Il futuro dell’energia in Sardegna

Con il nuovo elettrodotto Terna la Sardegna sarà meno isolata dal continente. Per il bene dei sardi? No, dell’industria…

terna-elettrodotto-sottomarino-sardegna
Apprendo dal sito Rinnovabili.it che Terna è in procinto di inaugurare il cavo sottomarino tra la Sardegna ed il continente.

O forse lo ha già fatto, non si capisce bene…

La confusione deriva da un comunicato stampa dell’Anev scritto molto male:

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EOLICO E RETE: TERNA ALLA PRESENZA DELLE MASSIME AUTORITA' DI GOVERNO, INAUGURA L'ELETTRODOTTO CON LA SARDEGNA


Martedì, 10 Novembre 2009 - 17:17

L'INAUGURAZIONE DEL CAVO DI INTERCONNESSIONE TRA IL CONTINENTE E LA SARDEGNA E' UN IMPORTANTE EVENTO CHE PERMETTERA' DI MIGLIORARE LA RETE DI TRASMISSIONE NAZIONALE, RENDERE PIU' EFFICIENTE IL SISTEMA E RIDURRE I COSTI DELL'ENERGIA ELETTRICA. INOLTRE L'INTERCONNESSIONE ELIMINERA' LE CRITICITA' DI DISPACCIAMENTO DELL'ENERGIA ELETTRICA DA FONTE EOLICA SULL'ISOLA, GARANTENDO UNA PRODUZIONE PIU' PULITA. L'ANEV PLAUDE ALLA NUOVA STAGIONE DI INTERVENTI INFRASTRUTTURALI CHE IL GOVERNO E TERNA STANNO AVVIANDO PER RISOLVERE IL NODO RETI CHE AFFLIGGE IL SETTORE ELETTRICO ITALIANO PER TROPPI ANNI RIMASTO FERMO E CHE OGGI DEVE NECESSARIAMENTE VEDERE UN ULTERIORE IMPULSO PER VENIRE INCONTRO AGLI OBIETTIVI NAZIONALI E INTERNAZIONALI IN TEMA DI RINNOVABILI


TERNA inaugura il primo cavo dell'elettrodotto Sa.Pe.I. che collega la Penisola alla Sardegna. Tale importante opera infrastrutturale consentirà di sbottigliare le congestioni di rete dell'area insulare sarda, grazie ad una interconnessione funzionale all'esportazione e all'importazione di energia elettrica su base commerciale, aumentando l'offerta e la concorrenzialità delle forniture a beneficio dell'intero sistema elettrico nazionale. In questo contesto anche il settore eolico potrà beneficiare delle positive ripercussioni che la rete avrà e che consentiranno una minor criticità di operatività della rete locale.
 
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Questo il comunicato stampa, l'ho solo accorciato.

Come potete leggere da soli, tra presenti e futuri (i grassetti sono ovviamente miei) si capisce ben poco.
Partiamo dalla domanda: perchè l’Anev, il giorno dopo l’arresto del suo presidente, tira fuori un comunicato di gaudio per un elettrodotto?

Perchè la Sardegna, per l’eolico, è regione ghiottissima: buon vento, buoni crinali, grandi spazi liberi: il potenziale eolico della Sardegna è veramente ottimo, potrebbe realmente dare una mano al resto dell’Italia.
Certo, ogni tanto in Sardegna le pale eoliche si incastrano sotto i ponti della SS131, ma è colpa della strada, non delle pale…

Il problema, con l’eolico, sono sempre i cavi, anche se il segretario dell’Anev, Simone Togni, più di una volta ha tentato di smentire questo problema.



Le pale, infatti, se girano producono molta elettricità in breve tempo e causano un picco di tensione notevole. Se non c’è una rete elettrica robusta sono guai e, per evitare che salti tutta la rete, si impone la fermata degli impianti eolici.

Serve, inoltre, una via d’uscita per l’energia nel caso sia troppa.

Ecco, allora, che viene in aiuto il cavo Sapei e l’Anev è contenta.

Ma poco importa, perchè non sto scrivendo questo post per fare la festa al Sapei, il mega cavo dei record lungo 420 km e poggiato a 1600 metri sul fondo del mare.

No, non mi interessano i dettagli tecnici.

Mi interessa fare un poco di salsa sul perchè e sul per come.

A che serve sto cavo? A molte cose. Tutte molto interessanti.

Partiamo dall’esistente: oggi la Sardegna è una regione “energeticamete inutile” per il resto del mondo. Non si offendano i sardi, intendo semplicemente dire che la loro regione è completamente scollegata dal resto del paese: niente elettrodotti (ce n’è solo uno piccolino con la Corsica) niente gasdotti, niente di niente.

La Sardegna, oltre a non avere un solo km di autostrade, non ha neanche un metro cubo di gas. Nel vero senso della parola: non ci sono giacimenti locali, quindi niente metano in Sardegna.

Ma non per molto…

Sta arrivando il Galsi, un gasdotto che userà la Sardegna come ponte tra nord Africa e Italia.

Facciamo uno più uno: l’isola è stata per millenni totalmente isolata, di qui a poco sarà inondata di gas africano e potrà importare e, soprattutto, esportare energia elettrica nel resto dell’Italia.

Un bel cambiamento, mica roba da poco…

Oggi la Sardegna va avanti a carbone, locale, e gasolio, importato via nave o prodotto nelle raffinerie locali, dove ogni tanto, come in ogni raffineria che si rispetti, succede qualche incidente.

Le centrali elettriche sono tutte alimentate con questi due combustibili. Alla faccia di Kyoto e dell’ecologia.
Ma i limiti geografici non si superano da un momento all’altro, bisogna pure capirlo.

Effettivamente le cose per i sardi cambieranno: col nuovo gasdotto verranno riempiti di centrali a ciclo combinato turbogas-vapore, produrranno un sacco di energia elettrica e la potranno esportare in Italia attraverso il cavo sottomarino di cui sopra.

Questo se tutto va bene, perchè se va come dicono le male lingue i sardi staranno anche peggio.

L’elettricità da trasportare con il cavo mica deve essere per forza fatta con il gas. Qualcuno ha messo insieme un po’ di indizi e, malalingua, è convintissimo che si farà con l’uranio. Centrali nucleari.

Speculazioni?
Può essere, assolutamente sì.


Ma anche assolutamente no perchè non appena il cavo entrerà realmente in funzione al 100%, oltre a ridurre drasticamente i black out in Sardegna porterà anche la possibilità di esportare energia elettrica. Qualunque sia la fonte dalla quale questa energia verrà prodotta.

E la Sardegna, se proprio dobbiamo dirla tutta, è sempre stata considerata tecnicamente idonea all’istallazione di una centrale nucleare: acqua a volontà, scarsa sismicità, pochi abitanti e tanto spazio libero intorno alla centrale in caso qualcosa vada storto.

Mancava solo il cavo, a breve ci sarà.

La accendiamo?

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