Visualizzazione post con etichetta Raffineria. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Raffineria. Mostra tutti i post

Sarroch (Ca): tre operai muoiono in raffineria.

Tragedia alla Saras (Gruppo Moratti): tre giovani operai muoiono per asfissia nell'impianto di hydrocracking. Era fermo per manutenzione.
Le notizie disponibili sono poche e ancora tutte da confermare. Per ora si sa che sono morti in tre, probabilmente per asfissia.

Ma il tempo e le dovute e immancabili polemiche metteranno in discussione presto questa versione.

Gigi Solinas, 27 anni, Bruno Muntoni, 52 anni, sposato e padre di tre figli e Daniele Melis, di 26 anni, tutti di Villa San Pietro e tutti dipendenti di una ditta esterna alla Saras, a quano pare si trovavano in un vano parzialmente chiuso ad eseguire lavori di manutenzione nell'impianto MHC1.

Una fuga di gas li avrebbe uccisi in breve tempo e, quando è arivato il 118, tutto era già finito.

Come la vita di questi tre operai, due dei quali morti ancor prima di metter su famiglia e il terzo troppo giovane per lasciare la propria...

Petrolio: un futuro non convenzionale.

Si è chiuso il Workshop Safe dal titolo:  “Convivere con gli idrocarburi. Come e per quanto? Quale ruolo per il gas naturale?”. Per il centro studi le fonti migliori per il futuro sono petrolio e gas. Ma non come li conosciamo oggi...

Vi starete chiedendo che cosa sia il Safe.


La sigla sta per "sostenibilità ambientale fonti energetiche" e sembra molto rassicurante.


In realtà il centro studi è un think tank legato a doppio filo ai ministeri (Affari esteri, Ambiente e Sviluppo economico) e all'industria dell'energia (Assoelettrica, Assomineraria, Assosolare, Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati e Unione Petrolifera).


Ogni anno il Safe organizza un master rinomatissimo nel settore e un workshop a cui partecia tutta l'"energia bene" d'Italia.


I risultati dei lavori di quest'anno non sono ancora disponibili, ma è stato rilasciato un ottimo comunicato stampa che sintetizza perfettamente la posizione del centro studi.


Una posizione, per così dire, molto realista e istituzionale e, di conseguenza, molto poco coraggiosa.

G8 Energia. L'industria del petrolio ha paura.


Nobuo Tanaka (IEA): la crisi taglia le gambe agli investimenti in tecnologia e sviluppo che scendono sia per l'upstream petrolifero (-21%) che per le rinnovabili (-38%).

Il petrolio a 30-40 dollari al barile preoccupa le big del mercato, ma anche l'istituzione internazionale che dovrebbe controllarne l'operato: Nobuo Tanaka, direttore esecutivo dell'International energy agency, ha portato a Roma al g8 Energia (probabilmente il g8 per eccellenza, quello più importante tra gli incontri italiani, visti i tempi di crisi) il dossier dell'agenzia che riporta tutti i dati dell'industria dell'energia.

Un comparto, afferma Tanaka, in forte sofferenza.

Il perchè lo spiega facilmente l'italiana Eni, per bocca del suo Presidente Roberto Poli: se il prezzo non torna stabilmente tra i 60 e i 70 dollari al barile non ci sono soldi per fare nuove ricerche e per lavorare i "greggi non convenzionali" .

Perchè, ormai lo ammette pure l'industria, il greggio classico, quello che sgorga abbondante e senza troppi problemi (e costi) d'estrazione, è in esaurimento. Per citare alcuni studiosi a lungo bistrattati: sta finendo l'era del cheap oil.

Inizia l'era dello sfruttamento forzato dei giacimenti (pompando gas o vapore nei giacimenti, così aumenta la pressione e il petrolio torna a salire, lo si fa già in molti pozzi) e quella dei greggi non convenzionali: scisti e sabbie bituminose, i greggi polari, i greggi fino a qualche tempo fa ritenuti troppo "heavy".

I greggi, per dirla in altre parole, che nessuno avrebbe mai voluto essere costretto ad estrarre. Perchè, in alcuni casi come le sabbie bituminose canadesi, in realtà non sono neanche petrolio ma ci diventano con un lungo, e inquinante, processo che costa molti soldi e molta energia.

E se il petrolio non torna a salire, trasformare in petrolio ciò che petrolio non è costa più di quanto ci si guadagna a venderlo...

Che pensare, allora, di questa congiuntura economica? Dovremmo sperare che il petrolio torni a salire, "per il bene di tutti"?

O forse l'industria petrolifera dovrebbe prendere il toro per le corna e, dopo anni di politiche assai poco coraggiose e lungimiranti, cercare di non ripetere gli errori del passato?

L'Iea, a quanto pare, suggerisce il primo tipo di soluzioni. Speriamo che abbia ragione, anche se in passato ha avuto abbondantemente torto...

La superpetroliera al varo da Trapani




Copio e incollo dall'Agi, visto che è già bella dettagliata, aggiungo solo che qualche mese fa il cantiere è stato sequestrato per piccole irregolarità sulla sicurezza degli operai...

(AGI) - Trapani, 21 mag. - Hanno preso il via le operazioni per il varo tecnico della “Marettimo M.”, la piu’ grande petroliera mai costruita in Sicilia, realizzata dal gruppo Satin-Cantiere navale di Trapani. La nave, un autentico gigante del mare, dalla lunghezza di 136 metri, 26 di larghezza e 18 mila tonnellate di portata, sara’ messa definitivamente in mare venerdi’. Le operazioni, molto delicate considerato le grandi dimensioni della nave, sono partite questa mattina. Lo scafo della petroliera era stato gia’ spostato nei giorni precedenti, grazie a dei carrelli speciali della compagnia olandese Mammoet, che hanno permesso di posizionare la petroliera sulla banchina in direzione della nave semi-sommergibile “Fjell” della Fairstar. All’alba la “Marettimo M.” ha continuato lo spostamento sui carrelli, fino a salire a bordo dello speciale pontone “Fjell”, che nel pomeriggio uscira’ dal porto di Trapani, per raggiungere il fondale necessario per immergersi: riempiendo i comparti zavorra, portera’ finalmente in acqua la petroliera che a questo punto verra’ rimorchiata all’interno del porto del capoluogo per essere completata. La nave e’ stata costruita interamente nel Cantiere navale di Trapani, commissionata dalla compagnia di navigazione Augusta Due. La maxi commessa di 40 milioni di euro e’ stata affidata al Gruppo Satin-Cnt nel 2006, ed ha impiegato una forza lavoro di circa 400 uomini, compreso l’indotto. “Marettimo M.” (M. sta per Mednav) e’ dotata dei piu’ avanzati mezzi di sicurezza, tra cui la doppia carena, un’intercapedine di circa 1,5-2 metri tra lo scafo esterno e le cisterne di carico che impedisce, in caso di collisione, che il carico si versi in mare. La nave, una “ice class”, ovvero dotata di particolari rinforzi che la rendono adatta a navigare anche nei ghiacciai, verra’ impiegata in Europa. Un autentico “gioiello” di ingegneria navale, costruita interamente dalle maestranze siciliane. (AGI)

Rigassificatore Priolo. Salta la conferenza dei servizi.

sindaco-rizza-priolo

Appena quattro rige per rimandare sine die la conferenza dei servizi per il rigassificatore di Priolo. Nessuna spiegazione sul perchè.
Quattro righe, queste:

PALERMO – Su richiesta del sindaco di Priolo, in rappresentanza dei sindaci dell’area e della provincia di Siracusa, la conferenza dei servizi, che oggi doveva procedere all’esame del progetto per la realizzazione di un terminale di rigassificazione nell’area industriale di Priolo, è stata rinviata a data da destinarsi.

E' lo scarno comunicato con cui la Regione Siciliana annuncia che la conferenza dei servizi sul rigassificatore di Priolo è stata annullata in seguito alla richiesta del Sindaco di Priolo Antonello Rizza che doveva partecipare anche in rappresentanza degli altri sindaci della zona interessata all'opera.

Non è chiaro, però, il perchè. Nè si sa se l'iniziativa di rinviare la conferenza dei servizi sia di Rizza o di qualcun altro dei colleghi che avrebbe dovuto rappresentare.

Forse (speriamo) domani daranno qualche spiegazione...

Sealine Tirrenica: arriva la Class Action.

sealine-tirrenica-blog

Lo avevano preannunciato, aspettavano solo la legge. Ora è arrivata...
"Se vorranno farla qui, pagheranno caro. E capiranno che gli conviene farla da un'altra parte...".

Era stato chiarissimo l'Arch. Crisafulli: qualunque nuovo impianto nella Valle del Mela dovrà passare sul cadavere della Tat, l'associazione tutela ambiente e territorio.

Puntuale come un orologio, allora, arriva l'avviso di Class Action contro Snam Rete Gas. Cioè l'Eni.

L'azione giudiziaria collettiva è resa possibile dal neo-quasi-nato Ddl Sviluppo, che la permette ma ne vieta la retroattività. In altre parole, per essere brevi, i cittadini della Valle del  Mela non potranno chiedere il conto dei danni subiti prima dell'entrata in vigore della legge.

Che, tra l'altro, ancora non è neanche entrata visto che manca l'ultimo passaggio (passeggiata?) alla Camera dei Deputati.

In ongi caso, cavilli a parte, la Class Action proposta dalla Tat è contro la Sealine, che ancora deve essere costruita, quindi rientrerebbe nella norma, qualora non venisse ulteriorimente diluita...

Contro l'Eni, in bocca al lupo ai "quattro amici al bar".

P.S. tutti i dettagli li trovate qui.

Le mani del Governo sul petrolio lucano?



Il Ddl Sviluppo, uno strano comunicato stampa, un pozzo di soldi in arrivo...

Su un blog lucano ho trovato una notizia dai molti aspetti interessanti.

Si tratta della nuova procedura di concessione delle licenze per esplorare il territorio in cerca di idrocarburi e per estrarre gli idrocarburi stessi.

Tali autorizzazioni, secondo la nuova norma, non prevederebbero più il passaggio dalla Regione competente: basta un accordo con il Governo nazionale per iniziare a trivellare.

La procedura è inserita nel Ddl Sviluppo, da pochi giorni approvato al Senato e di cui ho già evidenziato altri aspetti interessanti per il sud Italia.

La pesante critica a questa scelta, invece, è contenuta in un ancor più pesante comunicato stampa del Dipartimento Ambiente e Territorio della Regione Basilicata, che afferma (testualmente) che la Basilicata in questo modo viene trattata come la Nigeria o altri paesi africani.

La cosa che mi stupisce, in tutto questo, è che il comunicato stampa in questione (intitolato “Le mani del Governo sul petrolio lucano”) non sembra nemmeno la classica comunicazione istituzionale ma, al contrario, pare quasi un appassionato post di un blog locale.

Fatto sta che, per correttezza, va detto che la Basilicata un po' ci perde ma molto ci guadagna: nello stesso Ddl Sviluppo, infatti, è contenuto anche l'aumento delle accise sui prodotti petroliferi dal 7% al 10%.

E considerando che già oggi i lucani guadagnano oltre 100 milioni di euro l'anno di royalities forse non hanno solo motivi per recriminare. Anzi, c'è chi è stato trattato molto peggio...

Ecodem Sicilia: no al nucleare, al più presto i decreti attuativi delPears.

ecodem-sicilia

Gli ecodem siciliani si sono riuniti sabato scorso a Castellammare del Golfo (Tp) per parlare di metanizzazione dei comuni e, più in generale, di energia.
Per farlo il presidente regionale Bellassai ha scelto due signori ospiti: il Prof. Celidonio Dispenza e il Prof. Giorgio Beccali, rispettivamente Responsabile Scientifico e Coordinatore del Gruppo di Studio che ha redatto il Pears, il nuovo piano energetico siciliano.

Meglio di loro due, che lo hanno scritto, il Pears non lo conosce proprio nessuno. Anche per questo non ho potuto fare a meno di fare a entrambi alcune domande e, nei prossimi giorni, metterò online una gustosissima intervista doppia.

Oggi, però, è bene fare il punto della posizione ecodem.

In sintesi: secco no al nucleare, apertura ai rigassificatori (che, a detta di Bellassai, hanno un impatto ambientale trascurabile) e alla riconversione delle centrali termoelettriche da olio combustibile a ciclo combinato turbogas. Per quanto riguarda i termovalorizzatori dei rifiuti, invece, la posizione espressa da Bellassai non è chiarissima. Ma non per colpa sua...

Gli ecodem, in pratica, aspettano di vedere le carte. Il problema dei rifiuti esiste e non si registra una chiusura completa verso la possibilità di costruire uno o più impianti di termovalorizzazione.

Ma bisogna vedere come e che tipo di impianto, garantendo, insomma, l'uso di tecnologie mature e passando comunque da una robusta dose di raccolta differenziata.

Ma è sulle rinnovabili che il discorso si è fatto interessante: a detta di Bellassai, infatti, il Pears è fatto bene e prevede il giusto sviluppo delle fonti alternative agli idrocarburi. Buono anche il limite all'eolico nelle zone di pregio archeologico o paesaggistico.

Meno buono, invece, il tempo già passato e che ancora passerà prima di vedere il piano messo in pratica, grazie ai decreti attuativi dell'assessorato regionale all'Industria.

In altre parole: per il momento, per gran parte dei temi più caldi, la posizione del Pd in fatto di energia e ambiente non è poi molto distante da quella del governo regionale.

Ne prendiamo atto in attesa, anche noi, di vedere i decreti dell'assessore Pippo Gianni.

Royalties: quanto rende la trivella.


La trivella rende oltre 260 milioni di euro l'anno. Tutti i dati ufficiali dell'Unmig.

L'Unmig, l'Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e la geotermia, ha appena fornito i dati sulle royalties pagate dalle aziende petrolifere a Stato e Regioni in cambio delle concessioni a estrarre petrolio e gas naturale.

E sono dati interessanti: la regina si conferma essere la Basilicata (il Texas italiano) che fa incetta di introiti con oltre 100 milioni di euro di incassi da royalties. Ma ecco la lista completa:




  1. Basilicata   
    102.685.455,30




  2. Emilia Romagna   
    12.693.022,16




  3. Calabria   
    6.670.316,82




  4. Puglia   
    3.786.024,36




  5. Molise   
    1.428.354,79




  6. Piemonte   
    1.351.562,40




  7. Sicilia   
    643.516,42




  8. Abruzzo   
    312.051,91




  9. Marche   
    146.472,50



Per un totale di  129.716.776,66 di euro. A questi vanno aggiunti altri 113.523.213,04 di euro che spettano allo Stato per le perforazioni in alto mare.

Se per lo Stato 113 milioni non sono moltissimi, per una regione come la Basilicata è evidente che 102 milioni sono la manna dal cielo. Cifre del genere la dicono lunga sulla "attrattività" dell'industria mineraria, specialmente al sud.

Anche perchè, nel caso della Basilicata, quasi 40 milioni provengono dalla Shell, quindi sono da considerare come finanziamenti esteri. Nel caso della Sicilia, invece, quei seicento e rotti mila euro di royalties sono tutti pagati da Eni, quindi si possono considerare un finanziamente indiretto dello Stato italiano.

Forse è per questo che il Presidente Lombardo insiste tanto per far spostare in Sicilia la sede legale delle aziende che operano nel settore petrolifero della raffinazione e produzione di energia?

Gela. Il pieno in spiaggia.


Momenti di paura su una spiaggia di Gela dove è stato trovato un fusto portato dal mare. Si temeva fosse radiattivo. E' andata meglio: era olio combustibile.

Povera Gela, non smette mai di stupire...
Nel primo pomeriggio di ieri, verso le 15, approfittando della bella giornata in molti si erano recati in spiaggia. Ad un tratto la sorpresa: portato dalle onde arriva un fusto.

Prima stupore, poi curiosità, infine paura. Interviene la Capitaneria di porto, che chiama i pompieri del gruppo Nucleare, batteriologico, chimico e radiologico (NBCR, quelli con le tute strane...).

Fatti i dovuti accertamenti l'allarme è rientrato, visto che il fusto conteneva solo "innocuo" olio combustibile per imbarcazioni. La Capitaneria di porto sta studiando i numeri di serie del fusto, per cercare di rintracciare la nave che lo ha perso.

Ma con tutto quello che passa da quel golfo sarà difficile...

Valle del Mela: online il report 2008 e 2009

 

L'associazione Tutela ambiente e territorio ha raccolto tutto il lavoro svolto nel 2008 e 2009 e lo ha concentrato in un unico report.

Per il 2008 il report è abbastanza consistente, ma vale la pena leggerlo per avere una idea di massima di come si vive in quello spicchio di provincia di Messina, tra raffineria e centrale termoelettrica, e capire cosa fanno i politici locali, cosa gli ambientalisti, cosa i sindacati e cosa le associazioni di citadinanza attiva. E' qui.

Ecco invece i link al lavoro svolto nel 2009:

Cartoline da Milazzo



Una breve carrelata di immagini. Utili a chi vive lontano da una raffineria per vedere come avrebbe potuto essere la sua vita se fosse nato in un altro posto. Magari più a sud.

Nel primo video, una carrellata di immagini della città di Milazzo, dove sorge una raffineria e una centrale a olio combustibile.


Nel secondo video, invece, si vede la zona dove Snam rete gas progetta di realizzare la centrale di ricompressione del gas di Monforte.

La valle ferita.



Una raffineria, una centrale termoelettrica ad olio combustibile, mille rischi.
Intervista a Salvatore Crisafulli, vice presidente dell'associazione Tat.

Nucleare. Ritorni di fiamma...


A Palermo il Gotha nazionale dell'energia si è riunito per raccontare nuovamente ai siciliani il futuro del settore. Rinnovabili? Rigassificatori e nucleare...

Mi chiedo (retoricamente) come mai da qualche tempo a questa parte Palermo sia diventata la nuova capitale della convegnistica sul tema dell'energia...

Ultimo atto: "Sud 2007-2013, l'ultima occasione", ovvero come utilizzare i fondi europei per cambiare il volto del settore energetico di una regione che, in passato, ha dato già parecchio. Ma, a quanto pare, può dare molto ancora.

Apre le danze Miccichè: "Temo più le raffinerie che le centrali nucleari", e invita l'ad di Enel Fulvio Conti a costruire nuove centrali nucleari proprio in Sicilia. Conti, educatamente, ringrazia: "Ben vanga l'azione del governo che vuole ripristinare il nucleare, abbandonarlo è stata una decisione sciagurata".

E, già che c'è, ne approfitta per togliersi un sassolino dalla scarpa e tirare una frecciatina all'assesore regionale all'Industria Pippo Gianni: "Per il rigassificatore di Prto Empedocle è tutto bloccato alla Regione siciliana perchè manca la firma dell'assessore all'Industria". Lo stesso rigassificatore su cui ha votato la popolazione locale nei giorni scorsi con scarsa affluenza ma con abbondanti no.

Pippo Gianni, che non perde occasione per ricordare quante cose abbia già firmato dopo anni di immobilismo e sonnolenza, rispedisce al mittente: "Conti sa bene che questo assessorato ha sbloccato in soli sei mesi un iter che durava da cinque anni, e non per colpa nostra e solo da pochi giorni l'Enel ha trasferito la sede legale e fiscale in Sicilia".

Perchè, secondo la nuova dottrina Lombardo, chi fa affari in Sicilia deve avere la sede legale, e pagare le tasse, in Sicilia.

Da segnare con un nodo al fazzoletto, infine, la promessa di Conti di vedere finalmente in funzione il progetto pilota di solare termodinamico "made in Rubbia" all'interno della centrale Enel di Priolo.

Bene, questa la cronaca della giornata appena passata. Inutile dire che ogni commento è quasi superfluo ma non tanto per i pro e i contro di nucleare e rigassificatori, quanto per l'ennesima sterile polemica tra i top manager delle multinazionali dell'energia e questo governo regionale. Sinceramente credo che, oltre agli annunci fatti alla stampa, sarebbe meglio mettere sul campo qualcosa di più concreto (e magari di più rinnovabile) del Pears appena approvato. Parole se ne dicono tante, sono gratis... i fatti li vorrei vedere.

Poi sul nucleare e sui rigassificatori ne possiamo pure discutere, ma un po' più seriamente. O forse tante parole, e tanta confusione, sono più utili. Magari sono io a pensar male...

Se mi salta la sinusoide...



La produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili ha dei limiti tecnici? Sì, almeno secondo l'ing. Franco Pezzella, consulente energetico ed ex dirigene Enel. Secondo la Politica, invece, no...

Lukoil: dalla Sicilia alla conquista dell'Italia


Il mercato italiano dei carburanti, si sa, fa gola a tutti: con i prezzi che abbiamo non c'è da stupirsi.

Il prossimo marchio che vedremo lungo le nostre strade sarà quello di Lukoil, multinazionale Russa del petrolio che il 24 giugno 2008 si è comprata mezza Erg Med.

Con una capacità di raffinazione pari a quasi 200.000 barili al giorno nella sola zona di Priolo (Sr), era solo questione di tempo prima che il gruppo russo si mettesse a far concorrenza in casa alle aziende europee: mirano al 5% del mercato italiano, solo come primo obiettivo...

Ben venga la concorrenza, anche se in Italia non ha mai portato molti frutti. Ma è colpa degli italiani, non dei russi. Di certo saranno contenti sindacati e lavoratori a Priolo, perchè mirare al 5% del mercato italiano significa restare in Sicilia e far crescere la produzione. Speriamo con standard europei di sicurezza e salute.

Maggiori informazioni sulla vicenda qui e qui

America, non impari mai...


Apprendo da un articolo del Sole24ore che nella nuova America del nuovo presidente Barack Obama una società privata, la Scs Energy, ha intenzione di investire la bellezza di 5 miliardi di dollari in un progetto di stoccaggio dell'anidride carbonica.

Quella che a molti potrebbe sembrare una buona notizia a me sembra un'idiozia, per due motivi: il primo è che 5 miliardi di dollari sono veramente molti, troppi, con tutti quei soldi si lavora a progetti ben più seri. Il secondo è che, se tutto va bene e questi cinque miliardi di dollari serviranno realmente a qualcosa (e ho seri dubbi), allora gli Stati Uniti avranno trovato un'ottima scusa per continuare a fare ciò che, ultimamente, viene loro meglio: inquinare.

Non sarebbe meglio cominciare a pensare a politiche di risparmio?

L'articolo sul Sole24ore

Pippo Gianni. Vi spiego il Pears...



Pippo Gianni, assessore regionale siciliano all'Industria. Intervista integrale senza tagli sul nuovo piano energetico siciliano

CC - alcuni diritti riservati

Creative Commons License
Cip6 by Cip6 is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 2.5 Italia License.
Based on a work at cip6.blogspot.com.
Permissions beyond the scope of this license may be available at http://cip6.blogspot.com.

Cip6 non è una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità prestabilita.
Non puo' per questo considerarsi un "prodotto editoriale" ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Tutti i diritti sui video caricati o linkati sono dell'autore dei video stessi
Per la realizzazione di questo blog vengono utilizzati anche materiali multimediali reperiti su Internet. Qualora alcuni di questi materiali fossero protetti da diritti d'autore il legittimo proprietario di tali diritti può mettersi in contatto con l'autore che provvederà a rimuoverli.

On line dal 3 novembre 2009
Prime 1000 visite il 26 novembre 2009