Rigassificatore Melilli: dietro front!

Rossana Interlandi, dirigente generale del Dipartimento Territorio e Ambiente della Regione Sicilia, scopre l’acqua calda.
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Che qualcosa, nella chiusura dell’iter burocratico del rigassificatore di Melilli-Priolo potesse andare storto già lo si era intuito.


Ora, però, l’iter è del tutto compromesso in seguito al documento portato in conferenza dei servizi, tenutasi a Palermo la settimana scorsa, dalla dirigente del Dipartimento Territorio e Ambiente (nonchè ex assessore regionale all’Ambiente) Rossana Interlandi.

Il documento gira già da qualche giorno in rete ed è molto interessante perchè ammette tutti i rischi paventati dai comitati anti-rigassificatore.

Soprattutto uno: il rischio di effetto domino. Con tutti quegli impianti chimici ed energetici in un fazzoletto di terra di pochi km quadrati, se ne salta uno allora il rischio che saltino tutti (gas e rigassificatore compresi) è elevatissimo.

Non ci voleva molto a capirlo, lo si dice da anni…

Riconosciuto, poi, lo stato pietoso in cui versa la Rada di Augusta e la pessima salute dell’ecosistema che ospita.

Anche in questo caso non ci voleva molto… Chi lo sa se la Interlandi ha visto questi pesci





Fatto sta che, ormai, il dado è tratto e il documento è uscito fuori (probabilmente era molto impolverato). Lo volete leggere?

Eccolo:


In riferimento alla realizzazione dell’impianto di rigassificazione specificato in oggetto, visti gli elaborati progettuali trasmessi dalla società Ionio Gas s.r.l., si rappresenta quanto segue.
Il sito scelto per la realizzazione dell’opera è ubicato su un tratto di costa che vede la presenza di: - centrali termoelettriche ENEL di Priolo e Augusta per la produzione di energia elettrica;
- stabilimento SASOL ltaly di Augusta per la produzione di prodotti chimici organici di base (ex ENICHEM nel 1995);
- stabilimento ISAB Nuove Centrali Impianti Nord e Sud di Priolo Gargallo per la produzione di energia elettrica;
- stabilimento ISAB Raffinerie Impianti Nord e Sud di Priolo Gargallo per la raffinazione di petrolio grezzo (ex rispettivamente raffineria PRAOIL e raffineria ISAB nel 1995);
- ISAB Energy di Priolo Gargallo con l’impianto IGCC per la produzione di energia;
- stabilimento POLIMERI EUROPA di Priolo Gargallo per la produzione di prodotti chimici organici di base (insieme alla SYNDIAL ex ENICHEM Priolo nel 1995);
- Stabilimento ESSO di Augusta per la raffinazione del petrolio greggio;
- Stabilimento BUZZI UNICEM di Augusta per la produzione di cementi (ex cementeria di Augusta nel 1995).
La presenza di suddetti stabilimenti determina la movimentazione nei porti di Augusta e Siracusa, di oltre 50 milioni di tonnellate annue di merci , che riguardano principalmente prodotti petroliferi e rappresentano il 50% del traffico totale regionale. In questa area vengono infatti raffinate annualmente 27 milioni di tonnellate di greggio pari al 26% della raffinazione nazionale ed al 74% di quella regionale, con una esportazione di oltre 12 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi, pari al 44% della quota nazionale, principalmente verso Stati Uniti, Tunisia, Gibilterra, Francia e Spagna. Si importano, invece, in prevalenza greggio e gas naturale, costituenti 1’88, 1% dell’import siracusano prevalentemente da Russia, Arabia Saudita e Libia.
La presenza massiva dei suddetti stabilimenti ha determinato la dichiarazione dell’area ad “elevato rischio di crisi ambientale”, così intesa non soltanto per il rischio di carattere strettamente ambientale, collegato quindi alla presenza o produzione di inquinanti, ma anche ad un incremento di rischio dovuto alla presenza di impianti e depositi che trattano e detengono sostanze pericolose.
Ambiente marino costiero
Con la costruzione delle industrie si rese necessaria anche la protezione della rada con estese dighe foranee. L’attuale struttura portuale si estende per circa 9 km in direzione N-S e 4 in direzione E-O e comunica con il mare aperto tramite due imboccature larghe ognuna circa 300 m. All’interno delle rada sono presenti più di 15 pontili, alcuni di lunghezza superiore a 1100 m, per il trasferimento da e sulle navi dei prodotti lavorati e delle materie prime. Attualmente l’attività del polo petrolchimico sono considerate ad alto rischio ambientale come riportato nei DPR 17/1/95. “Le attività produttive del Polo petrolchimico (. .. ) ed i relativi stoccaggi di sostanze pericolose per caratteristiche di tossicità e/o infiammabilità risultano concentrati in una ristretta fascia di territorio dislocata lungo la costa. Tali insediamenti sono classificabili industrie a rischio ai sensi del DPR 175/88, in quanto fonti di rischio di eventi incidentali significativi in termini di estensioni areali e gravità delle conseguenze per la popolazione e le strutture esterne agli stabilimenti, quali rilasci tossici (soprattutto ammoniaca, acidofluoridrico, cloro e idrogeno solforato) e BLEVE - Fireball di GPL. Le sostanze in ingresso ed in uscita sono inoltre movimentate attraverso decine di migliaia di auto botti e ferrocisterne (nel 1991 circa 65000 automezzi e 2000 ferrocisterne) e migliaia di navi (nel 1991 circa 4300 unità. Per quanto riguarda gli eventi principali di incendio ed esplosione esaminati (pool Fire, UVCE, BLEVE - Fireball) possono determinare effetti assai gravi soprattutto sulle aree urbanizzate circostanti agli insediamenti industriali ed in particolare appaiono interessate in modo rilevante le principali infrastrutture di comunicazione”.
Nel polo Augusta-Priolo-Melilli, gli stabilimenti hanno cambiato la fisionomia del territorio con impatti negativi sulla qualità ambientale. I primi allarmi si registrarono tra la fine degli anni ‘70 e i primi anni ‘80 sia nella rada, sia nelle aree circostanti. Nel 1979 nella rada di Augusta si verificarono ripetute morie di pesci, inizialmente messe in relazione all’aumento delle microalghe nell’area portuale, poi collegate all’attività industriale.
Da allora la rada è andata incontro più volte a crisi distrofiche, evidenziate da massicce morie di pesci. Numerose ricerche hanno evidenziato, all’interno della rada di Augusta, una massiccia presenza di esemplari appartenenti a specie indicatrici di inquinamento, mentre all’esterno del porto è stato riscontrato un buon livello di biodiversità. In particolare le stazioni site in prossimità degli impianti industriali mostravano alti livelli di criticità con popolamenti costituiti da numerosissimi esemplari appartenenti a poche specie, tutte indicatrici di ambienti disturbati o’ inquinati.
Il rigassificatore potrebbe apportare una decisa alterazione delle acque per via degli scarichi giornalieri di oltre 30.000 mclh di acque marine raffreddate e di un’immissione di agenti antivegetativi e disincrostanti in un’area delimitata quale la rada di Augusta.
L’ingente quantitativo di acqua di mare in transito attraverso l’impianto verrebbe sterilizzato e raffreddato, incidendo (per via diretta ed indiretta) sulle popolazioni batteri che. Si va ad alterare, in tal modo, il regolatore di uno dei cicli biogeochimici più delicati, ancora poco noto e che - proprio nella rada di Augusta - ha già dato più volte indicazione di stato di stress.
In particolare il problema maggiore, contrariamente a quanto comunemente percepito, non consiste però nel quantitativo di sostanze aggiunte in uscita dall’impianto, che - pur sempre dannose - potrebbero essere mantenuto a livelli minimi, se non addirittura neutralizzate per via chimica, prima di restituire l’acqua di mare al suo bacino. La parte più cospicua del danno ambientale è - di fatto - il transitare dell’acqua di mare attraverso l’impianto, dove la combinazione di sostanze chimiche, choc termico (cambiamento repentino di temperatura da caldo a freddo) e stress meccanico (passaggio attraverso le pompe) comporta la sterilizzazione di tutto quanto in essa contenuto.
Rischio industriale
Nell’Inventario Nazionale degli Stabilimenti suscettibili di causare incidenti rilevanti, predisposto dal Ministero dell’ Ambiente, ai sensi del D. Lgs. 334/1999 e successive modifiche e integrazioni, sono incluse alcuna delle attività produttive del polo petrolchimico. In particolare, gli Stabilimenti soggetti all’art. 8 del citato decreto sono la Raffineria Esso Italiana S.r.I.(raffinazione petrolio) di Augusta, la Sasol Italy S.p.A. (stabilimento chimico e petrolchimico) di Augusta, la Polimeri Europa S.p.A. (stabilimento chimico e petrolchimico e etilenodotto) di Priolo Gargallo, la ISAB Raffinerie, Impianti Nord e Sud (raffinazione petrolio) di Priolo Gargallo, la Isab Energy S.r.l. (centrale termoelettrica) di Priolo Gargallo, la Ionica Gas (deposito gas liquefatti) di Augusta, la Pravisani S.p.A. (produzione/deposito esplosivi) di Augusta, la Maxcom Petroli S.r.l. (deposito oli minerali) di Augusta. Gli stabilimenti soggetti all’art. 6 sono la Esso Italiana S.r.l. (stoccaggio prodotti petroliferi) di Siracusa, la Air Liquide S.r.l. (produzioneldeposito di gas tecnici) di Priolo Gargallo, la I.S.P.E. S.r.l. (produzione poliuretano espanso) di Siracusa. Ciascuna di queste attività ha presentato a suo tempo la dichiarazione ai sensi dell’art 8 e/o dell’art. 6 del citato D. Lgs., e adotta un Sistema di Gestione della Sicurezza che comprende tra l’altro un Piano di Emergenza interna. In aggiunta, il 26 giugno 2008 il Prefetto di Siracusa, una volta elaborato e concluso il Piano Integrato di Area, ha approvato il Piano di Emergenza Esterna d’Area del Polo Petrolchimico, redatto ai sensi dell’art 20 del citato D. Lgs. 334/99. Nella pianificazione dell’emergenza sono stati presi in considerazione anche le seguenti attività tutte soggette a notifica ai sensi dell’art. 6 e successe modificazioni:
- stabilimento ESSO ITALIANA (Deposito oli minerali);
- stabilimento Ionica Gas S.r.l. (deposito gas liquefatti) di Augusta;
- deposito Esplosivi Pravisani S.p.A. (produzione e deposito esplosivi) di Augusta;
- stabilimento GM Gas S.r.l.;
- deposito Maxcom Petroli di Augusta (stoccaggio e movimentazione prodotti petroliferi);
- stabilimento ISPE (produzione Poliuretano Espanso Flessibile) di Siracusa;
- stabilimento AIR LIQUIDE di Priolo dove si effettua la distillazione frazionata dell’aria per la produzione di Ossigeno, Azoto e Argon, con rischio di incendio e/o esplosione;
- stabilimento AIR LIQUIDE di Priolo dove vengono prodotti e/o stoccati ossigeno, acetilene e altri gas, con rischio essenzialmente di incendio e/o esplosione;
- stabilimento EniMed (deposito oli minerali) di Priolo Gargallo;
- etilenodotto da Priolo a Ragusa e a Gela.
Queste attività sono state censite dal Dipartimento Regionale della Protezione Civile, Servizio Rischi Ambientali ed Industriali, per valutare il potenzale impatto in caso di incidente rilevante. Allo scopo, per ciascuna di queste attività sono stati individuati probabili scenari incidentali e ne sono state simulate le conseguenze di danno con appositi modelli matematici.
Una condizione di rischio per il territorio è legata oltre che agli impianti presenti e agli stoccaggi di sostanze infiammabili e/o tossiche anche al trasporto di sostanze pericolose, in particolare di quello da o verso gli stabilimenti ubicati nell’area, soprattutto lungo la ex SS-114 che costeggia le zone industriali, la nuova SS-114, la rete ferrovia nella tratta Augusta-Targia, i pontili nel porto di Augusta e nella baia di Santa Panagia, la rete di condotte che attraversano l’area e collegano fra loro alcuni stabilimenti.
Conclusioni
Nel sito in questione, quindi, i problemi sono soprattutto la prossimità dell’impianto proposto ai centri abitati e ad altre industrie a rischio, l’assenza di ricambio idrico nella rada con i conseguenti effetti dello scarico delle acque di processo nell’ambiente marino. La zona vede contemporaneamente presenti vari rischi:
industriale; sismico e conseguente rischio maremoto; bellico; attentati; traffico navale;  linea ferrata all’interno di aree destinate a deposito gas.
La zona è infatti interessata dalla presenza di una linea ferrata che l’attraversa, passando a ridosso dei depositi di cui sopra, con pericolo di esplosione nel caso in cui ci fosse o un deragliamento, un incidente, o una fuga di gas. Nella rada di Augusta inoltre è presente il pericolo derivante dall’elevato traffico di navi che trasportano greggio, raffinati, esplosivi, ecc., problematica già affrontata nel Piano di risanamento ambientale del 1995, in cui si invitava a prendere le dovute precauzioni per ridurlo.
Dalla documentazione in possesso si ricava un incremento notevole del traffico di navi, circa 150 all’anno, ma non si rileva quali attività di prevenzione ,riduzione e mitigazione del rischio di incidente dell’impianto e della circolazione delle navi nella rada siano state messe in atto. Sebbene l’impianto in se è sicuramente un impianto che con le dovute cautele è relativamente sicuro, non è tale se immesso in una situazione di rischio preesistente e sottoposto ad effetto domino. Dato il sito prescelto, anche un incidente non immediatamente catastrofico, avrebbe grandi probabilità di innescare un effetto “domino” che concretizzerebbe un rischio imprevedibile per gli insediamenti umani limitrofi.
Dovrebbero essere adottate ad Augusta le norme dell’IMO (lnternational Maritime Organization), che nella sua circolare dell’11 dicembre 2006 prescrive specifiche misure di regolamentazione del traffico relative alla gasiere. Prescrivendo una “zona di sicurezza di 2 chilometri di raggio” attorno all’impianto, nella quale sono permanentemente vietati il transito, l’ancoraggio, lo stazionamento di navi in attesa ... e qualsiasi altra attività”. Se norme analoghe venissero adottate anche ad Augusta, l’incompatibilità del rigassificatore non soltanto con i programmi di sviluppo dei traffici commerciali, ma anche con l’ operatività attuale del Porto appare evidente.
Il sito prescelto ha un grado di pericolosità tale da rendere necessario un approfondimento e una riduzione del rischio prima della realizzazione di un analogo impianto quale è il rigassificatore. L’opera in argomento non risulta coerente con i principi di risanamento ambientale di cui al predetto Piano, considerando che lo stesso pone tra detti principi il contenimento e la riduzione dei rischi.
In conclusione poco spazio è stato dato alle alternative al progetto e alla loro analisi, quali ad esempio impianti off-shore , navi gassificatrici, impianti interrati e loro conseguente analisi critica.
Per quanto sopra rappresentato, nell’ottica della prevenzione, della sicurezza e del contenimento e riduzione degli incidenti derivanti dai rischi prima evidenziati, si esprime parere negativo alla realizzazione dell’opera nell’area prevista dal progetto. L’opera potrebbae risultare compatibile con il territorio interessato qualora si riuscisse ad abbassare il livello di rischio che lo caratterizza.
avv. Rossana Interlandi
dirigente generale
Dipartimento Territorio e Ambiente
dott. Antonino Cuspilici
dirigente generale Dipartimento Territorio e Ambiente, ex Ufficio Speciale Aerca

Che dire: meglio tardi che mai!


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