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Quattro big dell'energia abbandonano i progetti nucleari in Romania: costano troppo

Quattro big dell'energia abbandonano i progetti nucleari in RomaniaBrutte notizie per i progetti di espansione della centrale nucleare di Cernavoda nel sud est della Romania: Gdf-Suez, Rwe e Iberdrola hanno appena annunciato di tirarsi fuori dalla costruzione del terzo e quarto reattore della centrale. In passato si era già defilata la ceca Cez.

In un comunicato congiunto Gdf-Suez, Rwe e Iberdrola spiegano i motivi della fuga dal nucleare romeno:

Le incertezze economiche e di mercato riguardanti questo progetto, collegate in gran parte con la crisi finanziaria, non sono più compatibili con il fabbisogno di capitale del progetto di una nuova centrale nucleare

Anche se, in realtà, non si tratta di una nuova centrale ma del completamento di un impianto nucleare vecchio, voluto dal dittatore Ceauşescu. A portare avanti la costruzione del reattore tre e quattro di Cernavoda, quindi, restano solo Enel, Arcellor Mittal e Nuclearelectrica. Il costo previsto alla firma degli accordi era di quattro miliardi di euro per due reattori di tipo Candu da 720 MW ciascuno ma, evidentemente, è cresciuto un po'...

Via | Romania-Insider
Foto | Wikipedia

Enel Green Power sbarca in Borsa, con la benedizione dell'Economist

Enel Green Power sbarca in Borsa, con la benedizione dell\'Economist


E' iniziata la gigantesca raccolta di fondi di Enel che ha lanciato l'offerta pubblica di acquisto per Enel Green Power (Egp), cioè la sua controllata specializzata in energie rinnovabili. Gigantesca perché la stessa Enel ammette di aspettarsi una forchetta di prezzo compresa tra i 9 miliardi di euro e i 10,5 miliardi.

Numeri impegnativi, ma a quanto pare tutt'altro che irraggiungibili visto che Egp ha già ricevuto la benedizione dell'Economist che ha messo a confronto la capacità produttiva dei big europei arrivando a stabilire che Egp è molto appetibile rispetto ai suoi concorrenti.

Enel Green Power, infatti, avendo una grossa produzione idroelettrica non avrà incassi strettamente vincolati agli incentivi. Non che la produzione idroelettrica non sia incentivata, ovviamente: solo che non soffre degli sbalzi d'umore del meteo come l'eolico o il fotovoltaico.

Ne deriva un "load factor", cioè una possibilità di utilizzare realmente la capacità produttiva, molto alto rispetto ad altri concorrenti europei. Esempio dell'Economist:

Nel 2009 Enel Grenn Power ha prodotto, con i suoi 5,7 GW di capacità istallata, quasi la stessa elettricit di Iberdola che ha una capacità di 10.8 GW, ma quasi tutto eolico

Eolico che, ammette però lo stesso Economist, è in ogni caso nei piani di Egp. Il settimanale inglese, invece, non vede molto di buon occhio l'accordo tra Enel, St Microelctronics e Sharp per la costruzione di una fabbrica di pannelli fotovoltaici a Catania.

Un progetto definito dall'Economist "intriguing ambitions": affascinante ma inusuale per una utility dell'energia elettrica.

Via | The Economist
Foto | Flickr
Questo post l'ho scritto per Ecoblog

Rinnovabili salvaspazio


Moncada Energy si lancia nel rinnovabile "all-in-one" multifonte. Nello stesso campo più impianti di produzione da più fonti. E ci sono altri esperimenti interessanti. In Sicilia...

La necessità aguzza l'ingegno e il vulcanico Rag. Moncada, titolare di Moncada Energy e da molti considerato il re dell'eolico in Sicilia (e a breve anche in Albania), presenta soluzioni innovative. Partiamo dalla necessità, cioè dai problemi di chi fa rinnovabili in Italia o, peggio ancora, in Sicilia.

I problemi principali vengono sempre dalle autorizzazioni: anni per avere una Via, altro tempo perso per l'allacciamento Enel o Terna...

E, nel frattempo, i corposi incentivi statali decrescono anno dopo anno. Bene, questo il problema.

La soluzione targata Moncada consiste nel prendere due piccioni (in futuro anche tre) con una fava: piazzando pannelli solari alla base delle torri eoliche si produce di più, si spreca meno spazio, si ottiene una produzione di energia più costante, si ottengono le autorizzazioni prima. Perchè se l'area era idonea per farci eolico, figuriamoci per i pannelli solari...

Ma ce di più: la cosa fa bene anche al sistema elettrico, che non gradisce i picchi di produzione ma, al contrario, preferisce una produzione costante.

Ma le rinnovabili, si sa, sono aleatorie. E allora ecco il terzo piccione: in un futuro non troppo lontano, sotto le pale e accanto ai pannelli, dovrebbero essere anche istallate delle turbine a biodiesel che produrranno energia elettrica a prescindere dal sole o dal vento.

Moncada, alcuni mesi fa, è tornato dal Mozambico con in tasca l'accordo per la fornitura di olio di Jatropha curcas. A breve le pale eoliche siciliane puzzeranno di patatine fritte...

Gli ecologisti, a dire il vero, hanno qualche dubbio sulla sostenibilità di una filiera del biodiesel così lunga.

Ma Moncada non è l'unico che, in Sicilia, si sta dando da fare per ottimizzare tempi e spazi: la prossima frontiera consiste nel coprire la sterminata serie di serre della fascia trasformata tra Pachino (Sr) e Licata(Ag) con appositi pannelli solari parzialmente coprenti.

In questo modo la luce passa, il pomodoro cresce (?) e il pannello pompa energia.

Che potrà essere usata, nelle piccole aziende, per abbattere la bolletta e, in quelle più grandi, a migliorare la performance economica della martoriatissima agricoltura siciliana...

Enel vende Rete Gas. E non cambia un tubo...


Enel Rete Gas passa di mano da un'azienda statale a un'altra. Per il bene della concorrenza? Si attende il parere dell'Antitrust.
Come precedentemente annunciato, il Cda di Enel ha deliberato la cessione dell'80% di Enel Rete Gas a F2i e AxaPrivate Equity.

Enel, così scende sotto il 20% del capitale dell'azienda di distribuzione del gas che smista il 12% del metano che gira in Italia e accontenta i voleri dell'Antitrust.

L'autorità per la concorrenza, infatti, aveva "notato" l'abbondante presenza della Cassa depositi e prestiti sia nel capitale di Enel che di Rete Gas (ma anche Eni e Terna...).

Ora la stessa Antitrust dovrà dare il proprio parere sulla vendita della quota di maggiornaza di Enel Rete Gas e, a questo punto, sarà interessante vedere se, come e perchè, l'affare va in porto visto che per i consumatori e per la concorrenza, alla fin fine, non cambierà poi molto dopo questa cessione...

Scajola, l'atomo, la matematica...


Io non sono mai stato bravo in matematica, a dire il vero non l'ho mai studiata con passione.

Una volta la professoressa mi disse che io non la studiavo perchè lei mi stava antipatica e che quello sarebbe stato uno degli errori della mia via.

Io le risposi che ciò che diceva non era vero, perchè la matematica non la studiavo neanche con le professoresse simpatiche...

Oggi leggo le dichiarazioni di Scajola, che all'assemblea di Confindustria ha affermato che entro il 2018 l'Italia avrà la sua prima centrale nucleare funzionante.

Sono appena nove anni. Da studente poco appassionato di matematica, nove mi è sempre sembrato un numero piccolo, ma non è questo il problema.

Scajola ha anche detto che a regime avremo il 25% di fabbisogno elettrico nazionale coperto dal nucleare.

Mi è venuto il tarlo e sono andato a rileggermi i dati Terna sul fabbisogno...

Nel 2007 abbiamo consumato, tra energia prodotta in Italia e importata dall'estero, quasi 319 TWh (terawatt'ora, non importa quant'è, è un sacco...). Per il 2008 ancora i dati non sono disponibili ma già si sa che saranno inferiori a causa della crisi, quindi non li prendo neanche in considerazione. Mi servono numeri reali.

Non ho mai costruito una centrale nucleare in vita mia, ma da notizie trovate in rete mi risulta che una centrale come le 4 che dovrebbero arrivare in Italia grazie al recente accordo Enel-Edf produrrà circa 1.600 MWp (megawatt di picco, cioè a pieno regime) per un totale annuale di 11,5 TWh.

Dati riferiti a una sola centrale.

Se vogliamo arrivare al 25% dei 319 TWh di cui sopra, quindi, dobbiamo produrre poco meno di 80 TWh da fonte nucleare.

Il discorso, a questo punto, è che le centrali non saranno 4, ma almeno 7.

Per la precisione ne dovremmo costruire 6,9565217391304347826086956521739.

Una gioia per i cartografi!

Metano: una mano lava l'altra.



Enel annuncia la vendita dell'80% di Rete Gas. Ma la liberalizzazione non muove un passo...

Fulvio Conti, Ad di Enel, ha promesso che durante la prossima riunione del Cda dell'azienda verrà affrontato il tema della cessione dell'80% di Enel Rete Gas.

Enel Rete Gas, come il nome lascia intentedere, è la controllata che si occupa di distribuire il gas. Per la precisione il metano di città, quello che entra nelle case dei più fortunati tra gli italiani. Per essere ancora più precisi sono serviti circa 1.200 comuni italiani, tramite 31.000 km di tubi attraverso i quali scorre il 12% del metano consumato in italia.

La vendita di Rete Gas, a dire il vero, non è poi una scelta ma un obbligo visto che l'antitrust ha più volte sollecitato la Cassa depositi e prestiti (ente statale che possiede, insieme al Tesoro il 30% di Enel) ad uscire dalla società di distribuzione gas per evidente conflitto di interessi.

Lo stesso conflitto che deriva, sempre per la Cassa, dal partecipare all'azionariato di Eni, Enel, Terna e di tutte le altre big ex(?) statali.

La notizia, quindi, potrebbe essere accolta con un sospiro di sollievo, ma in realtà è meglio non gioire troppo.

Perchè a papparsi l'80% di Rete Gas, molto probabilmente, sarà F2i.

Mai sentita? La sigla sta per Fondi italiani per le infrastrutture e nel capitale possiamo trovare: Cassa depositi e prestiti, Banca Infrastrutture Innovazione e Sviluppo (Gruppo Intesa Sanpaolo), UniCredit, Lehman Brothers e Merrill Lynch (o meglio, quel che ne resta...), Fondazione Cariplo, Fondazione Monte dei Paschi di Siena, Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna, di Cuneo, di Forlì, di Padova e Rovigo, e di Torino, Inarcassa e Cassa Previdenza ed Assistenza dei Geometri.

Cioè, in pratica, Stato+Banche+Professionisti delle commesse pubbliche...

Da tutta questa operazione, alla fine, la concorrenza ne guadagnerà?

Letture consigliate: questa e questa.

Enel-Cerano: dieci arresti tra Brindisi e Reggio Calabria

centrale_elettrica_enel

Disastro ambientale e associazione a delinquere finalizzata all’attività organizzata di traffico illecito di rifiuti pericolosi sono i capi d'imputazione. Dieci sono gli arrestati, tra loro anche dipendenti Enel.

All'indagine, partita nel 2005, hanno collaborato persino i servizi segreti. Segno che la cosa è grossa...

Secondo gli inquirenti tonnellate e tonnellate di rifiuti tossici, provenienti dalla centrale termoelettrica a carbone di Cerano, Brindisi, venivano riclassificati giocando con le carte e fatti diventare semplicissimi rifiuti inermi. Poi venivano accatastati in una cava d'argilla nel reggino. Una zona, per di più, sottoposta a vincoli idrogeologici e paesaggistici.

A muovere questa massa di rifiuti, anche dipendenti Enel (alcune fonti parlano addirittura di funzionari). Quel che è certo è che roba del genere non sparisce nel nulla senza che qualcuno di importante lo sappia e lo copra...

Per maggiori dettagli sulla vicenda vi do la fonte: Uno Notizie.

Per vedere la centrale ci sono video su youtube, come questo.

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