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Petrolio off shore in Sicilia: cambia l'assessore ma non cambia l'inganno

Petrolio off shore in Sicilia: cambia l\'assessore ma non cambia l\'inganno


Non c'è niente da fare: la Regione Sicilia continua a cavalcare il panico da marea nera per sfruttarlo a scopi di propaganda politica. Ai primi di agosto dello scorso anno l'allora assessore regionale al Territorio e Ambiente Di Mauro convocò alcuni sindaci (ma non tutti, e sarebbe interessante capire il criterio di selezione) della costa meridionale siciliana per intraprendere una grande azione contro il petrolio off shore.

Oggi, invece, tocca a Gianmaria Sparma. Ennesimo assessore al Territorio e Ambiente (dovrebbero essere quattro in due anni, se la memoria non inganna) della Regione, Sparma ha ereditato la patata bollente. Una patata scoperta, ovviamente, con l'America visto che prima del disastro della Deepwater Horizon in Sicilia bucare terra e mare in cerca di petrolio e gas naturale era un affare quotidiano.

Sparma, forse dimenticando che il suo presidente è contrario alle trivellazioni in mare solo perché rendono poco, ha preso in mano la questione e ne ha parlato con il prefetto di Trapani. Le trivellazioni che fanno più paura, e più audience, sono quelle al largo delle isole Egadi: ve lo immaginate un trivellone al largo di Favignana, Levanzo e Marettimo? Ecco cosa ha diffuso l'ufficio stampa della Regione dopo l'incontro:

Usa: si torna a estrarre petrolio in alto mare. Shell compra Bp?

Usa: si torna a estrarre petrolio in alto mare. Shell compra BpTredici compagnie petrolifere, grandi e piccole, potranno a breve tornare a trivellare il fondo del Golfo del Messico e altre specchi di mare ad alta profondità per estrarre petrolio off shore e gas naturale.

Il Dipartimento degli Interni statunitense, infatti, ha deciso un allentamento delle restrizioni imposte all'indomani del disastro petrolifero della Deepwater Horizon. Ma, dicono gli americani, le compagnie dovranno comunque garantire standard di sicurezza elevati.

Nel frattempo qualcosa si muove sul fronte societario, lato big business: voci di corridoio parlano di un serio interessamento da parte di Shell nei confronti di Bp che, in seguito all'oil spill, è ormai in serissime difficoltà economiche. E la borsa si impenna...

Via | ENN
Foto | Flickr

Shell e Northern Petroleum continueranno le trivellazioni nel Canale di Sicilia

Shell e Northern Petroleum continueranno le trivellazioni nel Canale di SiciliaChe il decreto che vieta le trivellazioni off shore entro le 12 miglia nautiche dalle aree marine protette (e cinque miglia dalle coste non protette) del ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, non sarebbe servito quasi a nulla, lo avevamo già previsto. Oggi arriva la conferma.

Northern Petroleum, che da mesi scandaglia il Canale di Sicilia in cerca di petrolio e gas naturale, ha rilasciato un comunicato nel quale afferma chiaramente che le norme volute dalla Prestigiacomo non cambiano di una virgola le attività dell'azienda. Il grosso delle quali, ovviamente, è oltre quelle cinque-dodici miglia vietate:

As previously reported, the legislation banning most of the drilling within up to 12 nautical miles off the coast, and not deepwater drilling as has been incorrectly reported elsewhere, has had only a small effect on the Company's assets. Most of Northern's permits and applications are in deeper water and further offshore

Il Ministero dello Sviluppo economico boccia le trivellazioni nel Canale di Sicilia

Il Ministero dello Sviluppo economico boccia le trivellazioni nel Canale di SiciliaIl Ministero per lo Sviluppo Economico dice il primo no alle trivellazioni off shore di petrolio e gas. Si tratta di una istanza presentata dalla società Petroceltic, che avrebbe voluto trivellare il fondo del Canale di Sicilia.

Tra le motivazioni del rigetto, il Ministero ha preso in considerazione una nota diffusa dalla Regione Sicilia alcuni mesi fa, in seguito ad alcuni incontri con un ristretto numero di sindaci della costa sud dell'isola, nella quale si esprimeva la netta contrarietà al rilascio di nuove autorizzazioni per le piattaforme petrolifere.

Ha preso la palla al balzo e festeggia il neo assessore regionale siciliano al Territorio e ambiente Gianmaria Sparma che parla di un successo della Regione:

Il rigetto dell'istanza da parte del ministero ponendo tra i motivi ostativi la nota della Regione Siciliana, è la conferma che il governo regionale aveva ben individuato ed evidenziato la problematica legata alle trivellazioni off-shore approvando una delibera, nello scorso mese di luglio, che esprimeva una chiara e netta contrarietà al rilascio dei permessi di ricerca nel territorio siciliano

E' utile ricordare che dalle trivellazioni off shore la Regione Sicilia non prende neanche un centesimo di royalties mentre qualcosa guadagna da quelle su terra ferma, che non disdegna. Qualche tempo fa il governatore Raffaele Lombardo arrivò a dire che era contrario alle trivellazioni in mare perché sono "pagate due lire".

Petroceltic, per chi non lo ricorda, è la stessa azienda che ha proposto anche di trivellare il fondale di fronte le isole Tremiti in Puglia.

Via | Comunicato stampa
Foto | Flickr

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Report, inchiesta "Il mare nero": per Legapesca è un "elegante e raffinato raggiro"



Come era facile pronosticare, arrivano le prime critiche all'inchiesta "Il mare nero" andata in onda nell'ultima puntata di Report, su Rai Tre. A lamentarsi è Lega Pesca, Associazione nazionale delle cooperative della pesca. Secondo l'associazione Report avrebbe raccontato in modo parziale la vicenda, non coinvolgendo nel racconto la stessa associazione:

Se, accanto alle voci dell’industria energetica, dei ricercatori e degli ambientalisti, si fosse deciso di sentire anche i rappresentanti del mondo della pesca, si sarebbe potuto scoprire che nel 1993 Lega Pesca, attraverso la propria struttura di ricerca Mediterraneo, ha finanziato e condotto uno studio per la mappatura della presenza di greggio sui fondali.

Secondo Lega Pesca, inoltre, il ruolo dei pescatori sarebbe travisato nell'inchiesta: da vittime a quasi carnefici. Come afferma Ettore Ianì, presidente di Lega Pesca:

Report, inchiesta "Il mare nero": il petrolio è per sempre...



Sono veramente molti gli spunti e i passaggi che fanno riflettere nell'inchiesta "Il mare nero" andata in onda ieri sera all'interno di Report su Rai tre (se ve la siete persa, potete rivederla a questo indirizzo): dalla superficialità delle istituzioni preposte a concedere o negare le autorizzazioni a ricercare petrolio in mare all'ipotesi, agghiacciante, che a causare i sempre più frequenti spiaggiamenti di cetacei sulle coste di mezzo mondo sia la sismica tridimensionale necessaria a scovare petrolio e gas sotto il fondo del mare.

Una questione, però, è forse più importante delle altre: la persistenza dei danni in caso di disastro petrolifero. Partendo dal disastro della petroliera Haven, affondata al largo di Savona nel 1991 con circa 140.000 tonnellate di petrolio nella stiva, Report ha mostrato che dopo vent'anni i pescatori ancora trovano petrolio sul fondale. E anche parecchio.

E tutti lo sanno: i pescatori stessi, ovviamente, la politica e le autorità, in secondo luogo anche se fanno finta di niente. E, allora, viene da chiedersi: a parte i danni che il petrolio off shore può sempre causare (e la storia lo dimostra, dalla Exxon Valdez alla Deepwater Horizon) chi ci garantisce che qualcuno si prenda cura di rimediare al disastro?

Video | YouTube
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Vivere e lavorare su una piattaforma petrolifera

Vivere e lavorare su una piattaforma petrolifera


Dopo avervi fatto vedere alcune delle piattaforme petrolifere più grandi del mondo e dopo aver visto come il Corriere della Sera descrive con un video la vista quotidiana sulla piattaforma Vega Alfa, ecco una nuova gallery su come si vive e si lavora su un altro gigante del mare.

Si tratta di una piattaforma al largo dell'isola russa di Sakhalin. A vedere le foto si direbbe che chi lavora su questa piattaforma è decisamente più fortunato dei colleghi italiani: sulla Vega Alfa, se foto e video non ingannano, gli spazi sono molto più stretti e il comfort abbastanza inferiore.

Vivere e lavorare su una piattaforma petrolifera
Vivere e lavorare su una piattaforma petrolifera
Vivere e lavorare su una piattaforma petrolifera
Vivere e lavorare su una piattaforma petrolifera

In ogni caso, se volete visitare una piattaforma petrolifera ma non ve lo permettono, accontentatevi di queste foto.

Le piattaforme petrolifere più grandi del mondo

Le piattaforme petrolifere più grandi del mondo
Vi siete mai chiesti da dove, e soprattutto come, arriva l'enorme quantità di petrolio e gas naturale che consumiamo quotidianamente nel mondo? Da molti luoghi, ma in un solo modo: con una grossa trivella. Che nel caso del petrolio off shore diventa una piattaforma petrolifera in mezzo al mare.

Alcune di queste piattaforme sono realmente enormi, come la "Troll A" che è alta ben 472 metri (369 dei quali sotto il livello del mare) e pesa la bellezza di 650.000 tonnellate. Una piattaforma, per capirci, più alta della Tour Eiffel e dell'Empire State Building.

Le piattaforme petrolifere più grandi del mondo
Le piattaforme petrolifere più grandi del mondo
Le piattaforme petrolifere più grandi del mondo
Ma non è la sola: tra grandi e piccole in giro per i sette mari ci sono centinaia di piattaforme petrolifere che si misurano in centinaia di metri e che estraggono, ogni anno, milioni e milioni di barili di petrolio. Da qualche mese, come sappiamo ormai benissimo, ce n'è una in meno e questo ha ribadito quanto sia pericolosa l'attività di estrazione del greggio in mare.

Petrolio Off Shore: niente moratoria dalla Ue

Petrolio Off Shore: niente moratoria dalla UeNiente moratoria europea per le estrazioni in mare di petrolio e gas: lo ha annunciato ieri il Commissario europeo all'Energia Günther Oettinger nel corso di una conferenza stampa.

L'effetto marea nera sulla prudenza europea, quindi, inizia già a sgonfiarsi e l'Unione si limiterà a proporre leggi più rigide in tema di petrolio off shore. E neanche subito, come spiega lo stesso Oettinger:

Speriamo di essere pronti a presentare le nostre proposte entro la primavera dell'anno prossimo

Le parole del Commissario europeo sono una doccia fredda per gli ambientalisti che, in seguito alla recente presa di posizione della Commissione Ambiente del Parlamento Europeo, speravano nella moratoria.

La Commissione parlamentare, infatti, aveva chiesto lo stop alle trivellazioni in attesa che si definissero norme più efficaci per la tutela dell'ambiente e della sicurezza delle piattaforme e degli altri impianti di estrazione di petrolio e gas naturale.

Ultima speranza in questo senso, a dire il vero assai flebile, deriva dal fatto che l'Ue lascerà liberi gli stati membri di mettere in atto, ognuno per sé e solo se lo vuole, uno stop alle trivellazioni in mare. Altrettanto utopistica sembra la possibilità che la Commissione Europea possa chiedere alle multinazionali dell'energia con sede legale in Europa di applicare i nuovi standard ambientali per le perforazioni in altre parti del mondo.

Via | Affari Italiani
Foto | Ue
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Petrolio off shore: la Commissione Ambiente dell'Europarlamento chiede una moratoria

Petrolio off shore: la Commissione Ambiente dell'Europarlamento chiede una moratoriaLa Commissione Ambiente del Parlamento Europeo, con una votazione svoltasi ieri, ha approvato una risoluzione contro le perforazioni di petrolio off shore. La risoluzione, approvata con 46 voti favorevoli, 8 contrari e 3 astenuti, passerà all'assemblea la settimana prossima e, se venisse approvata anche dalla plenaria (come di solito accade, visto il voto della commissione) dovrà essere discussa dal Consiglio a metà ottobre.

Il documento votato ieri, in poche parole, chiede una moratoria in tutti i 27 stati membri alle trivellazioni off shore di petrolio e gas naturale in base al principio della "safety first": in attesa che si facciano leggi in grado di garantire effettivamente la sicurezza di queste attività estrattive sarebbe meglio congelarle.

Si tratterebbe, quindi, di prendere atto della pesantissima lezione della Deepwater Horizon e fare in modo che gli standard di sicurezza migliori vengano effettivamente rispettati ovunque si cerca petrolio sul fondo del mare.
La risoluzione, inoltre, chiede una cosa molto appropriata e intelligente: se ci fosse un disastro petrolifero nei mari europei, quale sarebbe la reale capacità di risposta? E poi: quale assicurazione ci sarebbe sul fatto che chi inquina paga ed è legalmente responsabile del disastro?

Domande, a dire il vero, tutt'altro che inutili.

Via | Parlamento Europeo
Foto | Flickr
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