Visualizzazione post con etichetta Eolico. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Eolico. Mostra tutti i post

Rinnovabili: quanto tempo ancora dovremo aspettare?

Incuriosito dalla pubblicità che ho sentito alla radio ho comprato il primo numero di "Ambientenergia". E' la versione cartacea del sito omonimo, dedicato all'ecologia e alle energie rinnovabili (e non solo), e porta sulla carta stampata molti dei contenuti della versione web più qualche approfondimento. Tra questi c'è un articolo, che purtroppo non è stato pubblicato anche sul sito, dal titolo "Buttati al vento - Investiamo nell'eolico 3,5 miliardi ma la rete non regge e una pala su cinque deve essere fermata".

Assolutamente consigliato. Con una impostazione finalmente laica questo articolo descrive la situazione paradossale dell'eolico nel sud Italia: tanto vento, tante pale e di grossa dimensione, ma spesso ferme per motivi tecnici. Il perché lo spiega bene il pezzo:
Se immaginiamo la rete [elettrica] come una grande vasca dalla quale attingono le diverse utenze, finora alimentata da una serie di rubinetti sempre aperti (le centrali termoelettriche), stiamo ora aggiungendo un'altra serie di getti d'acqua che fluttuano in modo libero: è evidente che la cosa non può funzionare. Se si vuole mantenere in sicurezza la rete elettrica è indispensabile poter variare la potenza immessa per accordarla a quella richiesta

Eolico per pagare le maestre? La storia di Castelguidone in provincia di Chieti

L\'eolico per pagare le maestre? La storia di Castelguidone in provincia di ChietiSul sito Via dal Vento, spazio web della lobby italiana anti-eolico (che in gran parte coincide con quella pro-nucleare), si riporta una notizia molto interessante: a Castelguidone, in provincia di Chieti, il sindaco spinge per la costruzione di un parco eolico da dieci torri per 20 MW totali in modo da poter pagare con le compensazioni ambientali, tra le altre cose, anche una ulteriore maestra da inserire nell'organico della scuola comunale.

Quel miserabile ronzio delle rinnovabili...

Quel miserabile ronzio delle rinnovabili...


Un articolo pubblicato dal New York Times il 5 ottobre, "For Those Near, the Miserable Hum of Clean Energy", racconta la protesta degli abitanti di Vinalhaven, isola di fronte la Penobscot Bay, nello stato americano del Maine, contro le turbine eoliche. Lo stesso New York Times, per inciso, pochi giorni fa aveva benedetto le quattro pale eoliche installate in un paesino dell'Abruzzo.

L'impianto di Vinalhaven, tre turbine di grandi dimensioni, è stato da poco installato e, inizialmente, è stato ben accolto dagli abitanti. E' bastato poco, però, per far cambiare loro idea:

Nei primi 10 minuti, le nostre mascelle sono cadute a terra. Nessuno nella zona ci poteva credere. Facevano così tanto rumore!

Dice Art Lindgren, uno degli intervistati, al NYT che raccoglie anche altre testimonianze. Ma il giornale fa anche di più: prende in mano gli studi, quelli dell'industria del vento, quelli indipendenti del Dipartimento per l'Energia (Doe) e quelli dell'Acoustic Ecology Institute, una sorta di istituto online che raccoglie dati sull'impatto acustico degli impianti di produzione di energia da fonte rinnovabile.

L'industria, ovviamente, dice che "non c'è alcuna prova scientifica che i suoni udibili o sub-udibili emessi dalle turbine eoliche possono avere effetti nocivi diretti sulla salute umana". Per arrivare a questo risultato ha messo su un gruppo di studio formato da medici.

Il Dipartimento dell'Energia, invece, ha appurato che il valore economico delle proprietà private che si trovano vicine a questi impianti non hanno subito ripercussioni.

L'Acoustic Ecology Institute, infine, ha messo in luce che su 250 impianti eolici sorti l'anno scorso negli Stati Uniti solo una dozzina ha creato malcontenti.

Il New York Times benedice l'eolico abruzzese

Il New York Times benedice l\'eolico abruzzeseMentre in Italia ancora ci scanniamo tra paesaggio e rinnovabili e protestiamo per un uccello ucciso da una pala eolica, a Tocco da Casauria, paesino in provincia di Pescara, i 2.700 abitanti si godono la prima pagina del New York Times di mercoledì che titola: "Antica città italiana ha il suo vento di ritorno".

Il riferimento del NYT è proprio a Tocco da Casauria dove, dal 2007 al 2010, in mezzo alle montagne sono state costruite quattro pale eoliche di grandi dimensioni che producono più energia elettrica di quanta ne consumi il comune stesso.

Come riporta il quotidiano statunitense quelle quattro pale sono oggi l'oro verde del paesello che, grazie agli oltre 170.000 euro annui di entrate derivanti dagli incentivi statali, ha potuto fare l'adeguamento sismico alla scuola e pagare i netturbini per tenere le strade pulite dai rifiuti.

Per non parlare del castello ducale, simbolo stesso del paese, acquistato qualche anno fa e ristrutturato con i soldi provenienti dagli impianti eolici.

Si dirà: quattro pale e 2.700 abitanti non fanno primavera. E' verissimo: sono solo in 2.700 a capire che un po' di rumore in mezzo al silenzio dell'appennino e una quaglia tra le pale l'anno (cioè una quaglia in meno nella bocca di un gatto) sono ben poca cosa rispetto alla possibilità di produrre tanta energia rinnovabile senza emettere un solo grammo di CO2 e, per di più, risollevando le sorti economiche di uno dei tanti borghi italiani a rischio, questi sì, di estinzione.

Via | NYT
Questo post l'ho scritto per Ecoblog

Eolico: tutte le ultime novità da Italia, America ed Europa

Eolico: tutte le ultime novit�  da Italia, America ed EuropaQualche aggiornamento sugli impianti eolici per i quali, nelle ultime settimane, ci sono importanti notizie. Soprattutto per il grande e grandissimo eolico, i mega parchi che tanto piacciono all'industria e assai poco ai paladini del paesaggio.

Partiamo dagli Stati Uniti dove Portland General Electric (Pge) ha annunciato gli ultimi risultati raggiunti dal parco eolico di Biglow Canyon, nell'Oregon. La centrale già oggi conta ben 217 turbine e una potenza pari a 450 MW. Secondo Pge la produzione media giornaliera del parco è di 150 MWh, pari a quanto conumano 125mila famiglie. Pge, in osservanza con quanto prescrive la legge dell'Oregon, prevede di incrementare ulteriormente la produzione eolica nello stato per raggiungere il 25% di energia elettrica da fonte rinnovabile nel 2025. Ad oggi stiamo quasi al 9%.

In Spagna, invece, si è vicini ai 20mila MW eolici installati che, nel loro complesso, hanno soddisfatto nel primo semestre dell'anno il 17% della domanda spagnola di energia con un picco del 40% nel giorno del 4 di maggio. L'obbiettivo iberico è pari a 38mila MW installati al 2020.

Mafia e eolico: maxi sequestro della Dia nel trapanese

Mafia e eolico: maxi sequestro della Dia nel trapanese


Ancora un sequestro dell'antimafia nei confronti di un imprenditore siciliano attivo nelle rinnovabili: la Direzione Investigativa Antimafia (Dia) di Trapani ha, infatti, sequestrato beni per oltre un miliardo e mezzo di euro a Vito Nicastri, imprenditore di Alcamo (Tp).

Secondo la Dia Nicastri sarebbe vicino al superboss mafioso, ancora latitante, Matteo Messina Denaro e gli impianti di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile, fotovoltaico ma soprattutto eolico, sarebbero una delle scelte preferite dai capi mafia per riciclare il denaro sporco.

Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha così commentato la notizia del sequestro:

È stata fatta oggi la più grande operazione di sequestro dei beni ad un imprenditore nel Trapanese considerato vicino al boss Matteo Messina Denaro


Via | La Sicilia
Foto | Flickr
Questo post l'ho scritto per Ecobloghttp://www.ecoblog.it/post/11152/mafia-e-eolico-maxi-sequestro-della-dia-nel-trapanese

Vittorio Sgarbi getta la maschera: meglio il petrolio che l'eolico

Vittorio Sgarbi getta la maschera: meglio il petrolio che l'eolico


Finalmente Vittorio Sgarbi si è mostrato per quel che è: non uno strenuo difensore del paesaggio, parola tra l'altro che in sé vuol dire tutto e niente, bensì un convinto e fattivo amico dell'industria del petrolio.

Secondo quanto riporta l'Agi, infatti, il sindaco di Salemi avrebbe scoperto le carte su petrolio, eolico e paesaggio invitando in città il professore russo Vladimir Kutcherov, noto per le sue teorie che negano il picco del petrolio, negano la pericolosità delle estrazioni petrolifere e auspicano che il petrolio sia alla base della produzione di energia nel XXI secolo, anche di più di quanto lo sia oggi.

Il professore, addirittura, vorrebbe riscrivere la storia scientifica del petrolio affermando che non si tratti di un combustibile fossile derivante dalla decomposizione, in milioni di anni, di materiale organico bensì del prodotto di alcune reazioni chimiche che da sempre sono in atto nelle profondità del pianeta terra.

Proprio per queste teorie Sgarbi ha invitato Kutcherov in città:

Tutte le bugie di Lombardo sulle rinnovabili

Sul canale YouTube di Raffaele Lombardo c'è la visione del governatore siciliano sulle rinnovabili. E un sacco di balle... 

Delle peripezie nucleari di Raffaele Lombardo vi ho già parlato in un altro post. Oggi, invece, voglio parlarvi delle peripezie rinnovabili del presidente, che non sono da meno.

Il video che vedete è stato caricato su YouTube nelle settimane scorse dallo staff di Lombardo. Lo stesso staff che gestisce, in maniera devo dire esemplare, il tecnicamente ottimo blog del governatore. Bene, in quel video che dura poco più di quattro minuti e mezzo c'è tutta la visione di Lombardo sulle rinnovabili.

Molto comodo, il tempo di una sigaretta e sai cosa pensa il presidente della Regione Sicilia su un tema così complesso e spinoso.

Su un altro blog ho già messo in luce come e quanto Raffaele Lombardo ami le rinnovabili se, e solo se, portano lavoro agli operai della forestale siciliani. Lavoro precario, ovviamente. Qui, invece, voglio approfondire descrivendo le idee del governatore su eolico e fotovoltaico.

Lombardo afferma che i "macro impianti" eolici e fotovoltaici devastano il paesaggio e non portano una lira in saccoccia ai poveri siciliani. Lombardo, poi, afferma che gli impianti eolici fanno troppo rumore per essere tollerati da persone e, persino, animali.

Per esperienza personale posso affermare che le pale eoliche disturbano non gli animali ma gli uomini e, tra l'altro, il problema non è affatto il rumore...


Per quanto riguarda il fotovoltaico, invece, il buon Raffaele cita il caso emblematico dei muretti a secco Ragusa che, secondo lui, sarebbero stati "devastati da qualche grande impianto autorizzato prima".
Tutto ciò è assolutamente falso perchè l'autorizzazione all'ormai famoso impianto ragusano, quello criticato da Sgarbi e Striscia, è stata data il 10 febbraio 2009. A firmarla, quindi, è stato un uomo di Lombardo...

Per quanto riguarda i muretti, invece, sono stati ricostruiti come prevedeva proprio l'autorizzazione firmata dall'uomo di Lombardo di cui sopra


Va da sé che anche le affermazioni pronunciate da Lombardo sul fatto che si è soliti colare il cemento o la ghiaia sotto i pannelli fotovoltaici per evitare che vi cresca l'erba è una minchiata di dimensioni olimpiche: l'erba è ben voluta e spesso addirittura piantata perchè tiene bassa la polvere che sporcherebbe i pannelli, facendoli produrre meno energia.

Altrettanto una minchiata è la cifra dei 500 ettari di impianto fotovoltaico: per fare un megawatt dal sole servono tra i 3 e i 5 ettari (tre se i pannelli sono fissi a terra, cinque se sono sugli inseguitori). Con 500 ettari, quindi, si farebbe un impianto tra i 100 e i 166 megawatt di potenza.

Voglio ricordare al presidente della Regione siciliana, che evidentemente in un campo fotovoltaico non ci ha messo mai piede in vita sua, che il più grande impianto italiano (quello Enel di Montalto di Castro) è da 6 Mw. Il più grande in costruzione in Italia è da 26 Mw (a Roma, Sun Ray Renewable Energy) e il più grande al mondo è da 60 Mw (Olmedilla de Alarcón in Spagna).

Caro Raffaele, sta scritto pure su Wikipedia...

Di contro, secondo  i tetti fotovoltaici o gli impianti di mini eolico (che lo stesso Lombardo ammette di non sapere neanche quanto sono alti) porterebbero ai siciliani soldi e felicità.

Cosa anche possibile, ma se lo dice Lombardo comincio a non crederci più...

P.S. avete notato che nel video Lombardo non parla di rifiuti e termovalorizzatori?

Rinnovabili: l’Europa programma, la Sicilia aspetta…

I nord europei programmano un maxi network per sostenere la produzione da rinnovabili. L’Italia non partecipa. La Sicilia aspetta i progetti di vent’anni fa…
maxi-network-rete-elettrica
Questa è una amara riflessione sugli enormi ritardi che sconta la Sicilia in fatto di infrastrutture energetiche.

Prima, come al solito, la notizia:
Berlino, 11 gennaio – Un’alleanza per sfruttare appieno il potenziale delle fonti rinnovabili e contribuire agli impegni dell’Ue in tema di cambiamento climatico: nove paesi europei puntano alla realizzazione di un maxi-network sotto il mare del Nord che si propone di collegare tra loro decine di impianti per la generazione di energia “verde” e di fornire elettricità, nell’arco dei prossimi dieci anni, a una vasta parte dell’Europa. Al progetto, del valore stimato in trenta miliardi di euro, partecipano Germania, Gran Bretagna, Francia, Belgio, Danimarca, Olanda, Irlanda, Lussemburgo e Norvegia. Nazioni che, in questo modo, getterebbero le basi per un ulteriore sfruttamento dell’energia rinnovabile in Europa di fronte alle sfide del “climate change”.
I rappresentanti dei governi promotori dell’iniziativa, i cosiddetti coordinatori nazionali, scrive il quotidiano tedesco “Sueddeutsche zeitung”, si riuniranno per la prima volta il 9 febbraio prossimo con l’obiettivo di firmare una lettera d’intenti entro l’autunno. Nel frattempo, ha confermato al giornale un portavoce del ministero dell’Economia tedesco, questo mese ci sarà una serie di incontri per definire i dettagli del progetto. Per il momento, il quotidiano spiega che la rete di cavi ad alta tensione collegherà i parchi eolici che si trovano lungo le coste della Germania e della Gran Bretagna con le centrali idroelettriche di Norvegia, Belgio e Danimarca e con i parchi eolici e gli impianti solari degli altri paesi Ue realizzati anche sulla terra ferma. Il portavoce del governo tedesco ha ricordato che al progetto parteciperanno anche le principali società del settore, che dovrebbero fornire gran parte dei finanziamenti necessari. Si tratta di alcune delle stesse aziende che stanno realizzando parchi eolici offshore lungo le coste settentrionali europee per una prevista capacità di 100 GW, pari a circa il 10% dell’intero fabbisogno europeo di energia.
Unico neo del progetto, che verrà varato con ogni probabilità alla fine del 2010 e si affianca all’ambizioso Desertec, la mancanza di una visione multilaterale. Sono fuori tutti i paesi mediterranei: non solo l’Italia, ma anche la Spagna.


La riflessione viene da sola guardando queste immagini:

La rete elettrica in altissima tensione (380 KV) italiana
rete-380-italia


Notate qualcosa?

Più si scende e più dimagrisce.

Record negativo per la Sicilia che ha poco più di uno spago in alta tensione.
I dati sono del 2001, ma la situazione è praticamente identica a quella attuale. Altro record…

Il prezzo medio dell’energia nelle varie zone italiane
prezzi-energia-italia


Casualmente Sicilia e Sardegna hanno i prezzi maggiori e il prezzo sale man mano che la rete dimagrisce.
Dettaglio sulla Sicilia, con la rete a 380, 220 e 150 KV

rete-elettrica-sicilia-criticita


Devo aggiungere altro?


Se nel nord Europa si stanno dando da fare, d’altronde, un motivo ci sarà…

Noi, invece? Non vorremo mica fare la fine della Spagna?



Eolico alla siciliana

In provincia di Ragusa ci si lamenta ancora per le interferenze tra torri eoliche e ripetitori tv. A Palermo l’assessore regionale Venturi lancia frecce al veleno contro Moncada.

eolico-sicilia-venturi-moncada
Partano il marranzano, il tamburello e il friscalettu: va in onda la solita scenetta siciliana.

Nelle ultime ventiquattro ore sono uscite due notizie che ben rappresentano il modo di porsi del siciliano medio nei confronti delle nuove energie.


La prima notizia è il ritorno della barzelletta di Monterosso Almo: il sindaco del paesino in provincia di Ragusa è di nuovo in cerca della soluzione ai gravissimi problemi di ricezione del segnale televisivo dovuti alle 18 torri eoliche piazzate proprio tra l’abitato e i ripetitori tv.

Si vedono male molti canali nazionali e, soprattutto, Mediaset Premium.

Mettetevi nei panni di quei poveri abitanti di Monterosso che non possono vedersi il Grande Fratello in diretta 24 ore su 24. Un dramma della modernità che può essere (appena) paragonato solo a quello della fame nel mondo.

Il parco, se lo volete vedere, è questo:



Nel video si vedono anche i ripetitori. Se volete vedere Mediaset Premium, invece, dovete pagare…

Morale della favola? Il sindaco ha chiesto l’intervento dei supertecnici di Rai e Mediaset senza avere ancora risposta.

Nel frattempo, nella casa del Grande Fratello, Marco è stato eliminato e Maicol è sempre più innamorato di Giorgio.

Maicol??? Piacere, Gioseff…

La seconda notiziona di eolico in salsa sicula riguarda nientepopòdimenoché l’assessore regionale all’Industria Marco Venturi e l’imprenditore eolico più esposto del mondo: il mitico Geom. Moncada.

Al primo, pochi giorni fa, è stata tolta la delega all’energia in favore del neo assessore Russo, che lo fanno passare per tecnico ma che molti considerano un “comunista così”




Venturi, senza più la spinosissima delega energetica si è potuto togliere qualche sassolino dalla scarpa rispondendo alle accuse di immobilismo della Regione avanzate dal Moncada durante l’inaugurazione dell’impianto.

Il botta e risposta è particolarmente articolato, segno che i rancori sono molti e molto forti. Ne trovate una ottima sintesi su AgrigentoFlash.

Fermo restando il mio giudizio ancora incerto sul Geometra Moncada non posso non dargli ragione sul fatto che alla Regione siciliana, quando si parla di energie rinnovabili, non sanno proprio che pesci pigliare.

Ho conferma di ciò, oltre che dai 1200 progetti in attesa di autorizzazione, dalle parole di un altro esponente di spicco dell’ambiente regionale siciliano: l’ex assessore al Territorio e Ambiente Rossana Interlandi (attualmente megadirettoregenerale degli uffici dello stesso assessorato) che l’estate scorsa ha fatto un clamoroso mea culpa.

Ancor di più do ragione a Moncada quando afferma che il recente Piano Energetico Regionale Siciliano altro non è che un grande bluff.

E’ verissimo: non dimenticherò mai quando a Palermo fu invitato Jeremy Rifkin per mettere il suo cappello su tale piano senza che lo abbia nemmeno letto.

Se lo avesse letto avrebbe scoperto che di rinnovabile in quel piano c’è poco o nulla.

Per scrupolo ho inviato tempo fa una mail a Rifkin in persona (che di mestiere campa di consulenze, conferenze e strette di mano) per aver notizia sui reali rapporti tra lui e la Regione siciliana.


Lombardo afferma che Rifkin sia un suo consulente personale ma non mi risulta alcuna delibera o atto in cui si decida tale consulenza e se ne fissino i costi-rimborsi spese.

Devo essere onesto, non ho cercato più di tanto. Ma devo essere altrettanto onesto: Rifkin non mi ha mai risposto…

In chiusura: volete avere veramente idea di cosa ci sia scritto in quel piano energetico?

Io ho intervistato i due autori. L’intervista è lunga, ma ve la consiglio caldamente perchè vi toglierà ogni dubbio su cosa sia, oggi, e cosa sarà, in futuro, il comparto dell’energia in Sicilia.

Buona visione.



Sicilia fotovoltaica: chi c’è dietro

In venti giorni è nata la filiera del fotovoltaico in Sicilia. Con attori locali e non solo…



L’ultima notizia è di oggi: Enel Green Power, Sharp e STMicroelectronics hanno firmato l'accordo finalizzato alla realizzazione, a Catania della, più grande fabbrica di pannelli fotovoltaici in Italia.

La notizia precedente è del 21 dicembre: Moncada Solar Equipment ha inaugurato, a Caltanissetta, la più grande fabbrica di pannelli fotovoltaici in Italia.

No, non è un errore: è nata la filiera del fotovoltaico in Sicilia.


Ed è cosa buona e giusta, non ostante non tutti amino questa tecnologia…

La notizia di oggi, in realtà, è quella di un accordo (seppur molto grosso) che deve essere ancora trasformato in realtà. Moncada, invece, la fabbrichetta se l’è già fatta.

Partiamo, in rigoroso ordine cronologico, proprio da Moncada.

Moncada Solar Equipment è un joint venture tra Moncada Energy, la svizzera Alpiq e il gruppo bancario Monte dei Paschi di Siena.

Il nuovo stabilimento è stato realizzato nella zona industriale di Campofranco (Cl) ed è esteso circa 25 mila metri quadri. Parliamo di un investimento di 90 milioni di euro, tutti soldi di privati e banche, niente fondi pubblici, che darà lavoro a circa 130 tra tecnici, operai specializzati e ricercatori.


La missione, per i primi tempi, è di produrre pannelli per una potenza di 40 Mw l'anno con tecnologia americana.

La notizia mi piace. I protagonisti non del tutto.

Su Moncada, devo essere onesto, ho un’opinione non ben definita: per molti versi è un eroe dell’industria, specialmente quella verde, ma per altri è un imprenditore con alcuni lati che non comprendo affatto.

Un esempio su tutti: nei mesi scorsi mi sono messo in contatto con il suo ufficio stampa per ottenere un’intervista con Moncada in persona e la possibilità di visitare, con il mio cameraman, un impianto eolico del gruppo, possibilmente accompagnato da un tecnico che mi facesse un po’ di spiegazione del funzionamento dei generatori.

Il materiale girato doveva servire per un documentario (che purtroppo ancora non sono riuscito a terminare, ma ce la farò prima o poi…) del tutto auto prodotto, senza sponsorizzazioni e senza interessi particolari da difendere se non quello di spiegare alla gente cosa sia realmente il comparto industriale dell’energia in Sicilia. Nel bene e nel male.

Mi hanno chiesto di scrivergli una mail ufficiale con tutti i dettagli e, dopo circa una settimana, mi hanno comunicato di non essere interessati.

Legittimo ma, per capire di cosa stiamo parlando, quando ho fatto la stessa richiesta a Enel ed Erg mi hanno detto subito di sì, semplicemente parlando con i rispettivi addetti stampa.

Risultato: ho potuto fare immagini e interviste dentro una centrale termoelettrica a ciclo combinato, dentro un impianto di gassificazione del tar e dentro una centrale idroelettrica a ripompaggio ma non ho potuto filmare da vicino un parco eolico Moncada.

Scelte aziendali.

Alpiq, invece, mi sta ancora più antipatica perchè è tra gli azionisti di Edipower che, con la centrale termoelettrica ad olio combustibile di San Filippo del Mela sta creando non pochi problemi agli abitanti della zona di Milazzo.

Passando, invece, alla notizia più recente andiamo a vedere i termini dell’accordo tra Sharp, Stm ed Enel Green Power.

L’impianto si farà all’interno del famigerato (quanto sfortunato) capannone M6 della Stm, a Catania e produrrà, all’inizio, pannelli fotovoltaici pari per 160 MW annui con tecnologia giapponese. In futuro si dovrebbe arrivare a 480 MW l'anno. Partenza prevista per la produzione: inizio 2011.

Si vede, già dai numeri, che stiamo parlando di un progetto molto più grosso del precedente. Va, però, detto che si tratta di un progetto pubblico, non privato.

Che Enel sia pubblica lo sanno pure i muri, non ostante le pubblicità che affermano il contrario.


Ricapitolando: un impianto siculo-termoelettrico-svizzero già partito e uno italo-franco-nucleare-giapponese in partenza.

Entrambi in Sicilia.

Se non fosse per il curriculum di alcuni dei protagonisti sarei felicissimo.


Sgarbi è uno stronzo

Tutti i motivi per cui Vittorio Sgarbi odia le rinnovabili e tutti i motivi per cui, senza timore di smentita e di querela, lo si può definire “stronzo”.

Sgarbi-fotovoltaico-mendolilli-striscia

Il binomio Vittorio Sgarbi-Striscia la notizia, dopo quella sull’eolico, ne ha combinata un’altra.

Vivendo in provincia di Ragusa, mi aspettavo la visita di Vittorio Sgarbi al parco fotovoltaico ad inseguimento solare di Contrada Mendolilli.

C’è venuto qualche giorno fa, anche se la puntata di Striscia la notizia è andata in onda solo ieri.

Vi ho già accennato agli interessi economici di Vittorio Sgarbi in Sicilia, che fanno a pugni con le energie rinnovabili. Si tratta, sostanzialmente, di una linea aerea per turisti ricchi che collega la zona di Mazara del Vallo con quella di Ragusa.

Oggi, invece, faccio un passo avanti e mi permetto di definire Vittorio Sgarbi uno “stronzo, ma in senso buono”.


La definizione, apparentemente senza senso, è invece assai pertinente ed è stata inventata dallo stesso Sgarbi durante una puntata del programma “La zanzara” che va in onda la sera su Radio24.

La puntata in questione è quella del 23-11-09.

Durante il suo intervento in quella puntata Sgarbi spiega, sostanzialmente, che è felicissimo che sia stato “sdoganato” il termine “stronzo” e ne ipotizza una sua accezione positiva. Che poi è quella che sposo io in questo post. E che intendo affibbiargli.

Tale accezione ricorda molto il concetto di “paraculo” che, però, non essendo ancora sdoganato non possiamo accostare a Vittorio sgarbi.

In pratica, dice Sgarbi, lo stronzo (in senso buono) è quello che te la mette in quel posto con le sue qualità, la sua furbizia, le sue capacità per ottenere un vantaggio personale.

Stronzo, quindi, è un termine soggettivo e non oggettivo: sei stronzo per me, ma magari non per un altro. A differenza, dice sempre Sgarbi, di “merda” che, se lo sei, lo sei per tutti…

Ho estratto il brano della trasmissione in cui Sgarbi, egregiamente, spiega il concetto:





Abbiamo, quindi, capito cosa significa stronzo.

Ora, invece, torniamo alla fobia di Sgarbi per le rinnovabili e alla puntata di Striscia la notizia del 7 dicembre 2009:

(il collegamento è esterno, cliccate e poi tornate qui)

Sgarbi-fotovoltaico-mendolilli-striscia


L’impianto in questione, quello di Contrada Mendolilli a Ragusa, è situato in un posto strategico: ottima insolazione ed esposizione, in collina e in una zona ventilata (il silicio, quando riscalda, rende assai meno).
Purtroppo per Sgarbi, però, è perfettamente di fronte la sua pista d’atterraggio.

Mi spiego meglio: Sgarbi, tempo fa, ha annunciato una sua linea aerea che con immensa fantasia ha chiamato Ali Sgarbi.

Non ho idea se questa linea aerea sia già nata, non ho fatto una visura camerale o roba del genere, ma il fatto che Sgarbi lo abbia annunciato ai quattro venti e a tutte le agenzie di stampa rende evidente il fatto che (se non lo ha ancora fatto) abbia intenzione e interesse di farlo.

Partenza dei voli dallo splendido Hotel Kempinsky di Mazara del Vallo e atterraggio nell’altrettanto splendido Eremo della Giubiliana in territorio di Ragusa.

Vi consiglio entrambi i posti, se ve li potete permettere…

Prendiamo, adesso, una bella cartina geografica e vediamo il percorso:

Sgarbi-Kempinski-Eremo


Quello che vedete è il percorso in auto ma quello in aereo dovrebbe essere molto simile perchè tutte le zone turistiche-archeologiche che Sgarbi vorrebbe farvi osservare dall’alto, per 1.500 euro, stanno tutte su quella linea…

Andiamo di zoom e avviciniamoci all’Eremo della Giubiliana:

Sgarbi-Mendolilli-Eremo


Il punto A è il sito del parco fotovoltaico di Mendolilli, il punto B è l’Eremo della Giubiliana.

In mezzo una bella vallata, sulla sinistra, invece, lo splendido castello di Donnafugata (lo avrete visto di sicuro in qualche puntata di Montalbano: è la casa del vecchio mafioso).

Ancora zoom e vediamo la zona del parco fotovoltaico:

Sgarbi-dettaglio-mendolilli


I pannelli, in questa immagine, ancora non ci sono. Ci sono, invece, i muretti a secco che dividono in grossi quadrati i terreni e ho indicato sommariamente “il muro di merda”, come lo descrive Sgarbi, in cemento armato costruito dalla Provincia Regionale di Ragusa lungo la strada.

Credo che ora, anche se vivete a Trento o Bolzano, abbiate un’idea dei luoghi.

Ma andiamo avanti. Anzi, indietro con lo zoom:

Sgarbi-eolico-sicilia


Questa è la mappa dei parchi eolici presenti in Sicilia, aggiornata a ottobre 2009, fonte Regione Sicilia – Ufficio Speciale per l’Energia.

Fate bene attenzione al fatto che ad ogni pala disegnata corrisponde un intero parco eolico, quindi le pale in totale sono centinaia.

Di nuovo zoom, zona occidentale:

sgarbi-eolico-mazara-del-vallo


La zona da cui vorrebbe decollare Sgarbi è bella piena di parchi eolici e, andando verso sud-est (cioè verso la pista di atterraggio) se ne incontrano altri.

Zoom sulla pista d’atterraggio:

sgarbi-eolico-mendolilli-ragusa


Il cerchietto verde indica sommariamente la zona d’atterraggio, come abbiamo visto di fronte al parco fotovoltaico di Mendolilli.

Il cerchietto arancione, invece, indica un altro parco eolico: quello di Giarratana-Monterosso Almo.





Casualmente, di questo parco eolico che non è lungo il tragitto dell’aeroplanino (e non si vede nemmeno dalla costa perchè è in mezzo ai Monti Iblei) Sgarbi non si è mai lamentato!

Facciamo due conti:
  1. Il termine “stronzo”, ma solo “in senso buono”, si può ormai affibbiare a chiunque, parola di Sgarbi. +
  2. Lo stesso Vittorio Sgarbi ha, o avrà a breve, interessi privati che non combaciano affatto con lo sviluppo delle fonti rinnovabili lungo il tragitto del suo aeroplanino (cioè l’intera costa meridionale della Sicilia). +
  3. Se Sgarbi blocca le rinnovabili ottiene un vantaggio, ma a svantaggio di coloro che con le rinnovabili ci lavorano e di tutto il resto della comunità che avrebbe energia senza inquinare.
Quanto fa?

Fa che Sgarbi non la racconta tutta... Ma la cosa più grave è come la racconta Striscia.



Disinformazione eolica

Si continua a criticare il sistema di incentivi all’eolico. Ma si dimentica che tale sistema non è nato per l’eolico…

eolico-incentivi-cip6.termovalorizzatori-nucleare-biomasse

Ho appena letto un articolo su un sito web in cui si fa il punto sugli incentivi alla produzione di energia da fonte eolica. Parlo dei mitici incentivi Cip6.


L’articolo vorrebbe essere una riflessione di giornalismo economico, da una parte, e una denuncia alla spropositata incentivazione all’eolico dall’altra.
Vorrebbe, insomma, darci molte informazioni per farci una corretta e completa idea su questa fonte energetica.
In realtà è la solita disinformazione.


O meglio: è la solita informazione parziale in cui si racconta molto, ma non tutto. E casualmente proprio quello che non si racconta è quello che conta.
Andiamo con ordine, il pezzo incriminato è questo:

Quando si parla di eolico e incentivi in sede di comparazione internazionale di solito ci si riferisce ai Certificati Verdi che sono di gran lunga la forma di incentivazione più utilizzata e di solito anche l’unica. Da noi invece le cose funzionano diversamente: i Certificati Verdi valgono più che altrove e ad essi si aggiungono molte altre agevolazioni che fanno dell’Italia la terra promessa per gli industriali del vento nonostante il nostro Paese non sia particolarmente vocato per la produzione di energia eolica. La corsa a chiedere autorizzazioni per impiantare pale alte un centinaio di metri è in realtà una banale corsa agli incentivi e alle agevolazioni che fa ricchi pochi a discapito della collettività.

Vediamo quali sono le sette fonti d’oro che attirano speculatori e multinazionali da ogni dove.

(1) Innazitutto i Certificati Verdi: ogni 50 MWh di energia eolica prodotta dà luogo a un certificato liberamente negoziabile sul mercato. La compravendita di certificati verdi è garantita dal Gse, il Gestore dei servizi elettrici che acquista a un prezzo predeterminato, ma più spesso i certificati vengono venduti ai produttori di energia da fonti tradizionali che per legge devono produrre una determinata quota di energia anche da fonti rinnovabili o, in alternativa, acquistare i certificati verdi. Il prezzo dei certificati era libero di fluttuare; con l’ultima Finanziaria (2008) il governo ha posto un tetto di 112,88 euro/MWh, ma ha anche prolungato da 12 a 15 anni la durata dell’incentivo. (2) Su richiesta dei produttori, inoltre, il Gse (che è un ente pubblico) può anticipare il pagamento dei certificati verdi a fronte delle stime produttive per l’anno successivo, con conguaglio a fine periodo basato sui dati reali di produzione. Così capita che le stime vengano gonfiate anche del 30% (dati ufficiali Gse relativi al 2006) per ottenere pronta cassa dall’Ente soldi da impiegare o investire come più aggrada ai titolari degli impianti. Soldi pubblici che vengono dalle nostre bollette (componente Cip6) e che, in caso di fallimento di un produttore, sono difficilmente recuperabili. Inoltre, il limite di 15 anni all’incentivo è aggirabile grazie a una legge dalle maniche larghe: (3) basta una ristrutturazione – peraltro necessaria per le parti soggette a usura – per far risultare come “nuovo” l’impianto e far ripartire da zero il contatore degli anni (15+15!).

Potrebbe bastare, ma non basta: quello dei soldi pubblici all’eolico in Italia è un vero e proprio fiume in piena. Così ai Certificati Verdi si aggiunge il (4) “dispacciamento prioritario”: in pratica il GSE è obbligato ad acquistare “sempre e subito” tutta l’elettricità prodotta da eolico, a prescindere dall’effettivo fabbisogno del sistema e dalla possibilità di acquisto di energia a prezzo inferiore – situazione tipicamente riscontrabile di notte con l’energia da nucleare. Meccanismo che obbliga il GSE a retribuire l’impresa eolica per l’energia prodotta, anche quando per ragioni tecniche non è stata immessa in rete. Per i titolari di impianti eolici ciò si traduce in una garanzia sul venduto sino all’ultimo KW prodotto, consentendo di lavorare in un mercato privo di concorrenza; invece per il Gestore di rete ciò rappresenta costi aggiuntivi, scaricati sull’utenza.

Basta così? Nooo. (5) Bisogna considerare che i MWh immessi in rete vengono retribuiti dal Gse a un prezzo prefissato definito di anno in anno (circa 68 €/MWh nel 2007) e che (6) le infrastrutture necessarie al collegamento di un impianto eolico alla rete di distribuzione sono a carico del gestore della rete, cioè Terna, e non del produttore. Ma, direte voi, gli investimenti per realizzare un parco eolico sono consistenti, siamo nell’ordine delle decine di milioni di euro, e di quelli si faranno ben carico gli imprenditori dell’eolico. In effetti sarebbe così se non ci fossero (7) i finanziamenti a fondo perduto e/o a tasso agevolato previsti dalla legge 488/92. ll ministero delle Attività Produttive stila annualmente delle graduatorie ed elargisce i finanziamenti che teoricamente sarebbero finalizzati a stimolare lo sviluppo locale. Negli ultimi anni sono stati concesse diverse centinaia di milioni all’eolico (470 milioni nel solo 2006). Per la parte non a fondo perduto la legge prevedeva un tasso dello 0,5%; ora l’interesse è cresciuto, ma è di gran lunga inferiore ai tassi di mercato. Questi finanziamenti statali riducono notevolmente gli oneri dell’investimento iniziale e abbattono (talvolta dimezzano) i tempi di ammortamento dell’impianto. E dove non arriva lo Stato, arrivano le Regioni, specie al Centro-Nord: nel caso dell’impianto eolico previsto a Monterotondo Marittimo la Regione Toscana ha elargito oltre 3 milioni di contributo a fondo perduto. La sommatoria di tutti questi incentivi e agevolazioni rende conveniente impiantare pale eoliche a prescindere dalla loro effettiva produttività e la conclusione potete tirarla da soli.

Sennuccio del Bene

Comitato GEO – Ambiente e Territorio – Monterotondo Marittimo”

Fonte: http://www.cronache.org/?p=1082&cpage=1#comment-61 corsivo e grassetti sono miei, li ho messi per miglior lettura.

Questo articolo, in pratica, descrive buona parte del meccanismo degli incentivi Cip6.

Incentivi nati nel ‘92 per favorire lo sviluppo delle fonti rinnovabili e, nel corso degli anni, dirottato su altre fonti, che di rinnovabili nulla hanno.

Il cuore dei Cip6 sono le definizioni: “rinnovabili” da una parte, “assimilate alle rinnovabili” dall’altra.
Per “assimilate” si intende una corposa categoria di fonti energetiche che rinnovabili non sono ma che come tali vengono considerate.

Un esempio è l’impianto Isab Energy di Priolo che produce elettricità bruciando gas sintetico derivante da complessi processi chimici che ripuliscono il “tar”, cioè uno dei peggiori scarti del petrolio.

Si prende il tar, lo si mette in un gassificatore, si fanno precipitare i metalli pesanti (che vengono impastati in una sorta di “cake” e venduti in Germania), si toglie lo zolfo (con cui si fanno mille altri prodotti, dal fiammifero ai prodotti fitosanitari) e quel che resta è proprio il Syngas, il gas sintetico, che viene poi asciugato dall’acqua e bruciato in una normalissima centrale termoelettrica a ciclo combinato gas-vapore.

Il titolare della Isab Energy (Erg) ci guadagna abbondantemente: (1) si toglie un rifiuto pericoloso dai piedi, prodotto di scarto della propria raffineria situata a due passi, il cui smaltimento sarebbe costosissimo, (2) si vende i metalli pesanti e gli altri sottoprodotti del tar, (3) risparmia l’acquisto del gas per fare andare una centrale termoelettrica da 750 MW, (4) guadagna dalla vendita dell’energia elettrica prodotta e, infine (5) dal 2000 al 2008 ha ottenuto otto anni di incentivi Cip6.

Bene, quando parliamo di Cip6, io credo che sia molto più corretto dare queste informazioni e non solo quelle sull’eolico.

Attenzione, chiariamo, l’Isab Energy è un gioiellino di tecnologia, nel mondo ce ne sono pochissimi, e dal punto di vista ambientale ha anche il suo senso perchè trasforma un rifiuto pericolosissimo per la salute in una risorsa.

Persino Legambiente ha dato il suo placet all’impianto e, anzi, ne vorrebbe altri in giro per la Sicilia e l’Italia. Prima di tutto a Gela, dove se la passano malissimo con la raffineria.



Ma, a detta della stessa Legambiente, questo tipo di impianti non ha alcun bisogno dei Cip6: è già molto redditizio di suo, perchè non usare quei fondi per altri scopi e per altre fonti?

Risposta: perchè poi li usi per le rinnovabili vere e ti spuntano articoli di critica come quelli di cui sopra…

E, allora, andiamoli a contare sti Cip6. Andiamo a vedere come vengono spesi, per quali fonti, se per le rinnovabili o per le assimilate.

Vi faccio vedere i dati, si trovano sul sito dell’Autorità per l’energia e mi sono limitato a fare una stampa della schermata:

I numeri parlano da soli: nel 2007 su 46.462 GWh (un GW equivale a 1.000 MW) incentivati con i fondi Cip6 solo 8.194 sono di vere rinnovabili (come l’eolico) e ben 38.268 sono di assimilate (scarti del petrolio, termovalorizzatori…).

Ora, non mi venite a dire che con questi numeri ci sia tutta questa urgenza di fare una guerra contro l’eolico perchè, sinceramente, vi rido in faccia.

La cosa, però, che mi fa più arrabbiare, è che a fare ste battaglie siano giornalisti ed esperti del settore che i dati a disposizione ce li hanno. D’altronde sono pubblici, li mettono su internet.

Non credo, perchè non voglio e non posso farlo, che chi scrive di eolico e Cip6 quella tabella non la conosca. Al contrario: la conosce benissimo, ma ha qualche interesse a non citarla.

Chiusura drammatica: la situazione riportata nella tabella è tanto radicata nel sistema energetico italiano (guardate i dati: iniziano dal 2001 ma potremmo scendere con gli stessi risultati fino al 1993) che persino chi di mestiere fa riciclo e riutilizzo del legno preferisce mandare ciò che raccoglie al termovalorizzatore.



Volete sapere perchè?

Per i Cip6, ovviamente…


Soppressata eolica

In un periodo di bufera per l’energia eolica, il Comune di Ricigliano ha deciso di farsi la centrale eolica comunale
soppressata-ricigliano-eolico
Conoscete il Comune di Ricigliano?
No? Non vi preoccupate, l’ho appena scoperto anche io…

Questo piccolo centro del salernitano da neanche 1400 anime, noto ai gastronauti per la soppressata, ha deciso di farsi la propria piccola centrale eolica.

Il mese scorso, infatti, dagli uffici comunali è partito un bando di gara da 6.610.000 euro per la costruzione di un parco da 6 MW in località Difesa Ripa Rossa. Il bando chiede esplicitamente pale eoliche di dimensione medio-grande, quindi poche ma buone: dovrebbero essere dalle tre alle sei.

In un’epoca in cui i big dell’eolico vengono arrestati (a proposito, Vigorito è stato messo ai domiciliari), i sindaci opinionisti vanno in tv a parlare di pale mafiose e la gente comune non ha idea di che pesci prendere per pagare la bolletta della luce a fine mese, questo micro comune a due passi dalla Basilicata sceglie l’eolico.
Coraggioso.

Si dirà: “chi lo sa se quel bando è tutto in regola, se già non si sa chi lo deve vincere, se questo e se quello…”.

Chiacchere da bar, come tante in momenti duri come questi.

Chiunque sia ad aggiudicarsi la gara (al ribasso), poco importa: è anche ora che gli italiani capiscano la differenza tra la parola “guadagno” e quella “interesse”.

Chi fa il parco ci guadagna, chi lo gestisce e si prende i certificati verdi dallo Stato pure, ma l’interesse è cosa ben diversa: io abito a centinaia di Km di distanza da quel posticino in Campania ma il fatto che in quel posto stiano per costruire una centrale eolica è lo stesso nel mio interesse.

Anche se non ci guadagno un centesimo.

L’interesse è un’altra cosa, è la prospettiva di un beneficio, di un vantaggio. Anche se indiretto.

E non mi venite a dire che avere energia elettrica in abbondanza senza bruciare un goccio di petrolio o un soffio di gas non è nel mio interesse. Lo è e come, lo è anche nel vostro.

Miei cari riciglianesi, fatelo sto parco eolico. Fatelo e allacciatelo subito alla rete elettrica, fatelo lavorare e produrre. Fatelo anche per il mio interesse.

E guadagnateci pure…

Eolico: quello che Sgarbi non dice

Il sindaco di Salemi chiama Striscia e racconta a milioni di italiani la truffa dell’eolico in Sicilia. Ma dimentica di raccontare i suoi affari, che con l’eolico fanno a cazzotti.

eolico-sgarbi-striscia
Dopo l’operazione della Guardia di Finanza che ha portato in carcere il re italiano dell’eolico, è scoppiato il finimondo.


E c’era da aspettarselo. Tutti a dare contro le pale, tutti a parlare di mafia e devastazione del territorio.
Tutti, ma soprattutto uno: Vittorio Sgarbi.

Sgarbi, infatti, il giorno stesso dell’operazione Via col vento era in tv, su Striscia.

Di solito su Striscia Sgarbi ci finisce nella rubrica “i nuovi mostri”, ma stavolta la cosa è più seria.

Il sindaco di Salemi, infatti, ha portato quelli di Striscia a dare uno sguardo alle tante pale presenti sul territorio della provincia di Agrigento. E ha iniziato a sparare un po’ di sentenze.

Le riassumo:



  1. le pale sono tutte ferme





  2. le pale sono ferme perchè sono della mafia che, notoriamente, non è molto ecologista





  3. l’Unione Europea regala un milione e mezzo di euro per ogni pala, per questo tutte le vogliono fare





  4. le pale devastano il territorio


Le pale sono tutte ferme? No, non tutte. Ma molte, anzi troppe, sì.

Per quale motivo sono ferme? Perchè le gestiscono i mafiosi? No, la mafia non c’entra nulla anche se in alcuni casi le pale le hanno istallate veramente i mafiosi.

Molte pale sono ferme perchè la rete elettrica siciliana (ma non solo) fa abbastanza schifo: è vecchia, obsoleta, mancano le linee ad alta tensione. Il discorso è lo stesso di quello già fatto per la Sardegna.

Le pale sono tutte della mafia? Alcune, come dicevo, lo sono: operazione Eolo, metà febbraio 2009, la DDA scopre un intreccio mafia-politica che ruota intorno all’affare eolico proprio in Sicilia, specialmente nel trapanese, a due passi dal comune di Sgarbi.

I politici ci mettono le autorizzazioni, i mafiosi le opere civili: lo scavo, il dado di cemento, le stradine di collegamento. Non ci mettono le pale vere e proprie, perchè quella è tecnologia che si fa fuori dall’Italia.
In questo giro, gli imprenditori sarebbero legati alla mafia o, quanto meno, lavorerebbero con i clan. Tutto questo sempre secondo la DDA.


L’Ue regala un milione e mezzo di euro a pala. Vero, ma mica sempre…

In questo caso l’affaire Vigorito è esemplare: il presidente dell’Anev è accusato proprio di truffa per l’ottenimento dei fondi della legge 488, che sono fondi girati dall’Europa per le aree poco sviluppate dell’Unione.

I fondi della 488 te li danno anche per comprare i computer, per farti la flotta dei camion nuova, per fare una nuova sede all’azienda.

Solo che non ho mai sentito dire che chi compra i Pc con i fondi europei è mafioso o è un truffatore. Eppure di truffe sulla 488 ne hanno fatte milioni e milioni…

Sono leggi dello Stato e dell’Ue, se poi c’è truffa, questa può essere in ogni settore.

La differenza sta nel fatto che ogni pala eolica costa da uno a tre milioni di euro, istallata e allacciata alla rete, quindi nel settore i soldi devono girare per forza e quando qualcuno fa il furbo fa molto più rumore.

Le pale devastano il territorio? Questa è proprio una fesseria: le pale si piazzano sempre in posti ventosi, soprattutto crinali montuosi.

Zone scoscese, isolate dai centri abitati e con poca vegetazione intorno.
In questo modo si ottengono due risultati: il vento ha poche interferenze e le pale si vedono da lontano, sempre che non ci sia nebbia.

Come le metti, così le levi…

Mica parliamo di raffinerie o centrali termoelettriche. Quelle sì che devastano il territorio: aria, falda acquifera, terreni agricoli… va tutto a rotoli.

Con le pale eoliche no.

Ma allora come mai Sgarbi ce l’ha tanto con le pale?

Partiamo da due dati.

Il primo è che, nella sua stessa giunta, ha un assessore che la pensa in maniera opposta. Si tratta di Graziano Cecchini, quello arrestato per aver riempito Piazza di Spagna di palline.




Bene, questo signore è assessore al Nulla del comune di Salemi, quello dove Sgarbi è sindaco.

Più volte Cecchini si è detto contrario alla battaglia antieolica del suo sindaco e ne ha proposta una delle sue: abbattiamo la Tour Eiffel e dipingiamo le pale eoliche come se fossero delle grandi margherite.



Immaginatevi a chi dovrebbe essere affidato l’incarico di pitturare le pale…

Ad un artista, e chi se no? Meglio ancora se è quello che ha avuto l’idea!


Quindi, a Salemi, c’è qualcuno i cui interessi economici sono (o almeno vorrebbero essere) collegati alle pale eoliche. E non parlo solo di Cecchini.

Secondo dato, molto importante: Sgarbi è anche una linea aerea.

Esatto, una linea aerea. Per la precisione piccoli aerei da turismo per ricchi.

Con 1.500 euro vi fa fare un bel giro: si parte, casualmente, da Salemi e si arriva a Ragusa. Nel prezzo è incluso anche il pernottamento nel residence dei suoi soci ragusani, dove c’è l’aviosuperficie di atterraggio.
Si parte, si dorme e si torna. Per millecinquecento euro.

I posti sono molto belli, ve li consiglio io che nel ragusano ci vivo.

Ancora una volta casualmente Vittorio Sgarbi ha di recente intrapreso una nuova battaglia antirinnovabili. Questa volta contro il parco fotovoltaico ad inseguimento solare di Ragusa, contrada Mendolilli.

Si tratta di un parco realizzato da una azienda ragusana per conto di investitori tedeschi. Quattro megawatt totali, due a terra e due sugli inseguitori.

Per capirci, è molto simile a quello che vedete qui sotto, ma più grande.



Sgarbi ha definito quel parco “il cimitero fotovoltaico di Mendolilli”.

Vi chiederete: perchè Sgarbi se la prende pure con il fotovoltaico?

Risposta: perchè quel parco fotovoltaico sta nella collina di fronte l’aviosuperficie del suo socio ragusano.

Ora vi voglio fare una domanda: se vi chiedessero 1.500 euro per salire su un aereoplanino a Salemi, schivare le pale eoliche (per non avere problemi), schivare il petrolchimico di Gela (perchè è area interdetta al volo) e poi atterrare a due passi da un parco fotovoltaico che sbrilluccica maledettamente sotto l’impietoso sole siciliano, voi lo fareste?

CC - alcuni diritti riservati

Creative Commons License
Cip6 by Cip6 is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 2.5 Italia License.
Based on a work at cip6.blogspot.com.
Permissions beyond the scope of this license may be available at http://cip6.blogspot.com.

Cip6 non è una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità prestabilita.
Non puo' per questo considerarsi un "prodotto editoriale" ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Tutti i diritti sui video caricati o linkati sono dell'autore dei video stessi
Per la realizzazione di questo blog vengono utilizzati anche materiali multimediali reperiti su Internet. Qualora alcuni di questi materiali fossero protetti da diritti d'autore il legittimo proprietario di tali diritti può mettersi in contatto con l'autore che provvederà a rimuoverli.

On line dal 3 novembre 2009
Prime 1000 visite il 26 novembre 2009