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Nucleare: tengo famiglia


sciopero

I sindacati scrivono al sottosegretario: non smembrate Sogin.

Da alcuni mesi la Sogin (quel pezzetto di Stato che, da una ventina d'anni dovrebbe "smontare" le vecchie centrali nucleari dismesse dopo il referendum) è tornata ad essere oggetto di discussione.
Per anni ha sonnecchiato tranquilla, distribuendo stipendi e consulenze senza rompere le scatole a nessuno. Ogni tanto capitava qualche piccolo incidente, dovuto all'età avanzata delle centrali (o di chi ci lavora, son sempre loro...), ogni tanto qualche fusto radioattivo veniva spostato, ogni tanto veniva piazzato sotto la pioggia a corrodersi, ma niente di particolarmente allarmante e grazie al cielo siamo ancora tutti vivi e in discreta salute.

Da quando il governo si è messo in testa di rifare il nucleare, però, si è voluto sbarazzare della Sogin progettando di "smontarla" in tanti pezzettini. Forse, volendo pensar male (e quindi probabilmente azzeccandoci) per distribuire i costi e le responsabilità: più sono piccoli i pezzetti di carne dello spezzatino, più la carne stessa sa di patate...

I sindacati non l'hanno presa benissimo: dopo una serie di scioperetti e sit-in l'ultima è una missiva a Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri. L'uomo più vicino al Cavaliere che ci sia...

Che dire, se scrivono a gente così in alto si vede che hanno paura veramente. Però ci potevano pensare anche prima... non è che alla Sogin, dal dirigente di turno all'operaio di primo pelo, si siano mai ammazzati di lavoro.

Ok, il pesce puzza sempre dalla testa e alla Sogin la testa è sempre stata un "politico", di nomina o di fatto. Ma, signori miei, il nucleare non è proprio la cosa più trascurabile del mondo...

Global nuke



L'efficientissima Finlandia alle prese con l'incompetenza atomica, la francese Areva non garantisce la sicurezza del reattore nucleare.

Uno pensa ai paesi nordici e crede che siano l'America... e invece capita che vai a scoprire che la Finlandia è ai ferri corti con la Francia per questioni nucleari.
Stuk, l'Autorità finlandese per la sicurezza nucleare, avrebbe, anzi ha, bacchettato Areva per la mancanza di un sistema efficiente di controllo della qualità e della sicurezza nel mega cantiere che sta tirando su il terzo reattore della centrale di Olkiluoto. Un impianto che, non molti mesi orsono, l'Espresso definiva "uno degli esperimenti più interessanti in Europa".

E non è il primo episodio del genere perchè a Olkiluoto, da quando hanno iniziato a costruire il reattore nel 2005, è successo di tutto. A quanto pare il problema principale sarebbe l'utilizzo di manodopera straniera, di diverse nazionalità a causa dei subappalti affidati a ditte di mezzo mondo.

Ci sarebbero, per questo, difficoltà di comunicazione tra le ditte, i responsabili e gli operai. Mi auguro sia tutto falso, altrimenti se salta in aria la centrale non so in che lingua imprecare...

Ancor peggio: i responsabili della sicurezza sarebbero stati formati con un corso di un paio di settimane, forse poche per il ruolo ricoperto. Il cemento e l'acciaio? troppo "leggeri" per una centrale nucleare.

Ora, se e ripeto se, tutto ciò è vero, c'è evidentemente qualcosa che non va: non si può gestire un cantiere tanto importante, delicato e rischioso per milioni e milioni di persone, come se fossero i pomodori nelle serre.

Per due motivi: il primo è evidentemente la sicurezza. Il secondo è l'opinione pubblica: fatti del genere, perdonatemi il francesismo, sputtanano qualunque dibattito sul nucleare.

NPR. Visualizing the power grid

visualizing-the-power-grid
Interessantissima iniziativa della radio pubblica statunitense: sul sito e via etere, tutte le informazioni di cui gli americani hanno bisogno per conoscere a fondo la rete elettrica nazionale e gli impianti di produzione.

Il primo passo verso il risparmio, per un gigante energivoro e distratto come gli Stati Uniti, è conoscere come si fa e come si trasporta l'energia elettrica.

Lodevole, per questo, l'iniziativa di Npr che dal 24 aprile tratta l'argomento con articoli, mappe, podcast disponibili sul sito internet della radio, per chi non potesse ascoltare in diretta sulle frequenze analogiche.

L'impostazione è molto "americana", pragmatica nei testi prima ancora che ecologista, ma va notato che questa è realmente "informazione di servizio" per gli utenti.

Kyoto addio...


“L’Italia ha fatto male a sottoscrivere il protocollo di Kyoto, la cui impalcatura è da rivedere”. Parola di Antonio D’Alì,  Presidente della commissione Ambiente del Senato.

Il Sen. D'Alì non teme le critiche, anzi. Contro tutto e tutti afferma che Kyoto è stato un errore a cui bisogna rimediare e, neanche troppo velatamente, rivela che al rimedio si sta già pensando. Il riferimento è alla clausola di revisione inserita, su richiesta-ricatto dell'Italia, all'interno del Pacchetto 20-20-20 della Ue. Con tale clausola, lascia intendere il senatore del Pdl, l'Italia potrà a breve tirarsi fuori dagli accordi e fare un po' come le pare...

A questo punto la domanda nasce spontanea: meglio una classe dirigente che si dichiara ambientalista senza aver ben capito di cosa si parla o una che si dichiara apertamente contro gli accordi internazionali in difesa del clima, del pianeta e della salute?

Contro quale mulino a vento è meglio combattere?

Rigassificatore. Anche a Melilli il referendum va a vuoto

rigassificatore

Nella cittadina siracusana ha votato un cittadino su quattro. Valanga di no.

Si è votato dalle 8 del mattino alle 20 della sera di domenica. Come a Porto Empedocle, e al contrario di Priolo, in pochissimi sono andati al voto: su 11.582 aventi diritto hanno votato in 2.980 e il 96,24% dei votanti si è pronunciata contro la costruzione del rigassificatore.

Ionio Gas, la società controllata da Erg e Shell che ha la titolarità del progetto, alla chiusura delle urne ha dichiarato che "tale risultato riflette la volontà della maggioranza dei cittadini di volere ulteriormente approfondire e valutare gli aspetti legati alla realizzazione del progetto, alla sicurezza dell'impianto e all'impulso economico ed occupazionale che lo stesso porterebbe all'area industriale presente sul territorio".


I promotori del referendum, al contrario, cantano vittoria forti del 96% di voti contrari e incuranti che il 75% degli aventi diritto ha preferito passare la domenica diversamente. Ancora una volta viene da chiedersi quale lezione si possa apprendere da una consultazione del genere. Chi ha vinto veramente?  Quel quarto della popolazione che ha votato no? Gli altri tre quarti che non si sono interessati a un impianto che, se dovesse vedere la luce, avrebbe una vita di almeno trent'anni?  Ionio Gas che ha evitato la bocciatura definitiva del progetto e può legalmente sperare che il rigassificatore si faccia?

Carta di Siracusa. La montagna e il topolino.


Chiuseo il G8 Ambiente, resta solo la Carta di Siracusa...

Il G8 Ambiente di Siracusa si è appena chiuso e una riflessione sui risultati è necessaria. Ma quali risultati? Solo la Carta di Siracusa che, a leggerla bene, non va oltre le promesse vaghe e le dichiarazioni di rito...





“Carta di Siracusa” sulla Biodiversità
______

Noi, Ministri dell’ambiente del G8 di concerto con i Ministri di Australia, Brasile, Cina, Repubblica
Ceca, Egitto, India, Indonesia, Messico, Repubblica di Corea, Sud Africa, Svezia e con le Organizzazioni
Internazionali partecipanti al meeting di Siracusa;
I. riconoscendo l’importanza di considerare la biodiversità come parte essenziale dei dialoghi in corso al
G8, facendo leva sulla “Potsdam Initiative” e sulla “Kobe Call for Action for Biodiversity”;
II. riconoscendo l’importanza dell’obiettivo del 2010, reiterato anche nel corso dei Summit del G8 di
Heiligendamm e Hokkaido Toyako, e desiderando mantenere concentrata l’attenzione sulla
biodiversità anche nel corso del prossimo Summit del G8 de La Maddalena;
III. pienamente consapevoli del ruolo chiave della biodiversità e dei servizi ecosistemici per il benessere
umano e per il raggiungimento dei Millennium Development Goals ‐MDG (Obiettivi di Sviluppo del
Millennio);
IV. impegnati al raggiungimento dei tre obiettivi della Convezione sulla Diversità Biologica (Convention
on Biological Diversity (CBD)
V. realmente preoccupati che la perdita della biodiversità e la conseguente riduzione e danno dei servizi
ecosistemici possa coinvolgere l’approvvigionamento alimentare e la disponibilità di risorse idriche,
nonché di ridurre la capacità della biodiversità per la mitigazione e per l’adattamento al
cambiamento climatico, così come mettere a repentaglio i processi economici globali;
VI. riconoscendo gli sforzi sostanziali profusi per raggiungere l’obiettivo sulla biodiversità del 2010;
VII. ricordando il Piano di Attuazione del Summit Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile (World Summit on
Sustainable Development ‐ WSSD), considerando che gli sforzi atti a ridurre in modo significativo
l’attuale tasso di perdita della diversità biologica richiederanno l’apporto di nuove risorse
economiche e finanziarie per i paesi in via di sviluppo;
VIII. riconoscendo la necessità urgente di supportare e rafforzare il processo internazionale per
l’identificazione di una strategia comune sulla biodiversità post 2010, che coinvolga un numero
rilevante di operatori e di protagonisti del modo economico e finanziario e in base agli insegnamenti
appresi dai processi volti a raggiungere gli obiettivi del 2010;
IX. prendendo in debita considerazione le discussioni informali del Gruppo di Lavoro ad Alto livello sul
Futuro degli Obiettivi Globali per la Biodiversità (High Level Working Group on the Future of Global
Targets for Biodiversity) presieduta dall’attuale presidenza della CBD a Bonn nel Marzo del 2009;
X. consapevoli dell’importanza e impegnati a sfruttare al meglio le opportunità derivanti dalla
celebrazione dall’Anno Internazionale della Biodiversità e dal Meeting sulla Biodiversità
dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (UNGA) del 2010, sottolineando il ruolo prioritario della
biodiversità nell’ambito del programma politico internazionale;
XI. convinti della necessità di completare tempestivamente il processo di esplorazione dei meccanismi
atti a migliorare l’interfaccia scienza‐politica per la biodiversità e le funzioni degli ecosistemi;
XII. impegnati ad investire nella biodiversità come forza motrice, atta a superare la crisi economica e a
promuovere la creazione di nuovi posti di lavoro e generare vantaggi economici a lungo termine;
XIII. convinti della necessità di incrementare la consapevolezza dei vantaggi derivanti dalla biodiversità edai servizi ecosistemici e dai costi della loro perdita ed anche identificare le opzioni economicamente
più vantaggiose per conservare e usare in modo sostenibile la biodiversità e garantire la resilienza
degli ecosistemi;
decidiamo di intraprendere le seguenti azioni:
Biodiversità e Clima



1. Sviluppare linee politiche sinergiche che tengano in considerazione il contributo che la
biodiversità e gli ecosistemi forniscono per l'adattamento e la mitigazione del cambiamento
climatico a livello locale, nazionale e globale, tenendo conto che la biodiversità e i servizi
ecosistemici sono alla base del benessere dell'uomo e risultano strategici per la regolazione del
clima.
2. Mettere in atto azioni fattive relative all'adattamento al cambiamento climatico degli ecosistemi
naturali e gestiti, dal momento che un adattamento spontaneo non è ritenuto sufficiente a
ridurre l'impatto sulla biodiversità a tutti i livelli, sugli ecosistemi vulnerabili e per il benessere
umano a lungo termine.
3. Promuovere il ruolo delle comunità e degli ecosistemi per contribuire a fare fronte agli effetti
dei cambiamenti climatici, attraverso il miglioramento delle capacità di adattamento e di
resilienza, generando ulteriori benefici economici.
4. Attuare azioni per la conservazione e l'uso sostenibile della biodiversità con l'obiettivo di
migliorare l'adattamento al clima in aree settoriali prioritarie come la gestione delle risorse
idriche, delle foreste, dell'agricoltura, delle aree costiere e marine, e lo sviluppo delle
infrastrutture, che includano l'uso di tecnologie avanzate ed innovative, ponendo particolare
attenzione a sostenere i servizi ecosistemici.
5. Contrastare il disboscamento illegale, in accordo con la legislazione corrente, anche fornendo il
supporto per la gestione sostenibile delle foreste, come contributo al sostentamento umano,
preservando la biodiversità ed incrementando lo stoccaggio ed il sequestro delle emissioni di
carbonio.
6. Sviluppare approcci per l'attenuazione dei cambiamenti climatici basati sulle foreste, come la
Riduzione delle Emissioni a seguito di Deforestazione e Degradazione delle Foreste (Reducing
Emissions from Deforestation and Forest Degradation ‐ REDD), per integrare il potenziale
mitigatorio delle foreste nelle future azioni volte ad affrontare i cambiamenti climatici tenendo
conto del valore delle foreste e della necessità di altri nuovi approcci, non mettendo a
repentaglio gli obiettivi della biodiversità, e divenendo modello per la valutazione e la
remunerazione derivante dai servizi resi dai servizi ecosistemici.
7. Garantire un adeguato trasferimento delle tecnologie innovative, hard e soft, attraverso
programmi di cooperazione, che risulteranno essenziali per favorire una risposta coordinata ed
un uso efficiente delle risorse nel far fronte alla perdita di biodiversità ed al conseguente
cambiamento climatico.
Biodiversità, Economie e Business


8. Rafforzare l'uso delle economie quale strumento volto al raggiungimento degli obiettivi della
biodiversità, attraverso una nuova consapevolezza dei vantaggi derivanti dalla biodiversità e dai
servizi ecosistemici e dai costi derivanti dalla loro perdita, così come dall'identificazione delle conseguenti opzioni normative vantaggiose per la conservazione della biodiversità e dei servizi
ecosistemici.
9. Investire nella conservazione e nell’uso sostenibile delle risorse naturali, e nell’adattamento e
nella mitigazione del cambiamento climatico al fine di contribuire ad un recupero economico
globale orientato ai valori ambientali, attraverso un trend del mercato del lavoro positivo e
sostenibile e contribuendo alla riduzione della povertà aiutando tutti gli operatori economici nel
processo decisionale tendo conto delle responsabilità individuali.
10. Fornire slancio, risonanza e supporto allo studio in corso “L’Economia degli Ecosistemi e della
Biodiversità” ‐ TEEB introdotto dalla “Potsdam Initiative”, ed all’interno della strategia del
Millenium Ecosystem Assessment, così come a studi similari. Il settore privato, la società civile e i
singoli cittadini dovrebbero essere pienamente coinvolti nelle diverse fasi dello sviluppo di questi
studi e nell’applicazione dei loro risultati.
11. Operare verso il completamento del negoziato sul regime internazionale di accesso e di
condivisione dei benefici delle risorse entro il 2010.
12. Incrementare la consapevolezza a tutti i livelli su come gli ecosistemi marini e terrestri forniscano
un flusso regolare di merci e servizi, comprese funzioni di supporto e sussistenza alla vita umana
per le generazioni presenti e future, e sviluppare opportunità di mercato o altri mezzi e
meccanismi per affermare questi valori.
13. Ampliare il supporto per azioni atte a contrastare il commercio illegale di animali selvatici dove il
traffico minaccia sia i componenti degli ecosistemi sia le risorse per il sostentamento degli
animali selvatici che impoveriscono il valore delle comunità e dalle quali spesso derivano fonti di
guadagno sostenibili.
14. Promuovere la costituzione, la ristrutturazione e la gestione efficace di aree protette e la loro
connettività ecologica quale strumento essenziale per la continuità dei flussi dei servizi e delle
funzioni degli ecosistemi.
15. Incrementare, promuovere e gestire efficacemente una rete protetta di aree marine e terrestri,
al fine di favorire nuove opportunità economiche e di impiego, ed anche promuovere nuovi e
innovativi meccanismi finanziari, come l’iniziativa Life Web.
16. Evitare o ridurre al minimo qualsiasi impatto negativo sulla biodiversità derivante dall’attuazione
di programmi di sviluppo delle infrastrutture, così come considerare in che modo tali programmi
possano effettivamente contribuire agli investimenti nelle “Infrastrutture Verdi/Infrastrutture
Ecologiche”.
Gestione della Biodiversità e dei Servizi Ecosistemici


17. Mantenere e ristrutturare, nel lungo periodo, il flusso delle funzioni svolte dai servizi eco
sistemici.
18. Attuare politiche e incentivi sulla biodiversità, in riferimento a tutti i settori rilevanti, comprese
foreste, pesca e agricoltura; promuovere i mercati di prodotti ecologici; promuovere la gestione
sostenibile delle risorse naturali, come menzionato nella Satoyama Initiative, presentata nel
“Kobe Call for Action”, in modo da creare le condizioni per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo
del Millennio (MDGs).
19. Conseguire una conservazione e uno sviluppo sostenibile delle fasce costiere e marine, in
particolare, applicando i principi di gestione integrata delle coste come quelli già attivati nel
Mediterraneo dal programma UNEP Regional Seas Programme.
Sviluppare e consolidare attività volte a prevenire e controllare l’invasione di specie aliene
invasive, prendendo anche in considerazione gli alti costi derivanti dalle attuali invasioni e il loro
notevole impatto sulla biodiversità e sui servizi ecosistemici. Tra le azioni prioritarie da
intraprendere ci sono l’allarme tempestivo (Early Warning) e risposte immediate.
Scienza, Ricerca e Politica
21. Proseguire il processo di analisi dei meccanismi per migliorare l’interfaccia scienza‐ politica
per la biodiversità e per i servizi ecosistemici, ai fini della conservazione e dell’uso sostenibile
della biodiversità, del benessere a lungo termine dell’umanità e dello sviluppo sostenibile,
tributando particolare considerazione all’esigenza specifica di sviluppare e mantenere la
capacità tecnico‐scientifica propria dei paesi in via di sviluppo con le precipue problematiche
collegate alla biodiversità, come affermato nel corso della 25ma Sessione del Consiglio
Direttivo dell’UNEP e del 10° Forum Globale dei Ministri dell’Ambiente. Inoltre, nella
prospettiva della prossima riunione intergovernativa e multilaterale delle parti che avrà
luogo ad Ottobre 2009, ribadire il nostro impegno a portare avanti tale processo, nell’intento
di completarlo nel più breve tempo possibile.
22. Sostenere la cooperazione tra i Paesi, le organizzazioni internazionali competenti, gli istituti
di ricerca e le ONG per un ulteriore monitoraggio della biodiversità, ottimizzando l’efficace
rete di schemi di monitoraggio già in essere.
23. Raccogliere dati sulla biodiversità, ivi incluso quelli inerenti gli indicatori idonei al benessere
umano: indicatori affidabili, raffrontabili ed interoperabili, e sviluppare sistemi globali per
l’interscambio della conoscenza scientifica, le migliori pratiche, le tecnologie e l’innovazione,
facendo riferimento alle organizzazioni, ai processi ed ai meccanismi già esistenti.
24. Promuovere una ricerca esauriente e mirata ed un sistema di capacity building diffusi a tutti i
livelli e relativi alla biodiversità ed ai servizi ecosistemici, lasciando spazio alle diverse abilità
di ogni singolo Paese e migliorando lo sviluppo e l’uso generalizzato delle tecnologie di punta
in materia di monitoraggio dello stato e dell’evoluzione della biodiversità, nell’ambito di una
valutazione globale dell’ambiente.
E sulla base di quanto sopra esposto proponiamo inoltre:


Un cammino comune verso il contesto post 2010 sulla biodiversità
a) Le tante sfide che il mondo si trova oggi ad affrontare costituiscono un indicatore
inequivocabile della necessità di rafforzare i nostri sforzi per conservare e gestire in modo
sostenibile sia la biodiversità sia le risorse naturali.
b) Giacché dalla perdita della biodiversità e da un suo utilizzo non sostenibile scaturiscono
rilevanti perdite economiche, si rendono necessari appropriati programmi ed azioni
tempestive, volti a rafforzare la resilienza degli ecosistemi.
c) Nonostante gli sforzi e gli impegni tesi a raggiungere gli obiettivi del 2010, continuano a
sussistere cause dirette ed indirette di perdita della biodiversità, ulteriormente aggravate dai cambiamenti climatici. Inoltre, dall’adozione dell’obiettivo del 2010 il mondo si è
modificato profondamente. Il coacervo degli elementi che causano la perdita di biodiversità
e che producono una minaccia per la biodiverstà stessa a medio e lungo termine, identificati
grazie alla ricerca scientifica, dovrebbero essere presi in debita considerazione nella
definizione del contesto successivo all’obiettivo del 2010.
d) Una strategia di comunicazione capillare che coinvolga pienamente tutti i settori, tutti i
soggetti portatori di interesse, le comunità locali ed il settore privato, tale da enfatizzarne la
partecipazione e circoscriverne le responsabilità, costituisce un fattore cruciale per
l’effettiva attuazione del contesto post 2010 in materia di biodiversità.
e) La riforma della governance ambientale, a tutti i livelli, è essenziale ai fini dell’integrazione
della biodiversità e dei servizi ecosistemici nei processi politici, così da trasformare in
opportunità quelle che oggi sono debolezze dei sistemi economici e per sostenere uno
sviluppo ed un’occupazione sostenibili, prendendo in particolare considerazione le
condizioni in cui versano i Paesi in via di sviluppo.


G8Ambiente, andate avanti voi...

prestigiacomo-g8

Il G8 Ambiente di Siracusa è già nel vivo. L'Italia si è presentata con le idee chiare: vai avanti tu che c'è la crisi. Ecco il testo dell'intervento della Prestigicaomo che ha affermato esplicitamente che l'Europa ha già dato e ora tocca agli altri fare altrettanto...

Questo è lo spirito con cui, in qualità di presidenza g8, abbiamo organizzato la sessione sui cambiamenti climatici.A tale riguardo credo ormai sia evidente che l'ingrediente assolutamente necessario per il raggiungimento di un accordo a dicembre è la consapevolezza che tutti devono contribuire alla riduzione delle emissioni di gas serra e la disponibilità a farlo.


L'Europa in questo campo ha già assunto impegni importanti con il pacchetto clima energia, varato lo scorso dicembre dai capi di governo dell'Ue, e che fissa obettivi ambiziosi di riduzioni di emissioni e di incremento delle fonti rinnovabili da qui al 2020.


La riduzione delle emissioni globali, e dell'intensità di carbonio delle nostre economie, richiede un sempre più ampio ricorso alle tecnologie a basse emissioni. Un focus speciale della discussione ministeriale, sarà quindi dedicato alle prospettive per lo sviluppo e la diffusione di tali tecnologie, nel breve medio e lungo periodo, nel quadro dell'attuale crisi economica e finaziaria mondiale.


Gli strumenti utilizzabili sono tanti: investimenti in ricerca e sviluppo, incentivi fiscali e sussidi, finanziamenti internazionali per il trasferimento delle tecnologie pulite. È possibile rafforzare la diffusione delle tecnologie a bassa emissione attraverso l'ampliamento del mercato del carbonio e della cooperazione internazionale.


Ci auguriamo che il dibattito tra ministri e imprenditori oltre alla condivisione delle esperienze nazionali passate e dei programmi futuri, porti ad un proficuo scambio di idee per definire le priorità di azioni pubbliche e private finalizzate a promuovere le tecnologie energetiche pulite ed affrontare la doppia sfida dei cambiamenti climatici e della sicurezza energetica.


La discussione sui cambiamenti climatici e sulle tecnologie non può ignorare il contesto dell'attuale crisi finanziaria. Sempre più frequantemente si fa riferimento alla green economy e si stanno sviluppando riflessioni ed iniziative che legano economia e questioni ambientali con riguardo sia alla biodiversità che alla produzione sostenibile di energia.


Con un conseguente impatto positivo sul cambiamento climatico ma anche sul mondo del lavoro e sulle questioni sociali”.

Con premesse del genere, non c'è da stupirsi che il G8 Ambiente sia finito così.

L'ultima tempesta



Ci mancava pure la tempesta solare...

Se non fosse che è stata addirittura la  Nasa a confermare l'ipotesi, verrebbe veramente voglia di prendere la notizia per una mega bufala.

Anche perchè, come sempre capita in casi del genere, è già partita la corsa alla "bufala di contorno", cioè il collegamento a Nostradamus, il Sacro Graal, il mago otelma o altre frontiere della scienza moderna.

Questa volta ci sarebbe una strana coincidenza con il calendario Maya, ma per avere più dettagli da una fonte decisamente più qualificata è megl o aspettare la puntata di Voyager che di sicuro stanno già realizzando su questo argomento.

Tornando seri, ma solo per un attimo e non oltre il 2011 (voglio morire ridendo), c'è da ribadire, ancora una volta, che il mondo in cui viviamo, e sempre più vivremo in futuro, sembra forte e indistruttibile grazie alla scienza e alla tecnologia ma non è affatto così.

Si dice che la tempesta solare metterà KO le reti elettriche, riportando il mondo al medioevo. Il ministro per la Semplificazione Calderoli esprime soddisfazione (il medioevo era un'epoca molto più semplice di quella attuale), ma avverte già che non verranno tollerate le streghe, le fattucchiere, i nani e i condottieri di origine rom, slava, nordafricana e cinese.

Scherzi a parte, dovremmo meditare sulla complessità del mondo in cui viviamo e iniziare a gestirla meglio...

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