanno messe benissimo.

Che dire, regione che vai, politici che trovi, bis che guadagni.

Mi cominciano a girare le pale


Anev lancia l'allarme sullo stato della rete. Ma pochi mesi fa affermava l'esatto contrario. Come sta messo l'eolico?
Qualche mese fa intervistai Simone Togni, segretario nazionale dell'Associazione nazionale energia dal vento (Anev). Gli chiesi se era vero che in Italia, e in Sicilia in particolare, la rete elettrica a media e alta tensione potesse creare problemi all'immissione dell'energia prodotta dalle fonti rinnovabili e, quindi, anche dalle torri eoliche. La risposta fu negativa e categorica, anche se talmente complicata che fui costretto a togliere l'argomento dal montaggio finale perchè nessuno ci avrebbe capito niente...

Lo stesso identico concetto era stato espresso anche in un comunicato stampa congiunto Terna-Anev che, in soldoni, negava qualunque limite tecnico alle rinnovabili.

Oggi. però, leggo su Quotidiano Energia che proprio l'Anev starebbe per inviare una lettera di appello-protesta al Ministero per Sviluppo economico e all'Autorità per l'energia elettrica e il gas. Tema della lettera: se non si aggiornano le reti sono a rischio 1.300 Mw di eolico.

Già oggi ci sono forti restrizioni all'immissione dell'energia prodotta lungo la dorsale appenninica, con picchi di sforamento della capacità tra il 30 e il 100%. In pratica una catastrofe.

Ora mi chiedo, e vorrei una risposta (e per questo invio il link di questo post all'Anev), come stanno messe realmente le cose? Questi famigerati limiti ci sono oppure no?

Ovviamente, a questo punto, si accettano solo risposte monosillabiche.

Energia. Sorveglia Santiapichi.

santiapichi

La ricchissima torta degli incentivi statali alle rinnovabili, dal sole ai rifiuti, è da oggi sorvegliata in Sicilia da un guardiano del calibro di Severino Santiapichi, giudice che condannò br e terroristi.

Colpo di classe dell'assessore regionale siciliano all'Industria Pippo Gianni che si è appena nominato un consulente di lusso: il magistrato in quiescenza Severino Santiapichi, ragusano di Scicli, neoconsulente per le materie giuridiche ed in particolare per tutto ciò che, nel bene e nel male, ruota intorno all'energia.

Santiapichi, che tra le altre cose che ha fatto in vita sua ha anche processato e condannato i sequestratori di Aldo Moro ed il turco Ali Agcà, noto per aver tentato di uccidere Papa Wojtyla nell'81, dovrà escogitare un sistema che impedisca che mafiosi, truffatori e sporcaccioni vari mettano le mani sulla succulenta torta dell'energia, dei suoi impianti industriali, dei suoi rifiuti pericolosi e, soprattutto, dei suoi appetibilissimi incentivi pubblici.

Il neoconsulente ha già dimostrato di avere una bella scorza e le rughe non gli mancano. Ma mi sento comunque in dovere di fargli un grosso in bocca al lupo.

Se volete conoscere meglio la figura di Santiapichi, vi consiglio questa bella intervista dei mie amici Carmelo Riccotti La Rocca e Marco Iannizzotto.

Kyoto addio...


“L’Italia ha fatto male a sottoscrivere il protocollo di Kyoto, la cui impalcatura è da rivedere”. Parola di Antonio D’Alì,  Presidente della commissione Ambiente del Senato.

Il Sen. D'Alì non teme le critiche, anzi. Contro tutto e tutti afferma che Kyoto è stato un errore a cui bisogna rimediare e, neanche troppo velatamente, rivela che al rimedio si sta già pensando. Il riferimento è alla clausola di revisione inserita, su richiesta-ricatto dell'Italia, all'interno del Pacchetto 20-20-20 della Ue. Con tale clausola, lascia intendere il senatore del Pdl, l'Italia potrà a breve tirarsi fuori dagli accordi e fare un po' come le pare...

A questo punto la domanda nasce spontanea: meglio una classe dirigente che si dichiara ambientalista senza aver ben capito di cosa si parla o una che si dichiara apertamente contro gli accordi internazionali in difesa del clima, del pianeta e della salute?

Contro quale mulino a vento è meglio combattere?

Carta di Siracusa. La montagna e il topolino.


Chiuseo il G8 Ambiente, resta solo la Carta di Siracusa...

Il G8 Ambiente di Siracusa si è appena chiuso e una riflessione sui risultati è necessaria. Ma quali risultati? Solo la Carta di Siracusa che, a leggerla bene, non va oltre le promesse vaghe e le dichiarazioni di rito...





“Carta di Siracusa” sulla Biodiversità
______

Noi, Ministri dell’ambiente del G8 di concerto con i Ministri di Australia, Brasile, Cina, Repubblica
Ceca, Egitto, India, Indonesia, Messico, Repubblica di Corea, Sud Africa, Svezia e con le Organizzazioni
Internazionali partecipanti al meeting di Siracusa;
I. riconoscendo l’importanza di considerare la biodiversità come parte essenziale dei dialoghi in corso al
G8, facendo leva sulla “Potsdam Initiative” e sulla “Kobe Call for Action for Biodiversity”;
II. riconoscendo l’importanza dell’obiettivo del 2010, reiterato anche nel corso dei Summit del G8 di
Heiligendamm e Hokkaido Toyako, e desiderando mantenere concentrata l’attenzione sulla
biodiversità anche nel corso del prossimo Summit del G8 de La Maddalena;
III. pienamente consapevoli del ruolo chiave della biodiversità e dei servizi ecosistemici per il benessere
umano e per il raggiungimento dei Millennium Development Goals ‐MDG (Obiettivi di Sviluppo del
Millennio);
IV. impegnati al raggiungimento dei tre obiettivi della Convezione sulla Diversità Biologica (Convention
on Biological Diversity (CBD)
V. realmente preoccupati che la perdita della biodiversità e la conseguente riduzione e danno dei servizi
ecosistemici possa coinvolgere l’approvvigionamento alimentare e la disponibilità di risorse idriche,
nonché di ridurre la capacità della biodiversità per la mitigazione e per l’adattamento al
cambiamento climatico, così come mettere a repentaglio i processi economici globali;
VI. riconoscendo gli sforzi sostanziali profusi per raggiungere l’obiettivo sulla biodiversità del 2010;
VII. ricordando il Piano di Attuazione del Summit Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile (World Summit on
Sustainable Development ‐ WSSD), considerando che gli sforzi atti a ridurre in modo significativo
l’attuale tasso di perdita della diversità biologica richiederanno l’apporto di nuove risorse
economiche e finanziarie per i paesi in via di sviluppo;
VIII. riconoscendo la necessità urgente di supportare e rafforzare il processo internazionale per
l’identificazione di una strategia comune sulla biodiversità post 2010, che coinvolga un numero
rilevante di operatori e di protagonisti del modo economico e finanziario e in base agli insegnamenti
appresi dai processi volti a raggiungere gli obiettivi del 2010;
IX. prendendo in debita considerazione le discussioni informali del Gruppo di Lavoro ad Alto livello sul
Futuro degli Obiettivi Globali per la Biodiversità (High Level Working Group on the Future of Global
Targets for Biodiversity) presieduta dall’attuale presidenza della CBD a Bonn nel Marzo del 2009;
X. consapevoli dell’importanza e impegnati a sfruttare al meglio le opportunità derivanti dalla
celebrazione dall’Anno Internazionale della Biodiversità e dal Meeting sulla Biodiversità
dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (UNGA) del 2010, sottolineando il ruolo prioritario della
biodiversità nell’ambito del programma politico internazionale;
XI. convinti della necessità di completare tempestivamente il processo di esplorazione dei meccanismi
atti a migliorare l’interfaccia scienza‐politica per la biodiversità e le funzioni degli ecosistemi;
XII. impegnati ad investire nella biodiversità come forza motrice, atta a superare la crisi economica e a
promuovere la creazione di nuovi posti di lavoro e generare vantaggi economici a lungo termine;
XIII. convinti della necessità di incrementare la consapevolezza dei vantaggi derivanti dalla biodiversità edai servizi ecosistemici e dai costi della loro perdita ed anche identificare le opzioni economicamente
più vantaggiose per conservare e usare in modo sostenibile la biodiversità e garantire la resilienza
degli ecosistemi;
decidiamo di intraprendere le seguenti azioni:
Biodiversità e Clima



1. Sviluppare linee politiche sinergiche che tengano in considerazione il contributo che la
biodiversità e gli ecosistemi forniscono per l'adattamento e la mitigazione del cambiamento
climatico a livello locale, nazionale e globale, tenendo conto che la biodiversità e i servizi
ecosistemici sono alla base del benessere dell'uomo e risultano strategici per la regolazione del
clima.
2. Mettere in atto azioni fattive relative all'adattamento al cambiamento climatico degli ecosistemi
naturali e gestiti, dal momento che un adattamento spontaneo non è ritenuto sufficiente a
ridurre l'impatto sulla biodiversità a tutti i livelli, sugli ecosistemi vulnerabili e per il benessere
umano a lungo termine.
3. Promuovere il ruolo delle comunità e degli ecosistemi per contribuire a fare fronte agli effetti
dei cambiamenti climatici, attraverso il miglioramento delle capacità di adattamento e di
resilienza, generando ulteriori benefici economici.
4. Attuare azioni per la conservazione e l'uso sostenibile della biodiversità con l'obiettivo di
migliorare l'adattamento al clima in aree settoriali prioritarie come la gestione delle risorse
idriche, delle foreste, dell'agricoltura, delle aree costiere e marine, e lo sviluppo delle
infrastrutture, che includano l'uso di tecnologie avanzate ed innovative, ponendo particolare
attenzione a sostenere i servizi ecosistemici.
5. Contrastare il disboscamento illegale, in accordo con la legislazione corrente, anche fornendo il
supporto per la gestione sostenibile delle foreste, come contributo al sostentamento umano,
preservando la biodiversità ed incrementando lo stoccaggio ed il sequestro delle emissioni di
carbonio.
6. Sviluppare approcci per l'attenuazione dei cambiamenti climatici basati sulle foreste, come la
Riduzione delle Emissioni a seguito di Deforestazione e Degradazione delle Foreste (Reducing
Emissions from Deforestation and Forest Degradation ‐ REDD), per integrare il potenziale
mitigatorio delle foreste nelle future azioni volte ad affrontare i cambiamenti climatici tenendo
conto del valore delle foreste e della necessità di altri nuovi approcci, non mettendo a
repentaglio gli obiettivi della biodiversità, e divenendo modello per la valutazione e la
remunerazione derivante dai servizi resi dai servizi ecosistemici.
7. Garantire un adeguato trasferimento delle tecnologie innovative, hard e soft, attraverso
programmi di cooperazione, che risulteranno essenziali per favorire una risposta coordinata ed
un uso efficiente delle risorse nel far fronte alla perdita di biodiversità ed al conseguente
cambiamento climatico.
Biodiversità, Economie e Business


8. Rafforzare l'uso delle economie quale strumento volto al raggiungimento degli obiettivi della
biodiversità, attraverso una nuova consapevolezza dei vantaggi derivanti dalla biodiversità e dai
servizi ecosistemici e dai costi derivanti dalla loro perdita, così come dall'identificazione delle conseguenti opzioni normative vantaggiose per la conservazione della biodiversità e dei servizi
ecosistemici.
9. Investire nella conservazione e nell’uso sostenibile delle risorse naturali, e nell’adattamento e
nella mitigazione del cambiamento climatico al fine di contribuire ad un recupero economico
globale orientato ai valori ambientali, attraverso un trend del mercato del lavoro positivo e
sostenibile e contribuendo alla riduzione della povertà aiutando tutti gli operatori economici nel
processo decisionale tendo conto delle responsabilità individuali.
10. Fornire slancio, risonanza e supporto allo studio in corso “L’Economia degli Ecosistemi e della
Biodiversità” ‐ TEEB introdotto dalla “Potsdam Initiative”, ed all’interno della strategia del
Millenium Ecosystem Assessment, così come a studi similari. Il settore privato, la società civile e i
singoli cittadini dovrebbero essere pienamente coinvolti nelle diverse fasi dello sviluppo di questi
studi e nell’applicazione dei loro risultati.
11. Operare verso il completamento del negoziato sul regime internazionale di accesso e di
condivisione dei benefici delle risorse entro il 2010.
12. Incrementare la consapevolezza a tutti i livelli su come gli ecosistemi marini e terrestri forniscano
un flusso regolare di merci e servizi, comprese funzioni di supporto e sussistenza alla vita umana
per le generazioni presenti e future, e sviluppare opportunità di mercato o altri mezzi e
meccanismi per affermare questi valori.
13. Ampliare il supporto per azioni atte a contrastare il commercio illegale di animali selvatici dove il
traffico minaccia sia i componenti degli ecosistemi sia le risorse per il sostentamento degli
animali selvatici che impoveriscono il valore delle comunità e dalle quali spesso derivano fonti di
guadagno sostenibili.
14. Promuovere la costituzione, la ristrutturazione e la gestione efficace di aree protette e la loro
connettività ecologica quale strumento essenziale per la continuità dei flussi dei servizi e delle
funzioni degli ecosistemi.
15. Incrementare, promuovere e gestire efficacemente una rete protetta di aree marine e terrestri,
al fine di favorire nuove opportunità economiche e di impiego, ed anche promuovere nuovi e
innovativi meccanismi finanziari, come l’iniziativa Life Web.
16. Evitare o ridurre al minimo qualsiasi impatto negativo sulla biodiversità derivante dall’attuazione
di programmi di sviluppo delle infrastrutture, così come considerare in che modo tali programmi
possano effettivamente contribuire agli investimenti nelle “Infrastrutture Verdi/Infrastrutture
Ecologiche”.
Gestione della Biodiversità e dei Servizi Ecosistemici


17. Mantenere e ristrutturare, nel lungo periodo, il flusso delle funzioni svolte dai servizi eco
sistemici.
18. Attuare politiche e incentivi sulla biodiversità, in riferimento a tutti i settori rilevanti, comprese
foreste, pesca e agricoltura; promuovere i mercati di prodotti ecologici; promuovere la gestione
sostenibile delle risorse naturali, come menzionato nella Satoyama Initiative, presentata nel
“Kobe Call for Action”, in modo da creare le condizioni per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo
del Millennio (MDGs).
19. Conseguire una conservazione e uno sviluppo sostenibile delle fasce costiere e marine, in
particolare, applicando i principi di gestione integrata delle coste come quelli già attivati nel
Mediterraneo dal programma UNEP Regional Seas Programme.
Sviluppare e consolidare attività volte a prevenire e controllare l’invasione di specie aliene
invasive, prendendo anche in considerazione gli alti costi derivanti dalle attuali invasioni e il loro
notevole impatto sulla biodiversità e sui servizi ecosistemici. Tra le azioni prioritarie da
intraprendere ci sono l’allarme tempestivo (Early Warning) e risposte immediate.
Scienza, Ricerca e Politica
21. Proseguire il processo di analisi dei meccanismi per migliorare l’interfaccia scienza‐ politica
per la biodiversità e per i servizi ecosistemici, ai fini della conservazione e dell’uso sostenibile
della biodiversità, del benessere a lungo termine dell’umanità e dello sviluppo sostenibile,
tributando particolare considerazione all’esigenza specifica di sviluppare e mantenere la
capacità tecnico‐scientifica propria dei paesi in via di sviluppo con le precipue problematiche
collegate alla biodiversità, come affermato nel corso della 25ma Sessione del Consiglio
Direttivo dell’UNEP e del 10° Forum Globale dei Ministri dell’Ambiente. Inoltre, nella
prospettiva della prossima riunione intergovernativa e multilaterale delle parti che avrà
luogo ad Ottobre 2009, ribadire il nostro impegno a portare avanti tale processo, nell’intento
di completarlo nel più breve tempo possibile.
22. Sostenere la cooperazione tra i Paesi, le organizzazioni internazionali competenti, gli istituti
di ricerca e le ONG per un ulteriore monitoraggio della biodiversità, ottimizzando l’efficace
rete di schemi di monitoraggio già in essere.
23. Raccogliere dati sulla biodiversità, ivi incluso quelli inerenti gli indicatori idonei al benessere
umano: indicatori affidabili, raffrontabili ed interoperabili, e sviluppare sistemi globali per
l’interscambio della conoscenza scientifica, le migliori pratiche, le tecnologie e l’innovazione,
facendo riferimento alle organizzazioni, ai processi ed ai meccanismi già esistenti.
24. Promuovere una ricerca esauriente e mirata ed un sistema di capacity building diffusi a tutti i
livelli e relativi alla biodiversità ed ai servizi ecosistemici, lasciando spazio alle diverse abilità
di ogni singolo Paese e migliorando lo sviluppo e l’uso generalizzato delle tecnologie di punta
in materia di monitoraggio dello stato e dell’evoluzione della biodiversità, nell’ambito di una
valutazione globale dell’ambiente.
E sulla base di quanto sopra esposto proponiamo inoltre:


Un cammino comune verso il contesto post 2010 sulla biodiversità
a) Le tante sfide che il mondo si trova oggi ad affrontare costituiscono un indicatore
inequivocabile della necessità di rafforzare i nostri sforzi per conservare e gestire in modo
sostenibile sia la biodiversità sia le risorse naturali.
b) Giacché dalla perdita della biodiversità e da un suo utilizzo non sostenibile scaturiscono
rilevanti perdite economiche, si rendono necessari appropriati programmi ed azioni
tempestive, volti a rafforzare la resilienza degli ecosistemi.
c) Nonostante gli sforzi e gli impegni tesi a raggiungere gli obiettivi del 2010, continuano a
sussistere cause dirette ed indirette di perdita della biodiversità, ulteriormente aggravate dai cambiamenti climatici. Inoltre, dall’adozione dell’obiettivo del 2010 il mondo si è
modificato profondamente. Il coacervo degli elementi che causano la perdita di biodiversità
e che producono una minaccia per la biodiverstà stessa a medio e lungo termine, identificati
grazie alla ricerca scientifica, dovrebbero essere presi in debita considerazione nella
definizione del contesto successivo all’obiettivo del 2010.
d) Una strategia di comunicazione capillare che coinvolga pienamente tutti i settori, tutti i
soggetti portatori di interesse, le comunità locali ed il settore privato, tale da enfatizzarne la
partecipazione e circoscriverne le responsabilità, costituisce un fattore cruciale per
l’effettiva attuazione del contesto post 2010 in materia di biodiversità.
e) La riforma della governance ambientale, a tutti i livelli, è essenziale ai fini dell’integrazione
della biodiversità e dei servizi ecosistemici nei processi politici, così da trasformare in
opportunità quelle che oggi sono debolezze dei sistemi economici e per sostenere uno
sviluppo ed un’occupazione sostenibili, prendendo in particolare considerazione le
condizioni in cui versano i Paesi in via di sviluppo.


G8Ambiente, andate avanti voi...

prestigiacomo-g8

Il G8 Ambiente di Siracusa è già nel vivo. L'Italia si è presentata con le idee chiare: vai avanti tu che c'è la crisi. Ecco il testo dell'intervento della Prestigicaomo che ha affermato esplicitamente che l'Europa ha già dato e ora tocca agli altri fare altrettanto...

Questo è lo spirito con cui, in qualità di presidenza g8, abbiamo organizzato la sessione sui cambiamenti climatici.A tale riguardo credo ormai sia evidente che l'ingrediente assolutamente necessario per il raggiungimento di un accordo a dicembre è la consapevolezza che tutti devono contribuire alla riduzione delle emissioni di gas serra e la disponibilità a farlo.


L'Europa in questo campo ha già assunto impegni importanti con il pacchetto clima energia, varato lo scorso dicembre dai capi di governo dell'Ue, e che fissa obettivi ambiziosi di riduzioni di emissioni e di incremento delle fonti rinnovabili da qui al 2020.


La riduzione delle emissioni globali, e dell'intensità di carbonio delle nostre economie, richiede un sempre più ampio ricorso alle tecnologie a basse emissioni. Un focus speciale della discussione ministeriale, sarà quindi dedicato alle prospettive per lo sviluppo e la diffusione di tali tecnologie, nel breve medio e lungo periodo, nel quadro dell'attuale crisi economica e finaziaria mondiale.


Gli strumenti utilizzabili sono tanti: investimenti in ricerca e sviluppo, incentivi fiscali e sussidi, finanziamenti internazionali per il trasferimento delle tecnologie pulite. È possibile rafforzare la diffusione delle tecnologie a bassa emissione attraverso l'ampliamento del mercato del carbonio e della cooperazione internazionale.


Ci auguriamo che il dibattito tra ministri e imprenditori oltre alla condivisione delle esperienze nazionali passate e dei programmi futuri, porti ad un proficuo scambio di idee per definire le priorità di azioni pubbliche e private finalizzate a promuovere le tecnologie energetiche pulite ed affrontare la doppia sfida dei cambiamenti climatici e della sicurezza energetica.


La discussione sui cambiamenti climatici e sulle tecnologie non può ignorare il contesto dell'attuale crisi finanziaria. Sempre più frequantemente si fa riferimento alla green economy e si stanno sviluppando riflessioni ed iniziative che legano economia e questioni ambientali con riguardo sia alla biodiversità che alla produzione sostenibile di energia.


Con un conseguente impatto positivo sul cambiamento climatico ma anche sul mondo del lavoro e sulle questioni sociali”.

Con premesse del genere, non c'è da stupirsi che il G8 Ambiente sia finito così.

Energia. Carbone italiano in Tunisia?


Leggo oggi sulla Home Page di "Quotidiano Energia" che il Direttore generale del ministero dell'Ambiente, Corrado Clini, si è recato nei giorni scorsi in Tunisia per riprendere un vecchio discorso che, per diversi anni, era rimasto sepolto sotto le sabbie del Sahara.
Si tratta dell'interconnessione elettrica tra Tunisa e Sicilia: un cavo sottomarino da 500-1000 MW, dipende se sarà singolo o doppio, che Terna vorrebbe adagiare sul fondo del Canale di Sicilia per connettere le reti ad alta tensione italiana e tunisina.
Scopo del progetto (a cui al tempo aveva lavorato anche l'allora ministro Bersani), produrre rinnovabili in Africa per esportare l'energia in Europa, pagando con incentivi europei l'energia esportata.
O almeno così la raccontano. In realtà nel Memorandum di Intesa di rinnovabili si parla poco o nulla, mentre si cita espressamente una centrale termoelettrica che avrà come combustibile il gas naturale se non, addirittura, il carbone. La scelta dipenderà da mere questioni economiche.
Ma non potevano dircelo?

I dettagli del memorandum di intesa si possono leggere nel comunicato stampa di Terna, che non dice esattamente le stesse cose che si leggono sul sito del governo tunisino.

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