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Catturare l'anidride carbonica con una spugna di tecno-cristalli?



Dal blog di Sorgenia, azienda che produce energia elettrica da fonte rinnovabile e non, apprendo la curiosa notizia di un recente studio sul Carbon Capture and Storage (CCS), cioè sulle tecnologie in grado di estrarre l'anidride carbonica dai camini delle centrali termoelettriche alimentate da carbone o altri combustibili fossili.

Si tratta di una sorta di spugna fatta di cristalli creati in laboratorio che avrebbero la capacità di catturare una serie di gas, CO2 compresa. Tali gas, in seguito, possono essere rilasciati (si sciacqua la spugna?) e riutilizzati in altri processi industriali. A guidare questo esperimento è stata Deanna D'alessandro, ricercatrice all'università di Sydney, che così descrive il processo:

I cristalli sono composti da fasci di atomi metallici carichi legati tra loro da gruppi di base carbonica. Le strutture molecolari sono simili a quelle delle conchiglie e di microscopiche piante marine dette diatomee. Per questo il nuovo materiale può sostenere l’ambiente umido e caldissimo dei condotti di emissione di una centrale a carbone. Ciò significa che potrebbe essere usato per catturare in maniera reversibile, e poi liberare, la CO2.

Per questa idea la D'Alessandro ha già vinto un premio: i 20.000 dollari del L'Oréal Australia For Women in Science Fellowship che, come dice il nome stesso, è un concorso per donne scienziato sponsorizzato da L'Oreal, la famosa azienda di cosmetici.

In attesa di avere ulteriori riscontri da eminenti chimici e fisici che certamente potranno confermare o smentire le ipotesi della ricercatrice, per precauzione (come sempre accade quando si parla di CCS, concetto nel quale credo assai poco), inserirei la notizia della spugna anti CO2 nella categoria greenwashing.

Via | Efficienza e Sostenibilità
Video | YouTube
Questo post l'ho scritto per Ecoblog

WWF Italia contro il Piano energetico Siciliano.

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Dopo la defenestrazione dell'assessore che lo ha firmato, altra pesante tegola contro il Pears: WWF Italia ha fatto ricorso al Tar contro il piano.
La cosa più assurda è che, il giorno dopo la consegna al Tar da parte del WWF Italia del ricorso contro il piano energetico siciliano, la Regione non ha neanche un assessore al ramo a cui far fare una dichiarazione in merito.

E non è cosa da poco, perchè il prossimo assessore siciliano all'Industria non potrà fare altro che difendere il piano, visto che Lombardo ha affermato apertamente che con la nuova giunta (che dovrebbe arrivare tra altre 48 ore) si riparte proprio dall'energia e dal Pears.

L'ormai ex assessore al ramo Pippo Gianni aveva definito il piano un "work in progress", ma evidentemente, pur di farlo uscire dai meandri del suo assessorato (dove giaceva da una decina d'anni), ha fatto la ciambella senza il buco...

Andiamo con ordine, visto che qualcosa non quadra.

Il WWF afferma che il Pears non sarebbe stato sottoposto alla Valutazione ambientale strategica, la famosa-famigerata Vas.

Se è vero è ridicolo, come fa un piano che si vanta di essere tanto "ambientale" quanto "energetico" a non passare dalla Vas?

Ma sul punto c'è da riflettere perchè, se scaricate il malloppone del Pears dal sito dell'assessorato all'Industria (oltre 300 mega, centinaia di pagine), troverete anche lo studio e la dichiarazione di sintesi per la Vas.

Quindi delle due una: o gli avvocati del WWF hanno visto male, o gli avvocati della Regione hanno ritenuto che, nonostante i rapporti fossero belli e pronti, era meglio non presentarli alla Commissione Vas...

Ma, allora, perchè prendere in giro stampa e cittadini costringendoci a scaricare tutto il malloppone?

Tanto erano documenti inutili, una mezza truffa...

Petrolio: un futuro non convenzionale.

Si è chiuso il Workshop Safe dal titolo:  “Convivere con gli idrocarburi. Come e per quanto? Quale ruolo per il gas naturale?”. Per il centro studi le fonti migliori per il futuro sono petrolio e gas. Ma non come li conosciamo oggi...

Vi starete chiedendo che cosa sia il Safe.


La sigla sta per "sostenibilità ambientale fonti energetiche" e sembra molto rassicurante.


In realtà il centro studi è un think tank legato a doppio filo ai ministeri (Affari esteri, Ambiente e Sviluppo economico) e all'industria dell'energia (Assoelettrica, Assomineraria, Assosolare, Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati e Unione Petrolifera).


Ogni anno il Safe organizza un master rinomatissimo nel settore e un workshop a cui partecia tutta l'"energia bene" d'Italia.


I risultati dei lavori di quest'anno non sono ancora disponibili, ma è stato rilasciato un ottimo comunicato stampa che sintetizza perfettamente la posizione del centro studi.


Una posizione, per così dire, molto realista e istituzionale e, di conseguenza, molto poco coraggiosa.

G8 Energia. L'industria del petrolio ha paura.


Nobuo Tanaka (IEA): la crisi taglia le gambe agli investimenti in tecnologia e sviluppo che scendono sia per l'upstream petrolifero (-21%) che per le rinnovabili (-38%).

Il petrolio a 30-40 dollari al barile preoccupa le big del mercato, ma anche l'istituzione internazionale che dovrebbe controllarne l'operato: Nobuo Tanaka, direttore esecutivo dell'International energy agency, ha portato a Roma al g8 Energia (probabilmente il g8 per eccellenza, quello più importante tra gli incontri italiani, visti i tempi di crisi) il dossier dell'agenzia che riporta tutti i dati dell'industria dell'energia.

Un comparto, afferma Tanaka, in forte sofferenza.

Il perchè lo spiega facilmente l'italiana Eni, per bocca del suo Presidente Roberto Poli: se il prezzo non torna stabilmente tra i 60 e i 70 dollari al barile non ci sono soldi per fare nuove ricerche e per lavorare i "greggi non convenzionali" .

Perchè, ormai lo ammette pure l'industria, il greggio classico, quello che sgorga abbondante e senza troppi problemi (e costi) d'estrazione, è in esaurimento. Per citare alcuni studiosi a lungo bistrattati: sta finendo l'era del cheap oil.

Inizia l'era dello sfruttamento forzato dei giacimenti (pompando gas o vapore nei giacimenti, così aumenta la pressione e il petrolio torna a salire, lo si fa già in molti pozzi) e quella dei greggi non convenzionali: scisti e sabbie bituminose, i greggi polari, i greggi fino a qualche tempo fa ritenuti troppo "heavy".

I greggi, per dirla in altre parole, che nessuno avrebbe mai voluto essere costretto ad estrarre. Perchè, in alcuni casi come le sabbie bituminose canadesi, in realtà non sono neanche petrolio ma ci diventano con un lungo, e inquinante, processo che costa molti soldi e molta energia.

E se il petrolio non torna a salire, trasformare in petrolio ciò che petrolio non è costa più di quanto ci si guadagna a venderlo...

Che pensare, allora, di questa congiuntura economica? Dovremmo sperare che il petrolio torni a salire, "per il bene di tutti"?

O forse l'industria petrolifera dovrebbe prendere il toro per le corna e, dopo anni di politiche assai poco coraggiose e lungimiranti, cercare di non ripetere gli errori del passato?

L'Iea, a quanto pare, suggerisce il primo tipo di soluzioni. Speriamo che abbia ragione, anche se in passato ha avuto abbondantemente torto...

Le rinnovabili che danno i numeri...



Si era partiti con Kyoto e con il 20-20-20. Poi è arrivato Scajola, con il suo 25%, ma da fonte nucleare (che secondo il Governo è equivalente alle rinnovabili perchè non emette CO2).

Ora arriva la Fondazione Sviluppo Sostenibile, guidata da Edo Ronchi (fondatore dei Verdi, ex ministro dell'Ambiente, oggi attivo in fondazioni e onlus).

L'idea è semplice, almeno sulla carta: perchè accontentarsi del 20% di rinnovabili quando si può fare di più?

La fondazione, che ha tra i soci fondatori anche l'Anev, mira al 33% entro il 2020. O almeno così c'è scritto nel dossier che, secondo rinnovabili.it, verrà presentato tra qualche giorno.

In buona sostanza, da qualche tempo a questa parte, sulle rinnovabili un po' tutti danno i numeri. Ognuno i suoi.

La verità, però, è che i numeri servono sempre a poco se sono scollegati dalla realtà. Il 33% di rinnovabili in Italia (ma anche nel resto del mondo) è impossibile.

Per questioni tecniche, a quanto pare, visto che non c'è rete elettrica (nè sistema produttivo) che può sopportare oscillazioni di carico e di disponibilità di potenza così elevate.

A meno che, tra le rinnovabili, non inseriamo anche l'idroelettrico a ripompaggio che è programmabile e non ha sbalzi d'umore dovuti al clima.

Ma l'idroelettrico a ripompaggio, se dobbiamo dirla tutta, non è realmente una fonte rinnovabile, bensì un sistema di risparmio e di accumulazione dell'energia.

Ma questa è una questione complicata, la gente preferisce le percentuali...

Sealine Tirrenica. Cos'è e perchè.

sealine-tirrenica-blog

Cos'è, e perchè è stata progettata, la nuova autostrada del gas siciliana.

Registro, dalle email che ricevo, particolare interesse sulla cosiddetta "Sealine Tirrenica", cioè la nuova condotta di esportazione verso il continente del gas entrante in Sicilia dai due gasdotti internazionali con terminale a Mazara del Vallo (circa il 30% del gas circolante in Italia) e da Gela (un altro 13% circa).

Credo sia il caso di fare un po' il punto sulla rete gassifera siciliana, gestita da Snam rete gas (gruppo Eni).

Snam Rete Gas sta già predisponendo la posa di un ulteriore tubo sul fondo dello Stretto di Messina (attualmente sono due). Ma non solo, recentemente da Palermo è arrivato anche lo sta bene per un progetto molto più interessante, cioè proprio la Sealine Tirrenica.  Si tratta di un collegamento nuovo di zecca tra la Sicilia e la Campania con punto d'uscita del gas a Monforte San Giorgio e punto di entrata in Campania a Policastro Bussentino, in provincia di Salerno.


A Monforte verrà istallata una stazione di compressione del gas della potenza di circa 50 Mw, che servirà a spingere il gas da sud a nord. In pratica brucerà parte del gas che trasporta per aumentare la pressione della rete gas, permettendo in questo modo di aggiungere un canale di uscita in direzione nord. Va specificato che la combustione del gas naturale non produce gas inquinanti (niente zolfo, diossina o robe del genere) ma solo CO2, che è un gas climalterante.
Tuttavia, vista la presenza nella stessa area di un tessuto industriale densissimo e altamente inquinante, i residenti della zona si chiedono cosa abbiano fatto per meritare tanta fortuna...

La Sealine Tirrenica, in realtà, servirà a veicolare la gran quantità di gas naturale in entrata dai due rigassificatori in progetto a Porto Empedocle e nel siracusano.

Da notare, tra l'altro, la valutazione strategica sui rigassificatori in Sicilia fatta da Eni (proprietaria di Snam Rete Gas) già diversi anni fa: un rigassificatore nell'isola è assurdo, perché troppo lontano dalle zone di consumo del prodotto importato.  Aggiungo, per completezza, che anche volendo Eni un rigassificatore in Sicilia non lo avrebbe neppure potuto costruire perchè ha già l'Antitrust sul collo, essendo contemporaneamente titolare dei contratti internazionali di importazione del gas e della rete di distribuzione del gas stesso...

Ma siccome i rigassificatori, nel frattempo, sono diventati due anche senza l'intervento dell'Eni, ecco pronta la Sealine per veicolare (previo pagamento del pedaggio) il gas che Enel (Porto Empedocle) e Erg-Shell (Priolo) tra qualche anno faranno entrare in Sicilia.

Questo il quadro generale della situazione, ad uso e consumo dei cittadini messinesi, agrigentini, siracusani e del resto dell'isola.

Per chi ama i documenti tecnici, infine, ecco il piano di sviluppo della rete Snam per tutta l'Italia e lo studio di impatto ambientale della Sealine (2 mega, portate pazienza).

Per chi preferisce guardare un video a leggere scartoffie, meglio qui.

Rinnovabili: l'impossibile equilibrio tra incentivi e mercato.


Ospito volentieri un post apparso sul blog Network Games che tratta della bolla spagnola del fotovoltaico: incentivi eccessivi e mercato "drogato", spazzati via dalla crisi economico-finanziaria degli ultimi mesi.

Il post, a sua volta, riporta estratti da un articolo del Wall Street Journal. Il giornale mette in guardia dalle distorsioni del mercato derivanti da un eccesso di incentivazione statale e cita il caso spagnolo come esempio da non seguire.

Ho già espresso la mia posizione in merito agli incentivi alle rinnovabili e non serve ribadirla.

Mi chiedo, invece, oggi che tutta l'economia statunitense va a piangere elemosina al neo presidente Obama per avere finanziamenti pubblici per una nuova "economia verde", cosa scriverebbe il Wsj... e mi chiedo anche fino a che punto si spingerà Obama con gli incentivi.

In America è tutto molto accelerato, quindi avremo una risposta a queste domande nel giro di pochi mesi. Nel frattempo consiglio vivamente il post di Network  Games, compresi gli interessanti e competenti commenti.

Europarlamento. Arrivano i soldi per l'energia.



Stanziati quasi 4 miliardi di euro per gasdotti, elettrodotti, rigassificatori e tecnologie verdi. Confermato il ruolo di porta d'ingresso per il sud Italia. Briciole per le rinnovabili.

Il parlamento europeo ha approvato il maxiemendamento sul finanziamento dei progetti di potenziamento delle infrastrutture energetiche in tutto il continente.

Approvati gli stanziamenti per il gasdotto Galsi (Algeria-Sardegna-Toscana, 120 milioni) e per l'Itgi-Poseidon (Grecia-Italia, 100 milioni) e gli elettrodotti Sicilia-Calabria (ben 110 milioni) e Sicilia-Malta (20 milioni di euro).

L'Europa, in pratica, si vuole costruire una nuova spina dorsale energetica per avere la garanzia di non restare più a secco di energia.

Una curiosità: approvato persino il finanziamento al Nabucco, il gasdotto dei sogni dell'Europa che dovrebbe portare gas dagli ex satelliti sovietici senza passare dalla Russia.

Fa riflettere il cumulo dei finanziamenti per le rinnovabili: appena 565 milioni, tutti in eolico off shore. Per la cattura della CO2 si spenderà il doppio, segno che l'Europa non ha intenzione di ridurre i propri consumi.

Alla faccia di Kyoto...

Fotovoltaico: Sicilia + 309%


L'isola cresce, ma è ancora lontana dalla stella Lombardia. Benissimo la Puglia, sorpendente il Trentino Alto Adige.

Il Gse ha reso noti i dati relativi al 2008 degli impinati fotovoltaici incentivati con il Conto Energia e della relativa potenza. La Sicilia passa da 4 a 17 MW di picco istallati ma il capolavoro lo ha fatto la Lombardia, passando in un anno solo da poco meno di 9 a ben 49 MW con 5.138 piccoli impianti istallati. La Puglia sorpassa con 51 MW, ma prodotti dalle "fabbriche solari": gli impianti istallati, infatti, sono la metà di quelli lombardi, 2.489.

Il Trentino Alto Adige, non proprio la regione più assolata d'Italia, sorprende tutti con 31 MW (+254% rispetto al 2007).

Se per la Sicilia, che ha l'esposizione solare migliore d'Europa, il trend di crescita è buono, meno buona è la posizione assoluta in graduatoria. Anche alla luce del fatto che il Presidente Lombardo ha più volte dichiarato che farà di tutto per stoppare i grandi parchi fotovoltaici per favorire gli impianti domestici da 2-3 Kw.

Basteranno i 9.000 tetti fotovoltaici annunciati dal governo regionale siciliano per portare la Sicilia al posto che merita nella classifica del Gse?

NPR. Visualizing the power grid

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Interessantissima iniziativa della radio pubblica statunitense: sul sito e via etere, tutte le informazioni di cui gli americani hanno bisogno per conoscere a fondo la rete elettrica nazionale e gli impianti di produzione.

Il primo passo verso il risparmio, per un gigante energivoro e distratto come gli Stati Uniti, è conoscere come si fa e come si trasporta l'energia elettrica.

Lodevole, per questo, l'iniziativa di Npr che dal 24 aprile tratta l'argomento con articoli, mappe, podcast disponibili sul sito internet della radio, per chi non potesse ascoltare in diretta sulle frequenze analogiche.

L'impostazione è molto "americana", pragmatica nei testi prima ancora che ecologista, ma va notato che questa è realmente "informazione di servizio" per gli utenti.

Kyoto addio...


“L’Italia ha fatto male a sottoscrivere il protocollo di Kyoto, la cui impalcatura è da rivedere”. Parola di Antonio D’Alì,  Presidente della commissione Ambiente del Senato.

Il Sen. D'Alì non teme le critiche, anzi. Contro tutto e tutti afferma che Kyoto è stato un errore a cui bisogna rimediare e, neanche troppo velatamente, rivela che al rimedio si sta già pensando. Il riferimento è alla clausola di revisione inserita, su richiesta-ricatto dell'Italia, all'interno del Pacchetto 20-20-20 della Ue. Con tale clausola, lascia intendere il senatore del Pdl, l'Italia potrà a breve tirarsi fuori dagli accordi e fare un po' come le pare...

A questo punto la domanda nasce spontanea: meglio una classe dirigente che si dichiara ambientalista senza aver ben capito di cosa si parla o una che si dichiara apertamente contro gli accordi internazionali in difesa del clima, del pianeta e della salute?

Contro quale mulino a vento è meglio combattere?

G8 Ambiente. Il ministro si difende.


Archiviato il G8 di Siracusa con un pugno di promesse, Stefania Prestigiacomo legge i giornali e scopre che tutti si sono accorti della pochezza dei risultati. Non ci sta e scrive...

Ha scelto il Corriere della Sera il ministro al centro delle critiche degli ecologisti di tutto il Bel Paese. In una lettera al direttore dal titolo "Perchè il G8 di Siracusa avvicina l'accordo sul clima" la Prestigiacomo difende ed esalta l'esito dei lavori affermando che a Siracusa si sono poste le basi per una trattativa concreta e, quindi, per un accordo.

Il grande successo, secondo la Prestigiacomo, sta nel fatto che si è cominciato a parlare anche del ruolo e delle responsabilità dei paesi emergenti. Un ruolo che, è vero, non si può sottovalutare. E non ci sono  solo Cina e India.

Ma questo non vuol dire che è lecito per i ministri dei Paesi maggiormente industrializzati approfittare dell'arretratezza altrui per giustificare la propria. Al contrario, a mio avviso, i grandi del mondo e soprattutto gli europei si dovrebbero emancipare da discorsi di questo tipo: le tecnologie ci sono, le risorse pure, si può cambiare l'economia occidentale e costringere gli altri a seguirci. Chi guida il mercato, da sempre, mette i paletti e gli ostacoli per gli altri. Se ci arrendiamo a giocare tutti nel mercato di oggi (che è un mercato ormai vecchio) allora siamo tutti morti: Cina, India, Nord Africa, sono tutti pronti a sbranarci.

Se poi travestiamo da beneficenza ecologista operazioni "neo-nimby-colonialiste" allora siamo proprio alla frutta.

Armiamoci e partite, si diceva una volta....

G8Ambiente, andate avanti voi...

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Il G8 Ambiente di Siracusa è già nel vivo. L'Italia si è presentata con le idee chiare: vai avanti tu che c'è la crisi. Ecco il testo dell'intervento della Prestigicaomo che ha affermato esplicitamente che l'Europa ha già dato e ora tocca agli altri fare altrettanto...

Questo è lo spirito con cui, in qualità di presidenza g8, abbiamo organizzato la sessione sui cambiamenti climatici.A tale riguardo credo ormai sia evidente che l'ingrediente assolutamente necessario per il raggiungimento di un accordo a dicembre è la consapevolezza che tutti devono contribuire alla riduzione delle emissioni di gas serra e la disponibilità a farlo.


L'Europa in questo campo ha già assunto impegni importanti con il pacchetto clima energia, varato lo scorso dicembre dai capi di governo dell'Ue, e che fissa obettivi ambiziosi di riduzioni di emissioni e di incremento delle fonti rinnovabili da qui al 2020.


La riduzione delle emissioni globali, e dell'intensità di carbonio delle nostre economie, richiede un sempre più ampio ricorso alle tecnologie a basse emissioni. Un focus speciale della discussione ministeriale, sarà quindi dedicato alle prospettive per lo sviluppo e la diffusione di tali tecnologie, nel breve medio e lungo periodo, nel quadro dell'attuale crisi economica e finaziaria mondiale.


Gli strumenti utilizzabili sono tanti: investimenti in ricerca e sviluppo, incentivi fiscali e sussidi, finanziamenti internazionali per il trasferimento delle tecnologie pulite. È possibile rafforzare la diffusione delle tecnologie a bassa emissione attraverso l'ampliamento del mercato del carbonio e della cooperazione internazionale.


Ci auguriamo che il dibattito tra ministri e imprenditori oltre alla condivisione delle esperienze nazionali passate e dei programmi futuri, porti ad un proficuo scambio di idee per definire le priorità di azioni pubbliche e private finalizzate a promuovere le tecnologie energetiche pulite ed affrontare la doppia sfida dei cambiamenti climatici e della sicurezza energetica.


La discussione sui cambiamenti climatici e sulle tecnologie non può ignorare il contesto dell'attuale crisi finanziaria. Sempre più frequantemente si fa riferimento alla green economy e si stanno sviluppando riflessioni ed iniziative che legano economia e questioni ambientali con riguardo sia alla biodiversità che alla produzione sostenibile di energia.


Con un conseguente impatto positivo sul cambiamento climatico ma anche sul mondo del lavoro e sulle questioni sociali”.

Con premesse del genere, non c'è da stupirsi che il G8 Ambiente sia finito così.

America, non impari mai...


Apprendo da un articolo del Sole24ore che nella nuova America del nuovo presidente Barack Obama una società privata, la Scs Energy, ha intenzione di investire la bellezza di 5 miliardi di dollari in un progetto di stoccaggio dell'anidride carbonica.

Quella che a molti potrebbe sembrare una buona notizia a me sembra un'idiozia, per due motivi: il primo è che 5 miliardi di dollari sono veramente molti, troppi, con tutti quei soldi si lavora a progetti ben più seri. Il secondo è che, se tutto va bene e questi cinque miliardi di dollari serviranno realmente a qualcosa (e ho seri dubbi), allora gli Stati Uniti avranno trovato un'ottima scusa per continuare a fare ciò che, ultimamente, viene loro meglio: inquinare.

Non sarebbe meglio cominciare a pensare a politiche di risparmio?

L'articolo sul Sole24ore

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