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Nucleare: documento unitario, regioni divise...

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Le regioni sono compatte nel presentare un documento unitario al Governo sul ritorno al nucleare. Ma, paradossalmente, sono divise sul nucleare in sé. Ecco perchè...
Il nucleare suscita sempre le reazioni più strane.

L'ultima quella delle regioni che hanno redatto un documento da  presentare al Governo per ridiscutere, in alcuni punti anche profondamente, il Ddl Sviluppo approvato dal Senato pochi giorni fa.

Prima che la Camera approvi definitivamente il ritorno al nucleare, quindi, le regioni vogliono mettere i puntini sulle i.

Secondo le regioni, infatti, il Ddl Sviluppo prevede norme che "incidono profondamente, irragionevolmente e illegittimamente sulle competenze delle Regioni così come previsto dall’articolo 117 della nostra Costituzione". Non male come incipit.

Quello che non piace, in sostanza, è la delega completa al Governo sulla scelta dei siti degli impianti e dei depositi delle scorie radioattive. In deroga alla normativa vigente sull'energia, infatti, per il nucleare non sarebbe più previsto il parere della regione interessata.

Ma le regioni hanno da dire anche in fatto di petrolio e gas: “Del pari, le regioni, ribadendo quanto hanno già manifestato in relazione al Disegno di Legge n. 1441 ter durante la discussione alla Camera, ritengono assolutamente incondivisibile l’espropriazione delle competenze regionali in materia di ricerca ed estrazione di idrocarburi.

Con l’articolo 27 del Disegno di Legge n. 1195 approvato al Senato, si modificano irragionevolmente i commi da 77 a 82 dell’articolo 1della legge 23 agosto 2004, n. 239, per cui la residua attività di valutazione di impatto ambientale, irragionevolmente limitata alla sola attività di perforazione, viene sottratta alle Regioni per essere affidata all’Unmig, che é organo periferico del Ministero per lo Sviluppo economico, e l’autorizzazione sia per i permessi di ricerca che per la coltivazione dei giacimenti di idrocarburi viene riattribuita allo Stato in maniera esclusiva, attraverso un procedimento unico, azzerando l’accordo del 2001 in sede di Conferenza Unificata, che aveva sancito lo strumento dell’Intesa Stato/Regioni in materia".

Confermati, quindi, i timori della Regione Basilicata.

A parte i dettagli tecnici su chi deve decidere i siti, però, non tutte le regionihanno la stessa idea sul ritorno al nucleare.

Il fronte del no vede schierate decisamente Puglia, Sardegna e Basilicata. Quello del sì Lombardia e Veneto.

Temporeggia, infine, la Sicilia.

P.S. se volete leggere il documento integrale delle regioni cliccate qui.

Nucleare: in Puglia secco no del Consiglio Regionale



"Il Consiglio regionale della Puglia, interpretando i sentimenti piu' veri degli uomini e delle donne della Puglia, esprime il proprio 'NO' fermo e determinato, a qualunque ipotesi di installare in Puglia una centrale nucleare o un sito per le smaltimento delle scorie radioattive"

Più chiara di così non poteva essere la maggioranza di sinistra pugliese. E, d'altronde, Niki il guerriero Vendola aveva già preannunciato battaglia.

Oltre al secco no al nucleare, dal Consiglio regionale pugliese arriva anche la richiesta esplicita a tutti i parlamentari eletti in Puglia a bloccare qualunque ipotesi di costruzione di impianti in mezzo ai trulli.

La votazione dell'ordine del giorno, però, ha visto la fuoriuscita dei consiglieri di centrodestra che, con un sopraffino escamotage hanno evitato di dover dare un parere esplicito al nucleare: sono usciti per questioni di galateo, visto che il Presidente del Consiglio ha dato la parola prima a Vendola e poi al capogruppo del Pdl, che si era iscritto a parlare per primo.

Chissà cosa avrebbe detto...

Enel-Cerano: dieci arresti tra Brindisi e Reggio Calabria

centrale_elettrica_enel

Disastro ambientale e associazione a delinquere finalizzata all’attività organizzata di traffico illecito di rifiuti pericolosi sono i capi d'imputazione. Dieci sono gli arrestati, tra loro anche dipendenti Enel.

All'indagine, partita nel 2005, hanno collaborato persino i servizi segreti. Segno che la cosa è grossa...

Secondo gli inquirenti tonnellate e tonnellate di rifiuti tossici, provenienti dalla centrale termoelettrica a carbone di Cerano, Brindisi, venivano riclassificati giocando con le carte e fatti diventare semplicissimi rifiuti inermi. Poi venivano accatastati in una cava d'argilla nel reggino. Una zona, per di più, sottoposta a vincoli idrogeologici e paesaggistici.

A muovere questa massa di rifiuti, anche dipendenti Enel (alcune fonti parlano addirittura di funzionari). Quel che è certo è che roba del genere non sparisce nel nulla senza che qualcuno di importante lo sappia e lo copra...

Per maggiori dettagli sulla vicenda vi do la fonte: Uno Notizie.

Per vedere la centrale ci sono video su youtube, come questo.

Europarlamento. Arrivano i soldi per l'energia.



Stanziati quasi 4 miliardi di euro per gasdotti, elettrodotti, rigassificatori e tecnologie verdi. Confermato il ruolo di porta d'ingresso per il sud Italia. Briciole per le rinnovabili.

Il parlamento europeo ha approvato il maxiemendamento sul finanziamento dei progetti di potenziamento delle infrastrutture energetiche in tutto il continente.

Approvati gli stanziamenti per il gasdotto Galsi (Algeria-Sardegna-Toscana, 120 milioni) e per l'Itgi-Poseidon (Grecia-Italia, 100 milioni) e gli elettrodotti Sicilia-Calabria (ben 110 milioni) e Sicilia-Malta (20 milioni di euro).

L'Europa, in pratica, si vuole costruire una nuova spina dorsale energetica per avere la garanzia di non restare più a secco di energia.

Una curiosità: approvato persino il finanziamento al Nabucco, il gasdotto dei sogni dell'Europa che dovrebbe portare gas dagli ex satelliti sovietici senza passare dalla Russia.

Fa riflettere il cumulo dei finanziamenti per le rinnovabili: appena 565 milioni, tutti in eolico off shore. Per la cattura della CO2 si spenderà il doppio, segno che l'Europa non ha intenzione di ridurre i propri consumi.

Alla faccia di Kyoto...

Puglia, una nuova centrale a Brindisi


Edipower, già presente a Brindisi con una centrale a olio combustibile (cioè petrolio a basso tenore di zolfo - Btz) da ben 1280 Mw, si appresta fare il bis nella città pugliese con un nuovo impianto a ciclo combinato turbogas-turbina a vapore da 430 Mw.

Il progetto, che è aggiuntivo e non sostitutivo della vecchia centrale a olio combustibile, ha ricevuto la Via positiva dal Minambiente, facendo infuriare la Giunta Regionale.

Le centrali a ciclo combinato sono molto meno inquinanti rispetto ai vecchi impianti a olio combustibile Btz-Atz, ma in questo caso si tratta di aggiungere un'ulteriore fonte di gas climalteranti e di produrre nuova energia elettrica, senza sostituire il vecchio impianto.

Per chi volesse maggiori informazioni su come funziona una centrale termoelettrica a ciclo combinato, ecco il link:

http://net.essenzialeonline.it/perfortunasonosiculo/2009/04/13/dentro-le-centrali-02-trial-version/

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