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In Cina 1 milione di auto elettriche l'anno entro il 2020

In Cina 1 milione di auto elettriche nel 2020Il ministro cinese per la Scienza e la Tecnologia Wan Gang, quello che ha appena stretto un accordo con l'omologa italiana Stefania Prestigiacomo, ha annunciato che il gigante asiatico produrrà entro il 2020 un milione di auto completamente elettriche l'anno.

Wan Gang ha anche aggiunto che, essendo ormai la Cina il maggior mercato dell'auto nel mondo, lo sviluppo della mobilità sostenibile avrà un ruolo chiave. Attualmente in Cina si vendono circa 9 milioni di automobili ogni anno, quindi il traguardo del milione di veicoli elettrici non è affatto indifferente.

Da questo punto di vista va notato lo sforzo complessivo del governo cinese che, seppur in un numero limitato di grandi città pilota, mette a disposizione un incentivo da 60.000 yuan (oltre 6.000 euro) per l'acquisto di auto completamente elettriche.

Le città in questione sono: Shanghai, Changchun, Shenzhen, Hangzhou e Hefei. Il resto della Cina sta a guardare ma, tutto sommato, l'impatto che può avere la produzione di un milione di auto elettriche ogni anno sul mercato globale e sull'industria dell'auto (e soprattutto delle batterie elettriche) si sentirà assai probabilmente anche nel vecchio continente e negli Stati Uniti.

Via | Xinhuan News
Foto | Flickr
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Il New York Times benedice l'eolico abruzzese

Il New York Times benedice l\'eolico abruzzeseMentre in Italia ancora ci scanniamo tra paesaggio e rinnovabili e protestiamo per un uccello ucciso da una pala eolica, a Tocco da Casauria, paesino in provincia di Pescara, i 2.700 abitanti si godono la prima pagina del New York Times di mercoledì che titola: "Antica città italiana ha il suo vento di ritorno".

Il riferimento del NYT è proprio a Tocco da Casauria dove, dal 2007 al 2010, in mezzo alle montagne sono state costruite quattro pale eoliche di grandi dimensioni che producono più energia elettrica di quanta ne consumi il comune stesso.

Come riporta il quotidiano statunitense quelle quattro pale sono oggi l'oro verde del paesello che, grazie agli oltre 170.000 euro annui di entrate derivanti dagli incentivi statali, ha potuto fare l'adeguamento sismico alla scuola e pagare i netturbini per tenere le strade pulite dai rifiuti.

Per non parlare del castello ducale, simbolo stesso del paese, acquistato qualche anno fa e ristrutturato con i soldi provenienti dagli impianti eolici.

Si dirà: quattro pale e 2.700 abitanti non fanno primavera. E' verissimo: sono solo in 2.700 a capire che un po' di rumore in mezzo al silenzio dell'appennino e una quaglia tra le pale l'anno (cioè una quaglia in meno nella bocca di un gatto) sono ben poca cosa rispetto alla possibilità di produrre tanta energia rinnovabile senza emettere un solo grammo di CO2 e, per di più, risollevando le sorti economiche di uno dei tanti borghi italiani a rischio, questi sì, di estinzione.

Via | NYT
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Rinnovabili: l'impossibile equilibrio tra incentivi e mercato.


Ospito volentieri un post apparso sul blog Network Games che tratta della bolla spagnola del fotovoltaico: incentivi eccessivi e mercato "drogato", spazzati via dalla crisi economico-finanziaria degli ultimi mesi.

Il post, a sua volta, riporta estratti da un articolo del Wall Street Journal. Il giornale mette in guardia dalle distorsioni del mercato derivanti da un eccesso di incentivazione statale e cita il caso spagnolo come esempio da non seguire.

Ho già espresso la mia posizione in merito agli incentivi alle rinnovabili e non serve ribadirla.

Mi chiedo, invece, oggi che tutta l'economia statunitense va a piangere elemosina al neo presidente Obama per avere finanziamenti pubblici per una nuova "economia verde", cosa scriverebbe il Wsj... e mi chiedo anche fino a che punto si spingerà Obama con gli incentivi.

In America è tutto molto accelerato, quindi avremo una risposta a queste domande nel giro di pochi mesi. Nel frattempo consiglio vivamente il post di Network  Games, compresi gli interessanti e competenti commenti.

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