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Miti e leggende sul grande eolico

Miti e leggende sul grande eolicoAper Grandeolico, associazione che riunisce i gestori di molti dei grandi parchi eolici in Italia, non ci sta a veder massacrati i mulini a vento e ribatte, colpo su colpo, alle tante critiche che questi impianti ricevono da qualche tempo a questa parte. Incentivi, mafia, inutilità, sono solo alcuni dei "falsi miti" che Aper vuole sfatare anche grazie alla sua ultima pubblicazione: il Windbook. Forse la parte più interessante è quella che tratta degli incentivi statali:

I consumatori domestici italiani possono osservare la tariffa destinata alle fonti assimilate (inceneritori, cogenerazione attraverso carbone, scarti di raffineria e industriali) e rinnovabili nella componente A3 della propria bolletta dell'energia elettrica. In base ai dati per il 2009 dell'Autorità per l'Energia elettrica ed il gas e del Gestore dei Servizi Energetici, la parte dei certificati verdi per l'energia eolica rappresenta meno del 9% della componente A3 e lo 0,5% dell'intera bolletta. Ciò significa che, a livello tariffario, una famiglia italiana spende mediamente per l'energia eolica il costo di due caffè all'anno

Caffè a parte, un altro mito sfatato è quello del vento che mancherebbe in Italia:

La producibilità media del parco eolico installato riferita all'anno 2009 in Italia è stata di 1.580 ore equivalenti di produzione a massima potenza, poco inferiore a quella tedesca (1.700 ore)

Da notare il termine "producibilità" e non "produzione" perché, effettivamente, 1.580 ore di produzione l'eolico italiano non le fa: a causa della scarsissima qualità della rete elettrica italiana spesso e volentieri le pale vengono fermate per evitare sovraccarichi. Verrebbe da chiedersi se questo è colpa del vento, degli incentivi o della mafia...

Via | Aper Grandeolico
Foto | Flickr

Desertec: entra pure Terna. E l'Africa potrebbe essere più avanti dell'Italia

Il nucleare ucciderà il progetto desertec? Primi problemi in Algeria e GermaniaTerna ha annunciato, a fine settembre, di essere entrata nel progetto Desertec con quote paritetiche rispetto agli altri partner europei ed africani.

Il progetto, come ormai i lettori sanno bene, prevede l'installazione nel deserto nordafricano di centinaia di megawatt di pannelli solari termodinamici per produrre energia elettrica per la riva sud del Mediterraneo come anche per quella nord: è previsto, infatti, anche il collegamento elettrico con l'Europa.

Collegamento che dovrebbe essere doppio: uno dalla Spagna e uno dal medio oriente attraverso la Turchia. E, a questo punto con l'interessamento di Terna, anche triplo con un terzo cavo che parte dalla Tunisia e arriva in Italia.

Non per niente l'Amministratore Delegato della Desertec Industrial Initiative, Paul Van Son, ha dichiarato:

Sicilia, guai per Enel e Edipower?

L’Autority per la Concorrenza ha seri dubbi sul comportamento di Enel ed Edipower: avrebbero mantenuto artificiosamente alto il prezzo dell’energia in Sicilia.

enel-edipower-inchiesta-concorrenza 

Non c’è niente di più complesso e difficile da spiegare del mercato “libero” dell’energia. Ma è bene provarci perchè, a quanto pare, qualcuno potrebbe aver approfittato della sua complessità per farci la cresta.

Enel ed Edipower, qualche giorno fa, si sono viste recapitare una bella letterina da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che, il 27 gennaio scorso, ha deciso di aprire una inchiesta sul comportamento delle due aziende in Sicilia.

Le due big dell’energia, che producono rispettivamente il 51% e il 19% dell’energia siciliana, avrebbero approfittato della loro posizione dominante e della specificità delle infrastrutture energetiche siciliane per tenere alti i prezzi dell’energia nell’isola e guadagnare molto, troppo, di più.

Ovviamente ancora è tutto da verificare, e non sarà facile perchè, come dicevo, parliamo di un mercato complesso è che ha fortissimi vincoli strutturali.

E’ la stessa Autorità a spiegare i meccanismi:

Dal punto di vista della formazione dei prezzi all’ingrosso dell’energia  elettrica, il territorio nazionale è suddiviso in zone, identificate dai principali  limiti di transito che caratterizzano la rete di trasmissione nazionale. Quando i  flussi di energia che sarebbero necessari ad eguagliare il prezzo di due zone  confinanti risultano superiori ai limiti di transito tra le due zone, esse si  “separano” e i prezzi zonali assumono valori differenti, al fine di eguagliare  domanda e offerta delle due zone separatamente.

Cioè: se nella zona A il prezzo è più alto della zona B, aumentando l’offerta nella zona A si abbassano i prezzi. L’offerta si aumenta facendo passare energia attraverso gli elettrodotti da una zona all’altra. Ma se l’elettrodotto è saturo, non si può fare e le due zone risultano “isolate”.

La Regione Sicilia, in particolare, è una delle zone in cui è divisa la rete di  trasmissione nazionale. Al suo interno esiste un polo limitato di produzione di  energia elettrica, costituito dal polo produttivo di Priolo-Gargallo.  Nel corso del 2008 e del 2009, il prezzo zonale della Sicilia si è differenziato da  quello del polo limitato di Priolo in un numero estremamente limitato di ore. Il  polo di Priolo si è quindi “separato” dalla Sicilia solo raramente; insieme essi  formano la c.d. macrozona Sicilia.  Al contrario, nel corso del 2008 e del 2009 il prezzo zonale siciliano è stato  differente da quello delle zone del Continente cui la Sicilia è direttamente  collegata in circa 2/3 delle ore, nelle quali la Sicilia è risultata “separata” dal  Continente. Nelle ore in cui la Sicilia è risultata separata dal Continente il  prezzo è stato pari al doppio circa di quello registrato in assenza di separazione.

Tutto questo perchè, tra Sicilia e Calabria, c’è solo l’elettrodotto Sorgente-Rizziconi. Un collegamento insufficiente per far passare molta elettricità da nord a sud e abbassare i prezzi in Sicilia.

Il problema, però, non starebbe solo nei limiti strutturali perchè Enel Produzione (EP), cioè la società di Enel che possiede le centrali elettriche, nel trimestre oggetto dell’indagine (novembre 2008-gennaio 2009) avrebbe prodotto volutamente di meno rispetto alle sue possibilità per abbassare l’offerta e far salire i prezzi. Tanto poi, dal Sorgente-Rizziconi, non si poteva far passare sufficiente elettricità per rimettere tutto a posto:

Secondo l’analisi dell’AEEG, in questo trimestre EP avrebbe trattenuto capacità disponibile in poco meno di un terzo dei giorni del trimestre. Il trattenimento si sarebbe concentrato nelle ore di picco e nei giorni festivi nei mesi di novembre e dicembre 2008, e nelle ore fuori picco e nei giorni festivi nel mese di gennaio 2009.

Cioè Enel poteva produrre, ma non lo ha fatto volutamente “trattenendo” circa 100 Mw per ogni centrale elettrica a ciclo combinato turbogas-vapore (CCGT). Per fare ciò ha messo in atto il cosiddetto “trattenimento economico”: offre sì l’energia sul mercato, ma ad un prezzo talmente alto che nessuno la comprerebbe mai.

Quanto alto? L’Autorità parla di 200 euro al Mw/h. Nessuno comprerebbe l’elettricità a quel prezzo. E infatti nessuno l’ha comprata…

Tutto questo avrebbe causato un notevole aumento del prezzo dell’energia elettrica in Sicilia:

Le differenze di prezzo osservate, comprese tra il 27% e il 39%, possono quindi essere attribuite al trattenimento di capacità da parte di EP. È possibile concludere, quindi, che il trattenimento di capacità effettuato sui propri CCGT abbia consentito a EP di ridurre l’offerta disponibile al fine di aumentare i prezzi.

Un prezzo superiore tra il 27% e il 39%, producendo meno, non è male come guadagno.

Ricapitoliamo il meccanismo ipotizzato dall’Autorità: Enel piazza sul mercato centinaia di megawatt a un prezzo assurdo per non farseli comprare. In tal modo, non avendoli venduti, non li produce e la potenza disponibile in Sicilia scarseggia. Dalla Calabria si importa quel che si può, ma non basta a far scendere i prezzi che restano più alti della media nazionale. In tal modo Enel produce poco ma guadagna molto.

Si tratterebbe, quindi, di un classico caso di abuso di posizione dominante. Abuso, precisiamolo, effettuato nel cosiddetto Mercato del giorno prima (MGP). Il MGP consiste nell’insieme di contrattazioni effettuate il giorno prima di produrre fisicamente l’energia e che, ovviamente, dipende molto dai prezzi di offerta. Se oggi mi vendi l’energia a buon prezzo per domani la compro, altrimenti la importo da fuori regione. Trucchetti e cavi a parte…

L’istruttoria nei confronti di Edipower, invece, è diversa: il 19% di potenza disponibile in Sicilia è parecchio, ma non basta per fare un giochetto simile a quello che avrebbe fatto Enel.

I comportamenti sospetti di Edipower, oltre al MPG, ci sarebbero stati anche nel Mercato dei servizi di dispacciamento (MSD). Si tratta di un mercato che si fa in tempo reale, in base alle richieste di energia del momento: se l’energia contrattata nel MGP non dovesse bastare, chi produce si inserisce nel MSD vendendo a Terna che, poi, si preoccupa di distribuire l’energia dove serve per non far crollare la rete elettrica. Serve, in pratica, per evitare i black out.

Come spiega l’Autorità:

A valle di MGP prende avvio il mercato dei servizi di dispacciamento (di seguito MSD), a cui è abilitato a partecipare un sottoinsieme degli impianti attivi su MGP, che gode di particolari caratteristiche tecniche. Su MSD, il gestore della rete di trasmissione nazionale, Terna S.p.A. (di seguito Terna), si approvvigiona delle risorse necessarie a: risolvere le congestioni della rete all’interno di ciascuna zona; predisporre adeguati margini di capacità di riserva secondaria e terziaria di potenza di generazione; garantire il bilanciamento tra immissioni e prelievi di energia, sia “a programma”, che “in tempo reale”. Sulla base della costante giurisprudenza comunitaria e nazionale, il mercato della vendita all’ingrosso dell’energia elettrica – di cui MGP è parte – è un mercato distinto da quello dei servizi di dispacciamento o MSD.

Possibilissimo, quindi, che la stessa energia elettrica della stessa centrale venga venduta nella stessa giornata a prezzi differenti se viene venduta sul MSD piuttosto che sul MGP.

Il comportamento scorretto di Edipower sarebbe stato messo in atto dai cosiddetti “toller”. Per capire cosa è un “toller” attingo all’ottimo sito di Quagliarella & Associati:

Il contratto di tolling è quel contratto per il quale un soggetto (toller) fornisce combustibile ad un altro soggetto (processor), che gestisce la centrale elettrica; il processor riconsegna al toller l’energia prodotta, utilizzando il combustibile fornito, a fronte del pagamento da parte del toller di un prezzo per l’utilizzo della centrale (tolling fee); di prima battuta prodotto contro energia.
La funzione del contratto è quella di ripartire i rischi, connessi all’attività di produzione dell’energia elettrica, fra i due soggetti: il toller si assume il rischio delle variazioni di prezzo del combustibile e del prezzo dell’energia elettrica, un rischio commerciale; mentre il processor mette a disposizione la capacità produttiva della sua centrale, trasformando il combustibile in energia: un rischio tecnico e produttivo. La tolling fee non è commisurata al prezzo dell’energia prodotta, ma ad un corrispettivo fissato nel contratto che va a remunerare l’attività di trasformazione; il toller si assume quindi il rischio dell’andamento dei prezzi del combustibile.

Chi sono i toller di Edipower? Sono alcune società di vendita di energia elettrica appartenenti allo stesso gruppo industriale di Edipower (Edison). In particolare tali toller sono: A2A Trading, Alpiq, Edison Trading e Iride Mercato.

Tutta gente di cui mi sono occupato in passato

Attingo direttamene al sito Edipower:

Nel Tolling Agreement, ogni Toller, in base alla propria quota di competenza (corrispondente alla quota di partecipazione azionaria detenuta), fornisce, trasporta e consegna a Edipower il combustibile da trasformare in energia elettrica. L'energia elettrica generata dagli impianti di Edipower viene collocata sul mercato da ciascun Toller in base alla propria quota di competenza indipendentemente dalle scelte degli altri. Edipower si impegna a realizzare i programmi di produzione in funzione delle indicazioni fornite dai Tollers.

Secondo l’Autorità per la Concorrenza, però, tutti i toller di Edipower si sarebbero messi d’accordo per “chiedere” all’azienda una minore quantità di energia (sempre per mantenere alti i prezzi):

Le evidenze a disposizione conducono pertanto a ritenere che i toller abbiano posto in essere, in prima approssimazione sul MGP, ma probabilmente anche sul MSD, un’intesa restrittiva ai sensi dell’articolo 101, paragrafo 1, del TFUE. Il trattenimento di capacità osservato dall’AEEG potrebbe essere il frutto di un’attività di coordinamento riguardante il funzionamento di tutti gli impianti di generazione di Edipower sul territorio nazionale, e quindi anche le macrozone Nord e Sud. I livelli particolarmente alti del prezzo zonale nella Macrozona Sicilia, osservati anche nel corso di tutto il 2008 ed del 200918, suggerisce di accertare la sussistenza di un eventuale accordo tra i toller in una prospettiva temporale più ampia del periodo preso in esame dall’AEEG, comprendente almeno gli anni solari 2008 e 2009.

In buona sostanza, se per Enel si tratterebbe di abuso di posizione dominante, per Edipower e i suoi toller si tratterebbe di un vero e proprio “cartello”:

L’intesa in esame appare avere un potenziale particolarmente restrittivo in quanto riguarda una restrizione grave della concorrenza consistente nel coordinamento orizzontale tra i toller volto ad influenzare le quantità e i prezzi
di vendita dell’energia elettrica, in un contesto di mercato – in particolare quello della macrozona Sicilia - caratterizzato da un elevato grado di concentrazione, nonché da condizioni di scarsità di offerta rispetto al fabbisogno.

Tale cartello, come fa notare l’Autorità, sembrerebbe facilitato dal fatto che tutti i toller appartengono, in varie percentuali, alla stessa “grande famiglia”:

L’ipotesi di un coordinamento tra i toller è avvalorata anche dai legami azionari esistenti tra gli stessi. In particolare, Alpiq Holding S.A., che detiene una partecipazione del 20% in Edipower, è posseduta per il 25% da EDF – la quale insieme ad A2A controlla Edison - e per il 5% da A2A. A2A e Iride, inoltre, sono soci di una società che cura l’approvvigionamento del gas anche per gli impianti Edipower.

Insomma, la questione è assai complicata ma, a leggere bene le due istruttorie dell’Autorità garante per la Concorrenza e il Mercato, i dubbi sono quasi delle certezze.

Fino ad oggi, però, l’unica cosa certa è che in Sicilia l’energia elettrica costa molto di più che nel resto d’Italia

Rete elettrica, il governo getta la spugna

Sicilia e Sardegna si possono scordare le infrastrutture energetiche

rete-elettrica-sicilia-sardegna-alcoa
Ho appena letto una notizia che non mi rassicura per niente… avete presente la vicenda dell’Alcoa?

Ve la sintetizzo: Alcoa è una multinazionale americana che fa alluminio in una quarantina di paesi tra i quali l’Italia. Per la precisione a Fusina, in Veneto, e Portovesme, in Sardegna.

Per anni Alcoa ha prodotto alluminio in Italia usufruendo di una tariffa scontata per l’energia elettrica. Tanta energia, visto che per fare, fondere e stampare l’alluminio ne serve realmente un fiume.

Il 19 novembre 2009, però, la pacchia finisce: l’Unione Europea decide che la tariffa scontata equivale ad un aiuto di Stato e, di conseguenza, va eliminata.

Alcoa, fatti due conti, intuisce che pagare l’energia elettrica a costo di mercato gli costerebbe otto milioni di euro in più al mese. Decisamente troppi per proseguire con la produzione in Italia.

In Veneto, a dire il vero, non ci sono grossi problemi ma in Sardegna la situazione è ben più grave.
Perchè in Sardegna l’energia costa molto di più che in Veneto…

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Questa tabella, fonte GME, mostra il prezzo dell’energia elettrica nelle varie zone dell’Italia riferito al 21 gennaio, pochi giorni fa.

La Sardegna è sopra la media, ma non moltissimo. Quello che spaventa è il picco del prezzo: 142 euro al MW/h contro i 90 euro del nord Italia.

Per questo motivo l’Alcoa vuole fuggire, con questi prezzi…

Vi chiedete da dove venga il caro-megawatt? Semplice: dal pessimo sistema elettrico sardo, accoppiato al pessimo parco produttivo. Entrambi, essendo la Sardegna un’isola, sono estremamente rigidi: se la produzione di energia, in un determinato momento della giornata, è inferiore alle necessità c’è poco da fare e non ci sono grandi possibilità di importarla.

E, di conseguenza, il prezzo sale alle stelle visto che siamo in un libero mercato dell’energia.

In quella tabella, però, a far paura non è tanto la Sardegna ma la Sicilia che ha prezzi ancora più elevati.

Per di più, se in Sardegna il caro-megawatt arriva con i picchi di richiesta, la Sicilia è costantemente in emergenza: il prezzo dell’energia è sempre alle stelle esattamente per gli stessi motivi della Sardegna.

In Sicilia, però, gli abitanti e le attività produttive sono il triplo e, quindi, la produzione di energia è costantemente “pelo pelo”.

Allora? L’Alcoa se ne va? No, non se ne va perchè Scajola ha trovato la soluzione: ridiamo lo sconto all’Alcoa (e agli altri “energivori”) trasformandolo in qualcosa di più “digeribile” per l’Europa.

La soluzione viene così descritta dal comunicato stampa ufficiale del governo:
un decreto-legge che predispone le misure necessarie a garantire la messa in sicurezza e il potenziamento del servizio elettrico nazionale nelle Isole maggiori; l’intervento normativo è mirato a porre rimedio per il prossimo triennio, nelle more del necessario potenziamento infrastrutturale, a situazioni critiche nel funzionamento delle reti elettriche in Sicilia e in Sardegna. A tal fine viene istituito un nuovo servizio di fornitura di energia elettrica volto a rendere disponibile a Terna s.p.a., in qualità di gestore e concessionario del sistema di trasmissione e del dispacciamento su ciascuna isola, ulteriori risorse per la migliore gestione del sistema
Decisamente poco chiaro e poco dettagliato, per saperne di più bisogna smanettare con Google e trovare un documento all’interno della rassegna stampa (mi pare di capire che sia un pezzo del Sole 24 Ore):
si offre ai grandi clienti energìvori, Alcoa in primis ma non soltanto, una riduzione sul costo dell`elettricità in cambio della disponibilità concessa a Terna, gestore del sistema di trasmissione, di ridurre o distaccare la capacità di prelievo di energia elettrica dalla rete
In pratica: se accetti che ogni tanto ti possiamo staccare la corrente noi te la passiamo scontata.
A quanto? Pochissimo: 30 euro al megawatt/ora. Mica male, tanto siamo tutti in crisi e ogni tanto una fermata ci può stare…

Avrete notato che il decreto parla sia di Sardegna che di Sicilia: niente di strano, vista la situazione sopra descritta.

Ricapitolando: Sicilia e Sardegna hanno una rete elettrica che fa pietà con infrastrutture che aspettano da anni di passare dalla carta al cantiere e il governo che fa?

Alza le mani!

Infrastrutture? Mai, piuttosto ti stacco la luce…

Cari miei isolani, l’estate prossima state attenti col condizionatore che Scajola vi può lasciare al buio.

Prima di chiudere, sempre dalla rassegna stampa del governo apprendo che le aziende che potrebbero usufruire dello sconto-distacco sono, per la Sardegna, Otefal Sail ed Euroallumina (alluminio, come l’Alcoa), Vinyls ed Equipolymers (chimica), mentre in Sicilia sono Alfa Acciai e Duferco (entrambe acciaio) e i due cementifici di Italcementi (Isola delle Femmine) e Unicem (Priolo).

P.S. Ovviamente l’Alcoa ringrazia



Rinnovabili salvaspazio


Moncada Energy si lancia nel rinnovabile "all-in-one" multifonte. Nello stesso campo più impianti di produzione da più fonti. E ci sono altri esperimenti interessanti. In Sicilia...

La necessità aguzza l'ingegno e il vulcanico Rag. Moncada, titolare di Moncada Energy e da molti considerato il re dell'eolico in Sicilia (e a breve anche in Albania), presenta soluzioni innovative. Partiamo dalla necessità, cioè dai problemi di chi fa rinnovabili in Italia o, peggio ancora, in Sicilia.

I problemi principali vengono sempre dalle autorizzazioni: anni per avere una Via, altro tempo perso per l'allacciamento Enel o Terna...

E, nel frattempo, i corposi incentivi statali decrescono anno dopo anno. Bene, questo il problema.

La soluzione targata Moncada consiste nel prendere due piccioni (in futuro anche tre) con una fava: piazzando pannelli solari alla base delle torri eoliche si produce di più, si spreca meno spazio, si ottiene una produzione di energia più costante, si ottengono le autorizzazioni prima. Perchè se l'area era idonea per farci eolico, figuriamoci per i pannelli solari...

Ma ce di più: la cosa fa bene anche al sistema elettrico, che non gradisce i picchi di produzione ma, al contrario, preferisce una produzione costante.

Ma le rinnovabili, si sa, sono aleatorie. E allora ecco il terzo piccione: in un futuro non troppo lontano, sotto le pale e accanto ai pannelli, dovrebbero essere anche istallate delle turbine a biodiesel che produrranno energia elettrica a prescindere dal sole o dal vento.

Moncada, alcuni mesi fa, è tornato dal Mozambico con in tasca l'accordo per la fornitura di olio di Jatropha curcas. A breve le pale eoliche siciliane puzzeranno di patatine fritte...

Gli ecologisti, a dire il vero, hanno qualche dubbio sulla sostenibilità di una filiera del biodiesel così lunga.

Ma Moncada non è l'unico che, in Sicilia, si sta dando da fare per ottimizzare tempi e spazi: la prossima frontiera consiste nel coprire la sterminata serie di serre della fascia trasformata tra Pachino (Sr) e Licata(Ag) con appositi pannelli solari parzialmente coprenti.

In questo modo la luce passa, il pomodoro cresce (?) e il pannello pompa energia.

Che potrà essere usata, nelle piccole aziende, per abbattere la bolletta e, in quelle più grandi, a migliorare la performance economica della martoriatissima agricoltura siciliana...

Sorgente-Rizziconi: attenti alle compensazioni


elettrodotto-messina-compensazioni-ambientali

Pochi giorni fa, per la precisione il 21 maggio, la Regione Siciliana ha diramato un comunicato stampa attraverso il quale invitava le amministrazioni locali interessate alla realizzazione del nuovo elettrodotto Sorgente-Rizziconi a formulare le proprie richieste in fatto di compensazioni ambientali.

Raggiunto l'accordo con Terna, infatti, arriveranno a breve nove milioni di euro che dovrebbero servire a "mitigare" l'impatto ambientale dell'opera.

Ma c'è da stare attenti, perchè la responsabilità delle amministrazioni locali è grande e la tentazione a spendere quei soldi in tutt'altro modo è forte.

Anzi fortissima perchè, come comunica lo stesso assessorato regionale all'Industria, le opere ammesse sono di due tipi:

Sorgente-Rizziconi: attenti alle compensazioni.

elettrodotto-messina-compensazioni-ambientali

Ci sono nove milioni di euro pronti ad essere spesi nel messinese in compensazioni ambientali, o ad essere sprecati per tappare buche e rifare marciapiedi...

Pochi giorni fa, per la precisione il 21 maggio, la Regione Siciliana ha diramato un comunicato stampa attraverso il quale invitava le amministrazioni locali interessate alla realizzazione del nuovo elettrodotto Sorgente-Rizziconi a formulare le proprie richieste in fatto di compensazioni ambientali.

Raggiunto l'accordo con Terna, infatti, arriveranno a breve nove milioni di euro che dovrebbero servire a "mitigare" l'impatto ambientale dell'opera.

Ma c'è da stare attenti, perchè la responsabilità delle amministrazioni locali è grande e la tentazione a spendere quei soldi in tutt'altro modo è forte. Anzi fortissima perchè, come comunica lo stesso assessorato regionale all'Industria, le opere ammesse sono di due tipi:

Riqualificazione ambientale
Interventi sulla vegetazione (piantumazione aree); dispositivi per l’avifauna (se relativi ad elettrodotti diversi dall’opera in oggetto); sistemazione straordinaria strada rurale; finanziamenti per il monitoraggio degli impatti ambientali residui dell’opera (relativamente ai CEM); recupero e ripristino di ex cave; interventi di mitigazione ambientale di infrastrutture stradali;  sistemazione di boschi; impianti artificiali di specie vegetali a basso portamento da effettuare nelle fasce asservite di linee esistenti; ripristino piste forestali;  finanziamento di progetti di miglioramento ambientale ai fini faunistici di aree protette; realizzazione di percorsi d’accesso alle aree archeologiche.

Riqualificazione urbanistica
Sistemazioni e opere stradali (interventi di manutenzione, realizzazione di fondazioni,       marciapiedi, segnaletica);  riqualificazione urbanistica del centro storico; riqualificazione parco comunale; realizzazione di infrastrutture stradali a servizio delle zone PIP.

Il rischio serissimo, a questo punto, è che con l'aria di crisi che tira questi nove milioni siano utilizzati per fare manutenzione ordinaria e non per limitare gli impatti ambientali dell'elettrodotto.
La legge lo permette, è vero, ma probabilmente la cittadinanza dovrebbe guardare al futuro, aprire bene entrambi gli occhi e sorvegliare attentamente sul modo in cui questi fondi verranno spesi da sindaci e assessori...

Priolo-Augusta: intesa per il nuovo elettrodotto.


Servirà a migliorare la sicurezza della rete, anche in previsione del rigassificatore.

Pochi giorni fa la Regione Siciliana e Terna si erano giurate eterno amore. Oggi arriva il primo figlioletto, seppur piccino.
È stato, infatti, firmato il protocollo d’intesa tra Terna, Regione e Comune di Augusta per la realizzazione di una variante del collegamento a 150 Kv presente nella zona di Priolo-Melilli-Augusta. Una zona densissima di centrali elettriche di tutti i tipi: a gas, a tar e persino idroelettrica (non molto lontano).

Leggendo la nota che annuncia l’accordo, scopriamo che la variante firmata oggi verrà realizzato solo tra qualche anno, quando entrerà in funzione il nuovo collegamento a 380 Kv tra la stazione elettrica di Paternò (in provincia di Catania, il nodo a cui afferisce la corrente portata dalla dorsale appenninica che corre anche sul fondo dello stretto) e Priolo.

La variante della 150 Kv, in questo scenario futuro, servirà ad adattare la situazione alla luce del rafforzamento della dorsale fino a Priolo. Tutto ciò, come si legge nella nota, “anche alla luce degli sviluppi previsti”, cioè del rigassificatore e di tutto il polo del freddo che dovrebbe fargli da contorno.

In ogni caso, una linea elettrica più moderna in Sicilia non fa mai male, visto che il problema della rete è uno dei maggiori limiti alla qualità del servizio e allo sviluppo delle fonti alternative.

Per superare problemi così grossi, però, Terna dovrebbe cominciare a spendere quei famosi 700 milioni di euro fermi nel cassetto a causa dei bolli e dei timbri mai arrivati dalla Regione.

Bene, ora l’accordo con la Regione c’è, non ci sono altre scuse, aspettiamo tutti con ansia l’arrivo di questa rete ultramoderna.

Non sarà molto “smart”, ma almeno sarà più sicura di quella che abbiamo oggi…

Rete elettrica. Pace fatta in Sicilia?



Firmato un protocollo d'intesa tra Terna e Regione. Ma non è tutto oro quel che luccica...

La Regione Siciliana e Terna fanno pace. O almeno depongono temporaneamente le armi...
Oggetto del contendere l'ormai mitico e mitologico potenziamento della rete elettrica siciliana ad alta tensione (la 380Kv, in pratica la dorsale), che in Sicilia, allo stato attuale, è poco più che un filo di rame.

L'intesa prevede “lo scambio di informazioni cartografiche e territoriali e la sperimentazione della Valutazione ambientale strategica”. Cioè, in pratica, saremmo ancora in fase di studio...

Il responsabile del Servizio Via-Vas dell'assessorato regionale territorio e ambiente, Natale Zuccarello “ha dato la propria disponibilità a collaborare con gli enti locali per affrontare e superare le criticità ambientali che possono emergere a seguito della realizzazione delle opere”.

Mi si permetta la battuta: e ci mancherebbe!

Qui qualcuno non ce la racconta giusta: la Regione dice, da anni, che Terna non vuole spendere soldi in Sicilia mentre Terna dice che è la Regione che non mette i bolli...

Ma c'è di più: secondo l'assessore al Territorio e Ambiente Sorbello l'obbiettivo è quello di "dare una risposta concreta alla domanda di sviluppo della Sicilia, garantendo la salvaguardia ambientale attraverso il sistema degli interventi compensativi".

Ma, se conosco a sufficienza l'italiano, se un intervento è “compensativo” vuol dire che un danno è stato fatto, altrimenti non si capisce che cosa dovrebbe compensare Terna o chiunque altro lavori in Sicilia.

In realtà, per dire le cose come stanno, l'accordo di oggi non è altro che l'aggiornamento della vicenda in base al recente Piano energetico regionale che, al Punto 6 a Pag. 14, prevede che nel caso in cui, in sede di conferenza dei servizi, i vari attori non si mettano d'accordo, chi propone l'opera può “ammorbidire” chi la riceve con adeguate misure compensative: riforestazioni, rinaturalizzazioni degli alvei dei corsi d'acqua, disinquinamento di litorali etc. etc..

Il che, sempre se conosco a sufficienza l'italiano, non vuol dire prevenire un danno ma farselo perdonare riparandone un altro...

E, per di più, ancora non abbiamo capito se l'attuale stato della rete siciliana costituisce un limite tecnico allo sviluppo delle fonti rinnovabili oppure no.

Valle del Mela: online il report 2008 e 2009

 

L'associazione Tutela ambiente e territorio ha raccolto tutto il lavoro svolto nel 2008 e 2009 e lo ha concentrato in un unico report.

Per il 2008 il report è abbastanza consistente, ma vale la pena leggerlo per avere una idea di massima di come si vive in quello spicchio di provincia di Messina, tra raffineria e centrale termoelettrica, e capire cosa fanno i politici locali, cosa gli ambientalisti, cosa i sindacati e cosa le associazioni di citadinanza attiva. E' qui.

Ecco invece i link al lavoro svolto nel 2009:

Mi cominciano a girare le pale


Anev lancia l'allarme sullo stato della rete. Ma pochi mesi fa affermava l'esatto contrario. Come sta messo l'eolico?
Qualche mese fa intervistai Simone Togni, segretario nazionale dell'Associazione nazionale energia dal vento (Anev). Gli chiesi se era vero che in Italia, e in Sicilia in particolare, la rete elettrica a media e alta tensione potesse creare problemi all'immissione dell'energia prodotta dalle fonti rinnovabili e, quindi, anche dalle torri eoliche. La risposta fu negativa e categorica, anche se talmente complicata che fui costretto a togliere l'argomento dal montaggio finale perchè nessuno ci avrebbe capito niente...

Lo stesso identico concetto era stato espresso anche in un comunicato stampa congiunto Terna-Anev che, in soldoni, negava qualunque limite tecnico alle rinnovabili.

Oggi. però, leggo su Quotidiano Energia che proprio l'Anev starebbe per inviare una lettera di appello-protesta al Ministero per Sviluppo economico e all'Autorità per l'energia elettrica e il gas. Tema della lettera: se non si aggiornano le reti sono a rischio 1.300 Mw di eolico.

Già oggi ci sono forti restrizioni all'immissione dell'energia prodotta lungo la dorsale appenninica, con picchi di sforamento della capacità tra il 30 e il 100%. In pratica una catastrofe.

Ora mi chiedo, e vorrei una risposta (e per questo invio il link di questo post all'Anev), come stanno messe realmente le cose? Questi famigerati limiti ci sono oppure no?

Ovviamente, a questo punto, si accettano solo risposte monosillabiche.

Cartoline da Milazzo



Una breve carrelata di immagini. Utili a chi vive lontano da una raffineria per vedere come avrebbe potuto essere la sua vita se fosse nato in un altro posto. Magari più a sud.

Nel primo video, una carrellata di immagini della città di Milazzo, dove sorge una raffineria e una centrale a olio combustibile.


Nel secondo video, invece, si vede la zona dove Snam rete gas progetta di realizzare la centrale di ricompressione del gas di Monforte.

Europarlamento. Arrivano i soldi per l'energia.



Stanziati quasi 4 miliardi di euro per gasdotti, elettrodotti, rigassificatori e tecnologie verdi. Confermato il ruolo di porta d'ingresso per il sud Italia. Briciole per le rinnovabili.

Il parlamento europeo ha approvato il maxiemendamento sul finanziamento dei progetti di potenziamento delle infrastrutture energetiche in tutto il continente.

Approvati gli stanziamenti per il gasdotto Galsi (Algeria-Sardegna-Toscana, 120 milioni) e per l'Itgi-Poseidon (Grecia-Italia, 100 milioni) e gli elettrodotti Sicilia-Calabria (ben 110 milioni) e Sicilia-Malta (20 milioni di euro).

L'Europa, in pratica, si vuole costruire una nuova spina dorsale energetica per avere la garanzia di non restare più a secco di energia.

Una curiosità: approvato persino il finanziamento al Nabucco, il gasdotto dei sogni dell'Europa che dovrebbe portare gas dagli ex satelliti sovietici senza passare dalla Russia.

Fa riflettere il cumulo dei finanziamenti per le rinnovabili: appena 565 milioni, tutti in eolico off shore. Per la cattura della CO2 si spenderà il doppio, segno che l'Europa non ha intenzione di ridurre i propri consumi.

Alla faccia di Kyoto...

La valle ferita.



Una raffineria, una centrale termoelettrica ad olio combustibile, mille rischi.
Intervista a Salvatore Crisafulli, vice presidente dell'associazione Tat.

NPR. Visualizing the power grid

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Interessantissima iniziativa della radio pubblica statunitense: sul sito e via etere, tutte le informazioni di cui gli americani hanno bisogno per conoscere a fondo la rete elettrica nazionale e gli impianti di produzione.

Il primo passo verso il risparmio, per un gigante energivoro e distratto come gli Stati Uniti, è conoscere come si fa e come si trasporta l'energia elettrica.

Lodevole, per questo, l'iniziativa di Npr che dal 24 aprile tratta l'argomento con articoli, mappe, podcast disponibili sul sito internet della radio, per chi non potesse ascoltare in diretta sulle frequenze analogiche.

L'impostazione è molto "americana", pragmatica nei testi prima ancora che ecologista, ma va notato che questa è realmente "informazione di servizio" per gli utenti.

Energia. Carbone italiano in Tunisia?


Leggo oggi sulla Home Page di "Quotidiano Energia" che il Direttore generale del ministero dell'Ambiente, Corrado Clini, si è recato nei giorni scorsi in Tunisia per riprendere un vecchio discorso che, per diversi anni, era rimasto sepolto sotto le sabbie del Sahara.
Si tratta dell'interconnessione elettrica tra Tunisa e Sicilia: un cavo sottomarino da 500-1000 MW, dipende se sarà singolo o doppio, che Terna vorrebbe adagiare sul fondo del Canale di Sicilia per connettere le reti ad alta tensione italiana e tunisina.
Scopo del progetto (a cui al tempo aveva lavorato anche l'allora ministro Bersani), produrre rinnovabili in Africa per esportare l'energia in Europa, pagando con incentivi europei l'energia esportata.
O almeno così la raccontano. In realtà nel Memorandum di Intesa di rinnovabili si parla poco o nulla, mentre si cita espressamente una centrale termoelettrica che avrà come combustibile il gas naturale se non, addirittura, il carbone. La scelta dipenderà da mere questioni economiche.
Ma non potevano dircelo?

I dettagli del memorandum di intesa si possono leggere nel comunicato stampa di Terna, che non dice esattamente le stesse cose che si leggono sul sito del governo tunisino.

L'ultima tempesta



Ci mancava pure la tempesta solare...

Se non fosse che è stata addirittura la  Nasa a confermare l'ipotesi, verrebbe veramente voglia di prendere la notizia per una mega bufala.

Anche perchè, come sempre capita in casi del genere, è già partita la corsa alla "bufala di contorno", cioè il collegamento a Nostradamus, il Sacro Graal, il mago otelma o altre frontiere della scienza moderna.

Questa volta ci sarebbe una strana coincidenza con il calendario Maya, ma per avere più dettagli da una fonte decisamente più qualificata è megl o aspettare la puntata di Voyager che di sicuro stanno già realizzando su questo argomento.

Tornando seri, ma solo per un attimo e non oltre il 2011 (voglio morire ridendo), c'è da ribadire, ancora una volta, che il mondo in cui viviamo, e sempre più vivremo in futuro, sembra forte e indistruttibile grazie alla scienza e alla tecnologia ma non è affatto così.

Si dice che la tempesta solare metterà KO le reti elettriche, riportando il mondo al medioevo. Il ministro per la Semplificazione Calderoli esprime soddisfazione (il medioevo era un'epoca molto più semplice di quella attuale), ma avverte già che non verranno tollerate le streghe, le fattucchiere, i nani e i condottieri di origine rom, slava, nordafricana e cinese.

Scherzi a parte, dovremmo meditare sulla complessità del mondo in cui viviamo e iniziare a gestirla meglio...

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